Oggi Scelli sorvolerà l’Abruzzo piegato dal maltempo. Il Governo cerca soluzioni al dramma di Petacciato

Il capo della protezione civile regionale abruzzese, Maurizio Scelli, sorvolerà oggi le zone più colpite dal maltempo dei giorni scorsi a bordo di un elicottero messo a disposizione dal Comando regionale della Guardia di Finanza. Scelli farà un sopralluogo a Castiglion Messer Marino, in provincia di Chieti, paese isolato. Sul fronte “frana di Petacciato” l’Italia resta divisa a metà. Dalla Puglia all’Abruzzo, e più su, disagi a strade e ferrovie e la situazione non è destinata a migliorare a breve

L’atterraggio, con decollo e rientro a Pescara, è previsto intorno alle 10.30. “Scelli sorvolerà le zone più colpite per capire come porre rimedio alle criticità più gravi, in particolare la viabilità e la carenza idrica che riguarda migliaia di cittadini e molte aziende della provincia di Chieti” si appende da fonti della protezione civile. Oltre a Castiglione, sono isolati i paesi di Colledimezzo, Fraine e Schiavi di Abruzzo. Guasti idrici si segnalano a Roccaspinalveti e in
alcune zone di Vasto e di San Salvo. A Fossacesia c’è una frana attiva con uno sgombero ordinato. Ad Atessa si segnala un ponte pericolante. Al termine Scelli riferirà al presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, che sta predisponendo gli atti per il riconoscimento dello stato di emergenza.
Attenzione massima, poi, alla frana di Silvi, in provincia di Teramo, dove ci sono nove famiglie sgomberate e l’emergenza scuola: a questo proposito si sta cercando una soluzione con moduli abitativi provvisori.

Sul fronte del dramma di Petacciato che ieri ha spezzato in due l’Italia quando il pericoloso fronte franoso ha imposto la chiusura della A14 e della linea ferroviaria adriatica da Foggia a Pescara, oggi vertice a Roma presso il Ministero delle Infastrutture: si cercano soluzioni a mezzi e persone. 

Alle 00:00 circa, sulla A14 Bologna-Taranto, nel tratto compreso tra Val di Sangro e Vasto sud in direzione Bari, in accordo con le autorità competenti, è stato disposto in via precauzionale il divieto di transito per i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate. Il provvedimento va ad aggiungersi alle chiusure, per tutti i veicoli, dei tratti compresi tra Vasto sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto sud in direzione Pescara. Le chiusure sono state disposte nella tarda mattinata di ieri, per consentire le necessarie verifiche tecniche in conseguenza dell’attivazione del sistema di monitoraggio, appositamente installato in corrispondenza del fronte franoso di Petacciato. Sul luogo dell’evento, i tecnici di Autostrade per l’Italia, attraverso l’ausilio del suddetto sistema di monitoraggio, continuano le attività di sorveglianza del fronte franoso, il quale non si è ancora assestato. Pertanto, non è ancora possibile prevedere delle
tempistiche per la riapertura del tratto. Attualmente, nel tratto interessato non si registrano accodamenti in entrambe le direzioni. Nella nota, Aspi ricorda che la Ss16 Adriatica nel tratto interessato non risulta percorribile e, pertanto, consiglia: per i soli veicoli leggeri in direzione Bari, dopo l’uscita obbligatoria a Vasto sud, percorrere la Ss650 Trignina, seguire le indicazioni per Isernia/Campobasso e successivamente per Termoli, con rientro in A14 a Termoli.
Per i soli veicoli leggeri in direzione Pescara, dopo l’uscita obbligatoria a Poggio Imperiale, seguire la SS16 Adriatica in direzione Termoli, quindi la SS650 Trignina in direzione Vasto, con rientro in A14 a Vasto sud. Per le lunghe percorrenze e per i mezzi pesanti diretti verso Bari, si consiglia di percorrere la A1 Milano-Napoli in direzione Napoli, immettersi sulla A16 Napoli-Canosa in direzione Canosa e proseguire verso Bari. Per le lunghe percorrenze
e per i mezzi pesanti da Bari, si consiglia di percorrere la A16 Napoli-Canosa in direzione Napoli, immettersi sulla A1 Milano-Napoli in direzione Roma e proseguire lungo la A1.

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha tenuto ieri alle 16 a Roma il Comitato Operativo della Protezione Civile per fare il punto sulle misure da adottare. Le criticità stanno comportando importanti ripercussioni sull’abitato, sul traffico ferroviario e sulla viabilità della dorsale adriatica. Nella sede del Dipartimento sarà aperta la sala stampa.

“La situazione è molto complessa e porterà via qualche settimana se non addirittura qualche mese”. Lo ha detto Fabio Ciciliano, capo dipartimento della Protezione Civile, dopo la riunione del Comitato operativo convocata a seguito del riattivarsi della frana nei pressi di Petacciato, in Molise. “Se ci aspettiamo un ripristino in 5-7 giorni” dell’autostrada A14 e della linea ferroviaria “siamo fuori strada. Parliamo di un fronte di frana lungo 4 chilometri e la linea ferroviaria ci passa dentro. È ovvio quindi che finché non si ferma non sarà possibile fare nessun tipo di ripristino infrastrutturale. I tempi saranno molto lunghi”.

“La nostra priorità è garantire una viabilità alternativa per i mezzi pesanti e una soluzione su cui stiamo ragionando riguarda l’utilizzo del mezzo navale”. Così il capo dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, a margine della riunione del Comitato operativo sulla frana che si è riattivata a Petacciato, in Molise. Nella zona della frana “non c’è nessuna viabilità alternativa – ha aggiunto Ciciliano – quindi bisogna entrare molto nell’entroterra, con una viabilità che non è capace di sopportare il carico del traffico pesante. Inoltre i tempi si allungherebbero e in un periodo come questo, in cui il prezzo del carburante è aumentato, l’impatto sui costi dei trasporti sarebbe sostanziale”. Da qui l’ipotesi di trasportare i camion con le merci sulle navi. Ma prima, ha spiegato Ciciliano, “va fatta una valutazione sulla capacità di ricezione dei porti che sono a vocazione turistica e quindi hanno un basso pescaggio,
non tutti i traghetti possono arrivare e attraccare. Se invece dovremo utilizzare i porti che hanno maggiore capacità, le distanze si allungherebbero e quindi anche i tempi di percorrenza”.

Durante la riunione del Comitato Operativo, presieduto dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, Prefetto Fabio Ciciliano, inoltre “è stata disposta l’immediata attivazione del volontariato di protezione civile per fornire assistenza ai viaggiatori in autostrada e predisposto un percorso di viabilità alternativa. Ferrovie dello Stato, invece, ha provveduto a deviare i treni passeggeri che avrebbero dovuto percorrere il tratto interessato dall’evento”, spiega una nota. “Nonostante non siano state evidenziate, al momento, criticità relative al Servizio Sanitario Nazionale, il Capo Dipartimento ha richiesto, al fine di prevenire eventuali criticità sanitarie, la riorganizzazione delle reti
assistenziali dedicate ai pazienti affetti da patologie tempo-dipendenti e l’individuazione di soluzioni alternative per
l’approvvigionamento dei radio farmaci per i servizi ospedalieri di medicina nucleare”, conclude la nota.

Ciciliano ha poi illustrato le prossime tappe della gestione dell’emergenza: “Ci sarà un sopralluogo del professor Casagli, ordinario di geologia applicata all’Università di Firenze, per avere una prima valutazione di quella che è la consistenza del movimento franoso. Su questa frana – ha ricordato Ciciliano – era già in fieri la realizzazione di opere idrauliche per intercettare i flussi di acqua e evitare la riattivazione della frana, che però si è risvegliata prima che si potessero fare queste opere idrauliche. Continueremo su questo percorso, non ci sono alternative. Per poter tenere a freno la fragilità idrogeologica del nostro paese bisogna agire in condizioni ordinarie. Ora stiamo gestendo l’emergenza, ma l’attività di gestione del territorio si può fare solo in condizioni ordinarie”, ha concluso Ciciliano.

E se la A14 resta chiusa, un vero incubo lo hanno vissuto ieri e così sarà anche oggi i viaggiatori dei treni: a Vasto, Termoli, Foggia e Pescara in migliaia hanno atteso dal mattino a notte fonda un modo per muoversi dai propri scali ferroviaria.

“La circolazione ferroviaria sulla linea Adriatica, lungo la tratta Pescara – Foggia, resta sospesa tra le stazioni di Vasto San Salvo e Termoli per un movimento franoso in località Petacciato (CB)”: così un comunicato ufficiale alle ore 20. “Al momento non è possibile prevedere i tempi di ripristino della linea. Sul posto sono presenti i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana che monitorano l’evoluzione del movimento franoso. I treni a lunga percorrenza provenienti da Nord sono limitati e originari ad Ancona e Pescara. Il trasporto Regionale garantisce il collegamento fino a Vasto San Salvo. Alcuni collegamenti, da e per la Puglia, percorreranno la linea via Foggia – Caserta – Roma – Bologna con allungamento dei tempi di viaggio. Tenuto conto delle importanti ripercussioni sul servizio, si invitano tutti i viaggiatori a consultare i canali di infomobilità di RFI e Trenitalia.

 

La frana di Petacciato, all’origine della chiusura dell’A14 e dell’interruzione della linea ferroviaria Bari-Pescara fra Termoli e Montenero di Bisaccia, si riattiva periodicamente da almeno 110 anni. L’ultimo importante movimento è stato il 18 marzo 2015, quando fu necessario abbattere una decina di case. L’allora vicesindaco, Alberto Di Vito, ricordò che è una delle frane più grandi d’Europa, con un “cucchiaio di scivolamento di alcuni chilometri, parte dal paese e arriva dentro il mare comprendendo anche la spiaggia”. Un “fenomeno naturale difficilmente contrastabile che si risveglia in caso di piogge molto abbondanti”. Si ha notizia di movimenti almeno dal 1916. Altre riattivazioni sono documentate negli anni 1932, 1938, 1953, 1954, 1955, 1956, 1960, 1966, 1979, 1991, 1996 e 2009. Il 23 gennaio 1916 il movimento franoso produsse un considerevole spostamento del binario ferroviario, come avvenuto il 28 gennaio 1991, che interessò il versante destro del torrente Cacchione, provocando danni all’abitato di Petacciato e l’interruzione temporanea di autostrada, ferrovia e statale. “Su questa frana non si può fare nulla. Bisogna conviverci” dichiararono undici anni fa i geologi della Regione Molise dopo aver effettuato un monitoraggio del fronte franoso.

Barbara Orsini: