Famiglia nel bosco: Salvini pronto ad andare a Vasto

Il vice premier Matteo Salvini, in un programma RAI, si è detto pronto ad andare a Vasto nella struttura che ospita “i bimbi del bosco”

Salvini si è detto pronto ad andare sul posto con l’obiettivo di riportare a casa i figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham

«Se servirà, – ha detto Salvini – nei prossimi giorni andrò fisicamente, personalmente sul posto, ho tanti difetti ma quando credo in una causa vado fino in fondo».

Il vice premier, ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ha aggiunto che “un disegno di legge per diventare legge ha bisogno di alcuni mesi” per cui “mi rifiuto di pensare che per il ritorno a casa di questi bambini si parli di mesi, io vorrei parlare di giorni, neanche di settimane”.

In questo ambito si inserisce la proposta di legge di Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza. La proposta riguarda appunto l’allontanamento dei minori dal nucleo familiare.

Ridurre la possibilità di errori, evitare che le conclusioni del giudice si fondino esclusivamente
sulla relazione dei servizi sociali, creare un ponte tra la famiglia e i soggetti istituzionalmente preposti alla tutela. Sono queste le principali finalità della proposta di legge di Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza. La proposta prevede, tra l’altro, l’istituzione di un “collegio tecnico multidisciplinare”, coordinato da una
figura nuova, l’esperto delle relazioni familiari fragili, che affianchi fin dall’inizio il magistrato chiamato a prendere la decisione.

Il testo è stato illustrato oggi, nella sala conferenze di Montecitorio, presente lo psichiatra Tonino Cantelmi, anche consulente di parte della famiglia nel bosco.

«La proposta – spiega la deputata di Noi Moderati – ha preso spunto dai suggerimenti emersi durante il ciclo di audizioni informali con esperti e operatori, per affrontare le criticità evidenziate anche dai casi di cronaca come quello della famiglia nel bosco e altri simili. L’allontanamento dei figli dai genitori dev’essere un provvedimento da assumere soltanto come extrema ratio, quando
vita e benessere dei minori non possono essere altrimenti tutelati, e da eseguire con la massima delicatezza possibile. Ma a tale principio è necessario dare effettività.

Per rafforzare l’istruttoria del giudice in vista di un provvedimento di allontanamento, e per evitare che le sue conclusioni si fondino esclusivamente sulla relazione dei servizi sociali, la mia pdl, modificando gli art. 473 bis e seguenti del Codice di procedura civile, prevede che siano obbligatoriamente acquisite anche le valutazioni di un collegio tecnico multidisciplinare composto da un neuropsichiatra infantile, da uno psicologo dell’età evolutiva e da un pedagogista o da un educatore professionale socio-pedagogico con esperienza almeno quinquennale».

Il collegio sarebbe coordinato da una nuova figura professionale, l’esperto delle relazioni familiari fragili, formato ad hoc. Come la parte in causa, avrà facoltà di presentare istanza per la modifica e la revoca della decisione dell’allontanamento o delle modalità di attuazione dello stesso o per la revisione del progetto educativo e sarà chiamato a presenziare anche nella fase dell’esecuzione. Su istanza della parte o dell’esperto, la decisione di allontanamento o le modalità di attuazione potranno essere rivalutate in qualunque momento, anche in extremis.

«Ribadisco – aggiunge Brambilla – che le criticità nella famiglia Trevallion, come esposte nei provvedimenti del Tribunale diffusi dagli organi di stampa o comunque circolanti, non erano tali da giustificare l’allontanamento dei figli dalla loro casa. Gli ultimi sviluppi sono ancor più dolorosi e sconcertanti. In particolare il decreto che separa la madre dai figli non solo è stato accolto da un coro pressoché unanime di riprovazione da parte degli specialisti, ma tradisce le carenze
e le contraddizioni dell’istruttoria.

Una mi pare eclatante – ha aggiunto Brambilla citando le relazioni -: il padre è descritto come padre modello che aiuta i minori, sorregge e corregge la madre, ha un ottimo rapporto, i bambini vivono “con entusiasmo gli incontri con lui che creano un’atmosfera serena e rilassata”. Allora perché non restituirgli i suoi bambini? E ancora: perché, quantomeno nella prima fase, avevano limitato le sue visite? Chiedo che si metta fine a questa catena di errori e che questa famiglia possa riunirsi al più presto nella propria casa».

Marina Moretti: