“Da vent’anni tutta la comunità scientifica dice che i disegni non possono essere usati in modo scientifico in quanto le interpretazioni non sono costanti, non sono comuni e non sono condivise”. E’ il commento dell’avvocato Giorgio Vaccaro del foro di Roma a proposito dei disegni dei bambini della ‘famiglia nel bosco’ citati nella relazione depositata dalla Ctu del Tribunale per i minorenni dell’Aquila
Interpellato dall’ANSA, Vaccaro, professore di Diritto e Procedura civile del Corso di psicologia clinico-giuridica dello Iusve Campus di Verona ed esperto per Il Sole 24 Ore in Diritto di famiglia, ricorda che la vicenda giudiziaria che coinvolge la famiglia “nasce sotto l’egida della Riforma Cartabia, quindi anche la Ctu deve svolgersi seguendo le indicazioni nuove disposte dalla Cartabia, cioè il dettame dell’articolo 473 bis 25. Nella consulenza psicologica le valutazioni su profili e personalità delle parti sono consentite nei limiti in cui hanno ad oggetto aspetti tali da incidere direttamente sulle capacità genitoriali. Le indagini sono consentite solo se fondate su metodologie e protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica. E i disegni non vi rientrano”.
A supporto il legale ricorda un proprio studio pubblicato sulla Rivista Guida al Diritto del Sole 24 ore nel 2009 su “Disegni minori – L’importanza di una corretta lettura”.
“Esistendo sin troppe regole empiriche per attribuire una determinata valenza scientifica a un disegno piuttosto che un’altra, la comunità scientifica si è data regole precise, in un settore tanto soggettivo come quello di attribuire un valore positivo piuttosto che uno negativo a quello che il minore si è immaginato della realtà espressa poi con un disegno”. Vaccaro ricorda, inoltre, che i neuropsichiatri infantili “hanno denunciato con forza l’inadeguatezza di alcuni strumenti, ancor oggi visti solo come sperimentali, quelli riferibili appunto alla valenza del disegno”. “C’è poi da sottolineare come, sempre per legge, ogni Ctu debba tenere nella propria relazione ‘distinti i fatti dalle valutazioni formulate’ e i disegni come tema non siano fondati su protocolli riconosciuti”.
Una condizione di isolamento sociale dei minori appartenenti alla cosiddetta famiglia nel bosco, con limitate possibilità di integrazione e relazione con l’esterno. È uno degli elementi principali che emerge dalla relazione depositata dalla Ctu del Tribunale per i minorenni dell’Aquila relativa alla perizia sulla capacità genitoriale della coppia angloaustraliana. Nel documento viene rilevato come i minori vivano in un contesto caratterizzato da forte chiusura rispetto all’ambiente esterno, con conseguente riduzione delle occasioni di socializzazione e di confronto con il mondo circostante. Tale condizione viene associata a un percorso di crescita limitato sul piano relazionale. Per quanto riguarda i genitori, la mamma Catherine viene descritta come una persona rigida, con tendenza allo schematismo e un marcato bisogno di controllo, oltre a una difficoltà a rivedere le proprie convinzioni anche quando queste risultano penalizzanti per i figli. Papà Nathan condivide l’impostazione familiare orientata all’isolamento, legata al rifiuto del confronto con persone considerate portatrici di idee ritenute pericolose. La relazione segnala inoltre condizioni abitative precarie, prive dei requisiti essenziali di salubrità, e la mancanza di un adeguato accesso all’assistenza sanitaria, in contrasto con il diritto alla salute costituzionalmente garantito.
Viene evidenziato anche come Nathan mostri un atteggiamento di dipendenza decisionale nei confronti della moglie nella gestione della cura dei figli, elemento che contribuirebbe a consolidare l’impostazione familiare descritta. Nelle conclusioni, la relazione considera le competenze genitoriali di entrambi non adeguate rispetto ai bisogni evolutivi dei minori, pur ritenendole suscettibili di miglioramento. Viene infine sottolineata la necessità di garantire pienamente i diritti dei bambini, con particolare riferimento a istruzione, salute e socializzazione.