Famiglia nel bosco, scontro tra servizi sociali e Garante infanzia. Intanto potrebbe saltare il trasferimento dei tre bimbi. Martedì gli ispettor di Nordio a L’Aquila
Sul caso della famiglia nel bosco si sta consumando un nuovo scontro istituzionale: da una parte la Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni, che ha incontrato i bambini giovedì scorso, dall’altra i servizi sociali della casa famiglia di Vasto, dove i tre figli di Nathan e Catherine sono ancora ospitati.
Intanto però, tra le polemiche, emerge una novità per la gestione dei minori che potrebbero non essere trasferiti: “Gli operatori della casa famiglia – si legge in una nota del legale che rappresenta i servizi sociali – hanno ripristinato buone relazioni con i minori facendo venire meno le ragioni del disposto trasferimento e, pertanto, il Tribunale potrà ora valutare tale nuovo assetto”.
Martedì 17 al Tribunale per i minorenni de L’Aquila dovrebbero arrivare gli ispettori ministeriali inviati dal ministro Carlo Nordio. Gli ispettori acquisiranno tutta la documentazione sulla vicenda e sui provvedimenti adottati dal Tribunale, non è eslcuso che si proceda anche con l’audizione dei magistrati e delle parti coinvolte.
Tornando allo scontro tra Garante dell’infanzia e assistenti sociali, l’avvocata Maria Pina Benedetti, in rappresentanza del gestore del servizio sociale dei Comuni dell’Alto Vastese, sottolinea che quelle della Garante sono “affermazioni non corrispondenti alla realtà” in merito “sia il funzionamento del servizio sociale che la formazione, competenza e condotta dell’assistente sociale assegnata alla trattazione del nucleo” familiare.
Secondo Benedetti, “le assistenti sociali dell’Ecad 14 operano tutte con competenza, acquisita con gli studi accademici, l’esame di stato abilitante alla professione, la formazione continua, la supervisione e l’esperienza”. Benedetti precisa che “la funzione ed il ruolo dell’assistente sociale non sono assimilabili a quello di un familiare o di un amico, ma non si pone certo come antagonista e che la differenza di lingua non è stata e non è di ostacolo. La differenza di cultura o di valori non è stata e non è di ostacolo per l’assistente sociale, che non ha mai espresso giudizi in merito”.
La Garante Terragni replica alle accuse dei servizi sociali senza mezzi termini, smentendo in modo “categorico” le affermazioni sul mancato incontro con l’assistente sociale.
“Con le balle – sottolinea – non si va da nessuna parte e l’interlocuzione diventa sempre più complicata. L’assistente sociale non si è resa disponibile a un colloquio con me. I servizi sociali non mi hanno nemmeno dato il contatto telefonico, che ho dovuto reperire per altre strade”. Terragni chiarisce inoltre di avere “detto e scritto che i bambini stanno fisicamente bene, ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente che non sorprende, visto i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti”.
Benedetti conclude sottolineando che “la risonanza mediatica data da un’autorità di garanzia a fatti non verificati ha esposto il professionista incaricato e l’intero servizio a una gogna pubblica e a potenziali rischi per la sicurezza personale, oltre a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
