Il comparto delle costruzioni continua a trainare l’economia aquilana, ma la crisi di Hormuz e il rincaro delle materie prime “rischiano di rallentare cantieri e investimenti”. L’allarme arriva da Ance L’Aquila
Secondo i dati del sistema delle Casse edili, nel 2025 le ore lavorate nella provincia dell’Aquila crescono dell’11,34%
rispetto al 2024, dopo il +7,71% dell’anno precedente. In aumento anche la massa salari, +15,29% dopo il +9,08 del 2024. Crescono i lavoratori iscritti in Cassa edile, +12,10%, e le imprese, +6,92%.
“Un patrimonio produttivo proprio dell’edilizia molto al di sopra della media nazionale e regionale, oggi messo seriamente a rischio da quanto sta accadendo nello scontro in Medio Oriente – afferma il presidente di Ance L’Aquila Pierluigi Frezza – Il rilevante aumento dei prezzi delle materie prime e dei materiali da costruzione generato dal blocco nello stretto mediorientale riguarda da vicino anche il nostro territorio”.
L’associazione segnala rincari che compromettono la sostenibilità economica dei lavori, anche pubblici e legati al
Pnrr. Nei giorni scorsi è stata inviata una comunicazione alle stazioni appaltanti per evidenziare le difficoltà operative ed economiche e il rischio di rallentamenti o sospensioni dei cantieri. “I rincari raggiungono anche il 40% nei derivati del petrolio e nei materiali legati all’energia come rame, alluminio, conglomerati bituminosi e cementizi – sottolinea Frezza – Per il territorio aquilano il rischio è ancora più grave: un rallentamento dei cantieri colpirebbe direttamente la ricostruzione post sismica e gli investimenti in corso”.
Ance L’Aquila chiede l’apertura di un confronto operativo con le stazioni appaltanti e l’adozione di misure come aggiornamento dei prezzi, revisione dei contratti e strumenti straordinari per garantire la continuità degli interventi.