Impianti Prati di Tivo, la riconsegna non chiude la pratica

Gli impianti di risalita dei Prati di Tivo, sul versante teramano del Gran Sasso, sono tornati formalmente sotto il controllo della GST. Tensioni con l’ex gestore

Quello della riconsegna era un passaggio atteso che tuttavia si è concretizzato in un clima teso, segnato da difficoltà operative e da un confronto ancora aperto con l’ex gestore. Nel corso delle operazioni di riconsegna, Marco Finori ha infatti negato l’accesso ai locali in cui dovrebbero trovarsi atti e registri relativi agli impianti e alle attività di manutenzione svolte negli anni di concessione.

Il rifiuto è stato ricondotto alla mancata esecuzione della verifica in contraddittorio sul funzionamento delle strutture, procedura che Finori considera necessaria a garanzia delle condizioni degli impianti al momento della restituzione. L’impossibilità di ottenere le chiavi ha imposto un intervento diretto sul posto: gli operai della Gst sono stati chiamati ad aprire i locali per consentire l’ingresso e la presa in carico degli spazi. Alle operazioni ha assistito anche l’ufficiale giudiziario, che ha rinviato alla giornata successiva la stesura del verbale ufficiale dell’accaduto.

Le stesse modalità operative verranno replicate nella giornata di mercoledì prossimo a Prato Selva, nel territorio comunale di Fano Adriano, dove è prevista una nuova fase di accesso agli impianti e ai locali annessi. Un passaggio che,  per quanto inatteso nei tempi e nei modi, non modifica l’esito finale della procedura: la disponibilità degli impianti è tornata alla GST, aprendo una fase del tutto nuova nella gestione delle infrastrutture sciistiche presenti ai prati di Tivo.

Già dalle prossime ore l’attenzione si sposterà sulle verifiche tecniche e amministrative. Ai Prati di Tivo sono in stati programmati i primi sopralluoghi con un obiettivo prioritario: accertare la presenza, l’integrità e la completezza dell’intera documentazione degli impianti, dalle certificazioni originarie fino ai registri più recenti. Si tratta di atti indispensabili per ricostruire la storia manutentiva delle strutture e per avviare correttamente le procedure necessarie alla loro riattivazione. Proprio su questo punto si concentra la principale incognita.

In assenza delle certificazioni, la Provincia sarebbe costretta a ripartire dall’inizio con l’iter autorizzativo, determinando un inevitabile allungamento dei tempi stimato in almeno due mesi con conseguente riapertura oltre le scadenze inizialmente previste. Un’eventualità che mantiene alta la tensione istituzionale. Non è escluso, inoltre, che la vicenda possa assumere un nuovo profilo giudiziario. Il presidente della Provincia Camillo D’Angelo ha infatti indicato come possibile il coinvolgimento della Procura qualora emergessero lacune o irregolarità nella documentazione, ritenuta essenziale per garantire sicurezza, trasparenza e tracciabilità delle manutenzioni effettuate nel tempo.

Sul piano legale resta aperto anche il fronte avviato da Finori, che ha già notificato una messa in mora alla GST da 300 mila euro. In assenza di riscontri, l’ex gestore potrebbe presentare entro cinque giorni un’istanza di fallimento, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza a una fase già delicata per il futuro degli impianti del Gran Sasso teramano.

Marina Moretti: