La giuria tecnica del Flaiano Poesia, presieduta dal Presidente Loretto Rafanelli, e composta da Luigi Colagreco, Gianfranco Lauretano, Renato Minore e Silvia Ronchey, ha espresso la terna finalista sezione over composta da: Alberto Bertoni, “Semplici abbandoni”, Giulio Einaudi Editore; Matteo Bianchi, “Christopher”, Interlinea Edizioni; Alfredo Panetta, ‘”Ndrangheta” Passigli Editori
Per la Sezione Poesia under 30, la convergenza delle preferenze aveva già decretato il vincitore: Edoardo Lopriore, Alteroego, Interno Poesia.
«Il Premio Flaiano Poesia, anche in questa quarta edizione, ha registrato una buona partecipazione, 70 libri, un segnale che il lavoro svolto in questi anni è stato riconosciuto in tutta la sua serietà e obiettività, frutto dell’impegno dell’Associazione culturale Ennio Flaiano Flaiano e delle giurie che si sono succedute nel tempo, commenta il Presidente di Giuria Loretto Rafanelli.
Il vincitore della IV edizione del Premio Flaiano di Poesia è Alfredo Panetta con l’opera “Ndrangheta”.
“Ndrangheta | «Il coraggioso volume ‘Ndrangheta di Alfredo Panetta è scritto con una voce potente, alta e cupa insieme, che sottolinea anche stilisticamente il gesto netto di denuncia della mafia soprattutto attraverso la memoria delle sue vittime. Capace di trasformare il canto in atto etico pur rimanendo radicalmente poetico, l’autore rende la sua parola materia incandescente che scava e incide profondamente. Poesia che costruisce un paesaggio in cui natura e storia convivono in tensione continua nel dialetto della locride in cui è scritta – aspro, visionario, corporeo – essa restituisce il peso di una realtà segnata da violenza, omertà e memoria lacerata. Colpisce la coerenza dell’impianto simbolico: sangue, terra, animali e corpi martoriati diventano figure di un Sud insieme concreto e mitico, dove il male è sistema ma anche destino da sfidare. Dentro l’oscurità della storia resiste così un impulso al canto che è resistenza, e ostinata dignità. Le dediche e i riferimenti civili ampliano la portata dell’opera, radicandosi in una responsabilità collettiva. Una poesia che non consola ma chiama, che non arretra e non cede, capace di incidere nella coscienza del lettore con forza autentica».
Edoardo Lopriore, vincitore del Premio Flaiano di Poesia sezione under30 con Alteroego | «“Vivo solo sincopato / interseco i passi abusando / l’a-capo”.
<< È una buona definizione dell’autore di Alteroego, Edoardo Lopriore, giovane scienziato dall’eccellente curriculum di ingegnere elettronico, cervello in fuga accolto nell’austera comunità accademica svizzera, e in quanto tale poliglotta, come peraltro le sue poesie, che all’italiano alternano un francese e un inglese sempre laconico e spezzato nel ritmo. “Una riflessione sull’alterità”, è definita questa sua raccolta, “come specchio e distorsione di sé”. Si potrebbe aggiungere: sull’alterazione di sé nella dislocazione, sullo spaesamento di un io, o di un ego, che si vuole cosmopolita. Anche troppo: da Pisa a Losanna, da Londra a Marina di Pietrasanta, da New York a Chania ad Amsterdam, il sussurro della musa, o “la lieve scossa dell’encefalo”, sembra lo abbia colto in luoghi puntualmente “altri”, in cui si “afferma / senza carte celesti”. Vincitore dell’edizione 2025 del Premio “Ritratti di poesia. Si stampi”, questo autoritratto di scienziato non nerd, ma precocemente letterato (non casuale il rimando a Rimbaud), vorrebbe “farla finita / con questa farsa del linguaggio”, vorrebbe “solo gorgoglii / e sentimenti primordiali / a far coda al mio corpo: / le comete lasciano / fulgidi detriti, / non parole”. E forse è questo il lamento dell’alteroego o superego letterario di Lopriore: l’irriducibilità della materia al linguaggio. Cosicché il suo esercizio poetico, ed etico, non può non essere inteso come controcanto ai suoi scritti sulla fisica della materia condensata e sulla nanoelettronica».