Frana Silvi: arrivato il superesperto e con l’allerta rossa la preoccupazione aumenta

A Silvi Paese la frana è sotto stretta osservazione, anche per le difficili condizioni meteo. È arrivato il superesperto Nicola Casagli: dalle prime valutazioni emerge che la frana rappresenta un evento di dissesto idrogeologico di rilevante entità, inserito in un contesto territoriale caratterizzato da fragilità geomorfologica già nota ma non adeguatamente affrontata con interventi di prevenzione proporzionati

In attesa dell’evoluzione legata anche alle condizioni meteo, più che a contare i danni si prova a capire le cause di un movimento franoso così importante. Criticità elevata – allerta rossa per rischio idrogeologico domani, mercoledì primo aprile, nella provincia di Teramo, bacino Tordino Vomano, area in cui si trova Silvi, territorio interessato da una frana che ha già provocato il crollo di alcune abitazioni. È quanto prevede il bollettino diramato dal Centro funzionale d’Abruzzo della protezione civile. Allerta rossa per rischio idraulico diffuso in una parte dell’Aquilano, cioè bacino basso dell’Aterno, e in una parte del Chietino, bacino basso del Sangro. Codice arancione, infine, nelle aree restanti della regione. Apprensione in queste ore a Silvi, mentre prosegue il monitoraggio della frana da parte degli esperti. Otto gli edifici coinvolti, di cui tre crollati, tre lesionati e due sgomberati per precauzione. Sono in tutto 32 le famiglie che hanno dovuto lasciare le case.

In questo senso potrà essere utile il parere di Nicola Casagli, tra i massimi esperti italiani di dissesto idrogeologico, a capo del Gruppo di ricerca e centro di competenza della Protezione civile. Il gruppo si è occupato di recente anche della frana di Niscemi, in Sicilia.

 

L’obiettivo della visita di Casagli è andare oltre la gestione dell’emergenza e provare a capire, con precisione scientifica, cosa stia succedendo davvero sotto quel versante che ha già ceduto. Analizzare le cause, leggere i segnali del terreno, prevedere gli sviluppi.

I tecnici della Protezione Civile hanno installato sensori per monitorare ogni minimo movimento, mentre sono in corso verifiche sulle possibili infiltrazioni d’acqua nel sottosuolo. L’ipotesi è che proprio l’acqua, tra perdite e falde attive, possa aver avuto un ruolo determinante nell’innescare lo smottamento.

 

I numeri raccontano la portata dell’emergenza: una crepa lunga 250 metri, 18 abitazioni coinvolte, 32 persone costrette a lasciare le proprie case. Tre edifici non esistono più, altri sono gravemente compromessi. La quotidianità è sospesa. Il polo scolastico resta chiuso, alcune famiglie sono state evacuate per precauzione e la viabilità continua a essere un nodo critico.


Ma accanto all’emergenza tecnica cresce anche quella sociale. Il sindaco, Andrea Scordella, ha difeso le scelte dell’amministrazione, parlando di decisioni prese per garantire la sicurezza.

 

 

L’obiettivo è stato quello di analizzare l’evoluzione del fenomeno e definire le prossime azioni da intraprendere. Al sopralluogo hanno preso parte numerosi rappresentanti istituzionali, tecnici ed esperti del settore. Dalle prime valutazioni emerge che la frana rappresenta un evento di dissesto idrogeologico di rilevante entità, inserito in un contesto territoriale caratterizzato da fragilità geomorfologica già nota ma non adeguatamente affrontata con interventi di prevenzione proporzionati. L’assenza di vittime è stata sottolineata come un risultato importante, frutto dell’efficacia del sistema di monitoraggio e delle evacuazioni preventive attivate dall’amministrazione comunale e dalla Protezione Civile regionale sin dalle prime avvisaglie del fenomeno, risalenti allo scorso gennaio. Pesante però il bilancio dei danni: tre edifici distrutti, diciotto abitazioni coinvolte, trentadue persone costrette a lasciare le proprie case e l’interruzione di una viabilità considerata strategica per il territorio. Una situazione che, secondo i tecnici, impone ora un cambio di approccio: dalla gestione emergenziale a una pianificazione strutturale della riduzione del rischio idrogeologico. Il fenomeno, inoltre, non può essere considerato concluso. Non si escludono infatti nuove accelerazioni del movimento franoso in relazione alle precipitazioni previste nelle prossime ore e nei giorni a venire.

Tra le priorità individuate nell’immediato figurano il completamento del sistema di monitoraggio strumentale, la definizione precisa della geometria del corpo di frana attraverso indagini geologiche in corso e la riduzione dell’apporto idrico sul versante, anche intervenendo sulle reti acquedottistiche e fognarie. Solo una diagnosi dettagliata – sottolineano gli esperti – potrà consentire la progettazione di interventi di consolidamento realmente efficaci, evitando soluzioni non adeguate che rischierebbero di non risolvere il problema.

Il capo della Protezione Civile abruzzese, Scelli: «Dobbiamo fare squadra, nessuna polemica, inutile ragionare coi “si poteva”, in questi due mesi si è lavorato con attenzione e umanità: nessuno si è fatto male, nessuno ha corso rischi, il Sindaco non è stato lasciato solo, così come nessuna delle persone coinvolte»

 

 

 

 

 

Marina Moretti: