Famiglia nel bosco: i magistrati minorili in difesa della Angrisano

Una lunga nota diffusa dall’Associazione Italiana Magistrati minorili in difesa della presidente del Tribunale dei Minori dell’Aquila Cecilia Angrisano, oggetto di attacchi per l’allontanamento di Catherine Birmingham dai suoi figli.

“I messaggi che sono arrivati, non oggi ma da mesi, alla dottoressa Angrisano sono di una violenza verbale inaccettabile”.

Lo afferma Claudio Cottatellucci, presidente dell’Associazione italiana magistrati per i minorenni e per la famiglia (Aimmf) commentando l’innalzamento della vigilanza nei confronti della presidente del Tribunale dei minorenni dell’Aquila in seguito all’ordinanza con cui è stato disposto l’allontanamento di Catherine, la mamma dei ‘bimbi del bosco’, dalla casa-famiglia.

“Quanto successo è anche l’effetto dei social e di un certo imbarbarimento della comunicazione e dei social”, aggiunge all’ANSA. Alla base dell’escalation, evidenzia, c’è anche un problema culturale e di comunicazione: “Quello che non viene trasmesso è il funzionamento reale del sistema”. Secondo Cottatellucci, nel dibattito pubblico si diffonde spesso l’idea che i giudici agiscano con una “discrezionalità incontrollata”, mentre le decisioni dei giudici vengono prese “dentro criteri legali molto precisi e stringenti”. Il presidente dell’associazione ricorda, in ogni caso, che i provvedimenti giudiziari “non sono infallibili”, ma possono essere corretti attraverso il sistema delle impugnazioni.

Cottatellucci richiama, nelle sue valutazioni, il documento diffuso ieri dalla sua associazione, che invita a riportare il dibattito sui diritti dei minori e ricorda che i bambini non possono essere considerati oggetto di
proprietà.

“La domanda ricorrente ‘di chi siano i bambini’ – si legge – è, prima ancora della risposta, una domanda sbagliata”. “I bambini non sono dello Stato e non sono dei genitori: sono soggetti autonomi, titolari di diritti”,

osserva, sottolineando che nella cultura comune questa consapevolezza non è ancora pienamente diffusa. Il riferimento resta il quadro costituzionale: l’articolo 30 stabilisce il diritto e il dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, ma prevede anche l’intervento dello Stato nei casi in cui i genitori non siano in grado di esercitare questa responsabilità.

“Non è un’opzione facoltativa”, spiega Cottatellucci, ricordando che la tutela dei minori riguarda diritti fondamentali come l’istruzione, la salute e la possibilità di sviluppare relazioni sociali. “Proprio per questo – conclude il presidente dell’Aimmf – il confronto pubblico dovrebbe mantenere toni più misurati e concentrarsi sui contenuti giuridici della vicenda, evitando semplificazioni che rischiano di trasformare
questioni complesse in uno scontro ideologico”.