Famiglia nel bosco, il consulente di parte Cantelmi “Sono indignato”

L’imminente allontanamento dalla struttura protetta di Vasto della madre dei tre bimbi della casa nel bosco e il trasferimento degli stessi in altro luogo lascia interdetti gli avvocati della famiglia e il consulente di parte

L’ordinanza di allontanamento della madre non è ancora stata eseguita, mentre oggi si sarebbero svolti regolarmente i test previsti sui tre minori. Se l’ordinanza di allontanamento di Catherine Birmingham verrà portata a compimento, la donna dovrebbe andare nella casa in cui è ospitato il marito, Nathan Trevallion, ma al momento non è ancora chiaro quando.

I tre bambini potrebbero essere trasferiti già nella giornata di domani. Secondo quanto si apprende, oggi a sottoporsi ai test sarebbero stati i genitori, Nathan e Catherine. La madre dei
bambini dovrà comunque lasciare la casa famiglia sulla base del provvedimento di oggi dei giudici minorili e potrebbe uscire dalla struttura entro brevissimo, forse già in serata.

Il commento di uno dei due legali che assistono la famiglia, Danila Solinas, raggiunta davanti alla casa famiglia di Vasto (nella foto):

«Io sono allibita. È stato un coup de theatre. Mi chiedo se il Tribunale dei minorenni fosse a conoscenza. È un’ordinanza irricevibile, macroscopicamente errata nei presupposti logici e giuridici che andrà assolutamente rivista e corretta. A distanza di neppure tre mesi questi bambini verranno sradicati per la seconda volta. I genitori sono sotto shock».

Gli avvocati della famiglia Marco Femminella e Danila Solinas presenteranno sicuramente un nuovo ricorso. Il consulente di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi, ha aggiunto:

«Quest’ordinanza come cittadino mi indigna e come professionista mi lascia incredulo. Certo un altro trauma di questo calibro sarà impressionante per la loro vita. I genitori sono scioccati. Noi chiediamo a gran voce la revoca di quest’ordinanza. Tutte le nostre proposte di collaborazione sono cadute nel vuoto. Purtroppo a giudicare dall’ordinanza vengono presi in esame solo alcuni pezzi della consulenza fatta dai neuropsichiatri infantili di Vasto e non il pezzo finale dove si dice che è urgente, per questi bambini, la ricongiunzione con i genitori. Io non so che dire, è evidente che da parte del servizio sociale c’è un’ostinazione a continuare a sostenere che la causa di tutti i problemi sia Catherine, questo lo trovo insopportabile. Spero che questa ordinanza venga sospesa il prima possibile. Il garante per l’Infanzia ha già espresso tutta la sua indignazione su questo, ma credo che l’indignazione sarà unanime».

Come riporta L’Ansa, in uno dei passaggi dell’ordinanza del Tribunale dei minori dell’Aquila vengono citati gli educatori della casa famiglia che, dal 20 novembre 2025, ospita la mamma e i tre figli:

«Catherine è spesso ostile e squalificante, deride i nostri tentativi di trovare un punto di
incontro e/o le nostre spiegazioni. Non si fida di nessuno e ciò influenza i bambini che a suo dire sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa. Gli sviluppi successivi – scrivono i giudici – hanno peraltro evidenziato che la persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori».

Nella relazione citata dal Tribunale si spiega che “la madre manifesta frequenti scatti d’ira”, è “oppositiva alle indicazioni del personale e utilizza modalità comunicative svalutanti nei confronti delle educatrici, spesso alla presenza dei figli e degli altri minori, i quali hanno verbalizzato disagio e tensione”. Gli educatori segnalano un episodio nel quale la donna si sarebbe rifiutata di rientrare
nel proprio appartamento, pretendendo di dormire nella stanza dei figli “mostrando un atteggiamento marcatamente oppositivo e non collaborativo che siamo stati costretti ad assecondare”.
Ancora, sottolinea la relazione, “la madre non rispetta più la nostra regola di svolgere gli incontri protetti con il padre e ultimamente con nonna e zia materna, all’interno della struttura, nello spazio neutro o in alternativa all’esterno, ma su una ampia terrazza posteriore all’ingresso, lontana dalle telecamere e dai giornalisti. Il problema è costituito dalla presenza costante di giornalisti all’esterno della struttura, con telecamere e obiettivi puntati all’interno del cortile,
situazione che genera un ulteriore fattore di stress per tutti i minori ospiti, limitando anche la fruizione degli spazi esterni per tutelarne la privacy”.

L’ultima relazione citata dai giudici, e datata 26 febbraio, “comunica l’ulteriore intensificazione degli interventi ostativi della madre avvenuta nella settimana successiva”. “Catherine – sottolinea il Tribunale – ignora totalmente i ruoli e le figure professionali presenti all’interno della comunità, decidendo e attuando in maniera del tutto autonoma e contraria alle direttive, spiegate più volte, rispetto alle sue modalità di collocamento”.

La Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, ha annunciato l’intenzione di volere incontrare i bambini della famiglia nel bosco.

La Terragni ha scritto al Tribunale per i minorenni dell’Aquila e ad altre autorità:

«Mi farò accompagnare da consulenti indipendenti» ha detto la Garante. Le richieste di incontro sono state indirizzate, oltre che al presidente del Tribunale per i minorenni, anche alla Procura
presso lo stesso tribunale, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dell’Aquila e alla tutrice.

La presidente dell’Autorità garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, ha commentato gli ultimi sviluppi del caso della famiglia nel bosco:

«Desidero innanzitutto chiarire che il ruolo della Garante per l’infanzia e l’adolescenza non prevede poteri procedurali o decisionali rispetto ai provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria o dai servizi sociali. La funzione dell’Autorità garante è infatti di controllo, vigilanza e garanzia dei diritti dei minori, e non consente di intervenire materialmente nei procedimenti o nell’esecuzione dei provvedimenti stessi.

Ciò premesso, non posso nascondere la mia sorpresa e la mia preoccupazione per quanto avvenuto, in particolare per le possibili conseguenze sul piano psicologico ed emotivo dei minori coinvolti. Negli ultimi mesi questi bambini hanno già affrontato un cambiamento radicale della propria vita, con l’allontanamento dal loro contesto familiare e l’inserimento in una casa famiglia. Dai riscontri che mi sono stati riportati, i minori avevano iniziato a dimostrare segnali di adattamento alla struttura e al nuovo contesto di vita, iniziando gradualmente ad ambientarsi.

Lo ribadisco, come ho fatto fin dall’inizio di questa vicenda: il bene primario da tutelare deve essere la salute psicofisica dei minori. È necessario che ogni decisione che li riguarda tenga conto prima di tutto della loro stabilità emotiva e del loro equilibrio. Non è pensabile che bambini già così gravemente esposti a cambiamenti e situazioni traumatiche vengano caricati di ulteriori shock, con nuovi stravolgimenti della loro quotidianità, dopo aver già cambiato radicalmente vita solo pochi mesi fa. Continuerò, nell’ambito delle mie competenze, a monitorare con attenzione questa vicenda, affinché i diritti e il benessere dei minori restino sempre al centro di ogni valutazione».

Marina Moretti: