Nel panorama del riassetto amministrativo abruzzese spunta una nuova ipotesi di fusione comunale tra Giulianova e Mosciano
Dopo le prospettive di accorpamento tra Atri e Pineto e mentre Silvi guarda con crescente interesse all’area urbana di Pescara, si apre ora una nuova proposta che coinvolge la fascia costiera e collinare. A lanciarla è l’associazione Evoluzione Sostenibile, con l’ex sindaco Francesco Mastromauro e Archimede Forcellese. ES propone di avviare un confronto pubblico sulla possibile fusione tra Giulianova e Mosciano Sant’Angelo. L’unione potrebbe incidere in modo significativo sugli equilibri del territorio teramano.
Secondo i promotori, i due Comuni sono i candidati naturali verso un percorso di unificazione per ragioni geografiche, economiche e funzionali. La continuità territoriale è considerata uno degli elementi più evidenti. I confini amministrativi risultano sempre meno percepibili nella vita quotidiana, mentre infrastrutture, mobilità, flussi lavorativi e relazioni sociali delineano già oggi un sistema urbano di fatto integrato. Formalizzare questa integrazione significherebbe, nelle intenzioni dei promotori, consolidare una realtà già esistente e renderla più efficace dal punto di vista amministrativo e strategico.
L’unione darebbe vita a un comune di circa 33 mila abitanti, destinato a diventare la seconda realtà più popolosa della Provincia di Teramo, con un peso istituzionale più rilevante nei rapporti con gli enti sovracomunali. Ma l’aspetto demografico non è l’unico elemento ritenuto strategico. Il territorio unificato si configurerebbe come un vero baricentro logistico provinciale, grazie alla presenza di infrastrutture chiave che collegano costa ed entroterra: porto, snodi ferroviari lungo la direttrice adriatica e verso l’interno, accesso autostradale e principali assi viari di collegamento. Una dotazione che, secondo l’associazione, favorirebbe l’intermodalità e renderebbe l’area più attrattiva per investimenti e attività produttive.
A rafforzare la proposta contribuisce anche la complementarità delle vocazioni economiche. La tradizione turistica balneare della costa potrebbe estendersi e integrarsi con l’offerta delle aree collinari, creando un sistema turistico più articolato e competitivo. Allo stesso tempo, il tessuto manifatturiero dell’entroterra rappresenta un motore produttivo dinamico, mentre il comparto agricolo continua a costituire un elemento identitario e una risorsa economica significativa. Mettere in rete queste componenti, secondo i promotori, permetterebbe di costruire un sistema economico equilibrato e distintivo nel contesto provinciale.
La fusione avrebbe anche ricadute organizzative. Riduzione delle duplicazioni amministrative, gestione più efficiente delle risorse e migliore pianificazione territoriale sono tra gli obiettivi indicati, con la possibilità di reinvestire le economie generate in opere pubbliche, manutenzioni e progetti di sviluppo. Particolare rilievo viene attribuito anche al sistema sanitario: una maggiore massa demografica e istituzionale potrebbe rafforzare la capacità di programmazione e valorizzare ulteriormente le strutture già di riferimento per l’area.
Per ora la proposta rappresenta soprattutto un invito al confronto pubblico. Tuttavia il tema delle fusioni comunali continua a guadagnare spazio nel dibattito locale e regionale, segno di una riflessione sempre più ampia sul futuro assetto amministrativo del territorio e sulle strategie per rafforzarne competitività, servizi e prospettive di crescita.
