“É andata bene” ha dichiarato all’agenzia LaPresse, al termine della perizia psicodiagnostica sui genitori, uno degli avvocati della famiglia nel bosco
“É andata bene, ma non posso entrare nel merito”: queste le parole dell’avvocato Danila Solinas (nella foto) che, con il collega Marco Femminella, rappresenta i genitori di Palmoli vissuti per lungo tempo isolati in un bosco con i tre figli, due gemelli di 6 anni e una bimba di 8.
Il riferimento dell’avvocato Solinas è alla valutazione psicodiagnostica su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, alla luce della sospensione della responsabilità genitoriale da parte del Tribunale dei minori.
Da ricordare che la vecchia termonologia “patria potestà” è stata sostituita dalla responsabilità genitoriale, il cambiamento normativo definitivo è entrato in vigore nel 2014. Il passaggio ha segnato il superamento del concetto di potere autoritario del padre (patria potestà) e della successiva “potestà genitoriale” (del 1975), ponendo al centro il benessere del minore, i suoi diritti e i doveri paritari di entrambi i genitori. La responsabilità genitoriale non è un potere sul figlio, ma un insieme di doveri (mantenere, educare, istruire, assistere moralmente) e diritti.
La responsabilità è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori, anche se non sposati o separati.
La perizia è stata svolta dalla consulente del Tribunale per i minori Simona Ceccoli. La psichiatra ha dovuto valutare le capacità genitoriali della coppia.
«Tutto bene per l’indagine sui genitori – ha spiegato Solinas – che è stata richiesta proprio per valutare se la madre 45enne australiana e il padre 51enne britannico siano in grado di svolgere il ruolo di genitori. L’esame per i minori sarà svolto il 6 e 7 marzo a Vasto».
Qualora venisse confermato il coinvolgimento “di una professionista che in precedenza aveva già espresso pubblicamente, attraverso i social network, giudizi e posizioni fortemente denigratorie nei confronti della
famiglia, ci troveremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, perché verrebbe meno in radice il requisito fondamentale dell’imparzialità che deve caratterizzare ogni valutazione tecnica in un ambito così delicato”. Lo afferma la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, a proposito della vicenda della famiglia nel bosco, richiamando nuovamente “la centralità del superiore interesse dei minori coinvolti, che deve rappresentare il riferimento esclusivo di ogni decisione e di ogni valutazione“. “Un professionista che abbia già manifestato un orientamento pregiudiziale – dice De Febis – non può garantire quella necessaria serenità di giudizio indispensabile per valutare in modo obiettivo la condizione psicologica e fisica dei minori e del loro nucleo familiare. In procedimenti che incidono in maniera così profonda sulla vita dei bambini non è ammissibile neppure il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche”.
“Il rischio concreto – ribadisce la Garante – è che si perda di vista l’obiettivo principale: la tutela effettiva dei diritti
dei bambini. Alla luce degli elementi che stanno emergendo, avverto ancora più forte la responsabilità, connessa al ruolo che ricopro, di adoperarmi affinché vengano compiuti tutti gli approfondimenti necessari per chiarire i fatti e verificare che ogni passaggio del procedimento sia stato improntato al rispetto dei principi di imparzialità, correttezza e trasparenza. Mi attiverò per utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento al fine di comprendere pienamente quanto accaduto e contribuire a fare luce su una situazione che sta assumendo contorni di particolare gravità”.