Segregati e con una madre disturbante o tranquilli e pronti a giocare con le educatrici: troppe verità sui tre bimbi della famiglia nel bosco
La versione fornita dalle due parti in causa è sempre più dicotomica, e non basta l’invito dello psichiatra Cantelmi, per altro consulente di parte, a rimettere al centro il benessere dei bimbi. Sul loro stato fisico e mentale pesa una doppia verità, pericolosamente contigua all’alterazione dei fatti da parte degli uni o degli altri.
Come stanno davvero i tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, ancora ospitati nella casa famiglia di Vasto? Secondo quanto affermato nel ricorso presentato dai legali della famiglia, Danila Solinas e Marco Femminella, non bene lontano dalla madre e praticamente segregati:
«I piccoli sono stati trasferiti lì con l’obiettivo di interagire con il mondo esterno, ma non lo hanno mai visto. La socialità dei tre bambini è oggi azzerata dalla segregazione che patiscono da quattro mesi in una comunità che non è stata in grado di far fare loro una passeggiata o una corsa in un prato».
E questo mentre la madre viene “dipinta come una strega” ed è vittima si una “gogna mediatica inaccettabile”.
Si articola in 37 pagine il ricorso depositato in Corte d’appello contro la decisione del 6 marzo, presa dal Tribunale dei minorenni, di allontanare Catherine Birmingham in quanto persona destabilizzante. Quelle sopra citate sono solo alcune delle frasi contenute nel ricorso presentato dagli avvocati Femminella e Solinas che accusano assistenti sociali e responsabili della casa e chiedono la revoca dell’allontanamento della madre.
«Con questo ricorso vogliamo restituire dignità a Catherine e ricollocare al centro dell’agire il benessere dei bambini».
Ed eccoci all’altra versione di quella che, invece, dovrebbe essere un’unica verità: secondo le assistenti sociali è stato proprio l’allontanamento della madre, ostativa e non collaborante, ad avere riportato serenità nella struttura. I tre bambini, due gemelli di 7 e una bimba di 9, appaiono “tranquillizzati” e pronti a “scherzare e fare il solletico con le educatrici”.
«Miracoli della casa famiglia, che evidentemente confida nella imbecillità di chi legge e giudica» hanno commentato sarcasticamente i legali della coppia.
Intanto ieri la Garante regionale per l’Infanzia, Alessandra De Febis, ha smentito che sia in programma di interrompere le videochiamate tra madre e figli, anche se sono considerate un elemento di tensione:
«Al contrario, – ha detto – si sta lavorando con responsabilità e attenzione affinché i bambini possano rivedere la propria madre nel più breve tempo possibile, nel rispetto delle procedure e con la massima tutela del loro benessere».
Durante le videochiamate “la madre – è scritto nella relazione della casa famiglia – ha ribadito più volte che loro sono nel giusto e che sono gli altri che si stanno sbagliando”.
«Tanto che dopo tali contatti – aveva aggiunto la responsabile della casa famiglia – i bambini riprendono degli atteggiamenti oppositivi e nervosi che richiedono almeno un’ora per ritrovare la calma e per potersi riaffidare con serenità».
Su un punto però le due versioni convergono: il ruolo positivo assunto dal papà dei tre bimbi, Nathan, “considerato da tutti – scrivono gli avvocati dei Trevallion – un uomo mite ed accogliente”. Per questo gli stessi legali hanno chiesto di valutare “l’idea di poter affidare temporaneamente e, fintanto che non si concluda l’iter giudiziario e la consulenza, a lui i minori consentendo il ricongiungimento familiare”.
Certo non sarebbe una soluzione facilmente praticabile: per essere onorata nella sua essenza dovrebbe prevedere la presenza fissa solo del papà, ovviamente in un’abitazione consona. Se la famiglia tornasse dov’era e con tutti e cinque i componenti originari si sarebbe solo perso tempo, “regalando” ai tre bambini un’inutile sofferenza.