Famiglia nel bosco: altre polemiche sulla psicologa dei test

Dopo le perplessità sulla psicologa che esegue i test espresse da Tonino Cantelmi, perito di parte della famiglia nel bosco, spuntano altri elementi

Solo qualche giorno fa Cantelmi si era detto perplesso sulla gestione dei test da parte della psicologa Valentina Garrapetta, che affianca la consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli. Poca esperienza e una iscrizione all’albo recente (forse persino troppo recente, in termini di legge) secondo lo psichiatra non la renderebbero la persona giusta per valutare i bambini.

Quelle parole di Cantelmi hanno trovato corpo e struttura con un nuovo tassello posizionato nel quadro generale: la psicologa, prima dell’incarico, avrebbe pubblicato sui social delle critiche sulla coppia anglo-australiana, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. Osservazioni che, secondo Cantelmi, avrebbero violato il codice deontologico. In particolare il riferimento è ai post in cui la psicologa avrebbe dato del cialtrone a chi sostiene la causa della famiglia nel bosco.

Infatti, secondo il quotidiano La Verità, la Garrapetta, prima di assumere l’incarico nell’ambito del procedimento avviato dal tribunale per i minorenni dell’Aquila, avrebbe condiviso su Facebook alcuni messaggi critici sulla coppia anglo-australiana e su chi la sostiene. La professionista, contattata dal quotidiano il Centro (l’articolo di Gianluca Lettieri è sull’edizione di oggi) ha commentato così:

«Questi post sono stati pubblicati con la mia pagina personale: in questo caso rispondo in quanto professionista, non come persona. Non ho nulla da aggiungere».

Anche l’Ansa l’ha ascoltata, queste le sue uniche parole:

«Parlerà il mio lavoro finale».

A stigmatizzare la sua presunta mancanza di imparzialità è pure la Garante dell’infanzia, che definisce l’episodio dei post sui social un “fatto di estrema gravità”.

I coniugi Catherine Birmingham e Nathan Trevallion e i loro tre figli, due gemelli di sei anni e una bimba di otto, sono stati allontanati dalla casa famiglia nel bosco di Palmoli il 20 novembre, da allora lui vive in una casa messagli a disposizione, mentre lei è stata condotta a Vasto, in una struttura protetta, insieme ai tre figli.

La perizia psico-comportamentale che doveva valutare la coppia si è conclusa l’altro ieri, ora si attende quella che riguarderà i tre bambini, prevista per il 6 e 7 marzo.

Noi, come testata, abbiamo scelto di parlare poco e nel modo più imparziale possibile di questa vicenda che coinvolge tre minorenni. Lo abbiamo fatto seguendo i dettami della Carta di Treviso, aggiornata nel 2021 e che riporta, tra l’altro, le seguenti raccomandazioni:

“È stato rafforzato il rispetto dell’anonimato, grazie a una più accurata precisazione degli elementi ritenuti in grado di portare all’identificazione del minorenne anche in assenza della pubblicazione della sua identità o successivamente a essa. Resta comunque in capo al giornalista la responsabilità di valutare se la pubblicazione sia o meno nel concreto interesse del minore e non produca conseguenze negative nei suoi confronti, a prescindere dall’eventuale consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale”.

Tuttavia, dopo quest’ennesima bagarre, viene da pensare che, contrariamente a quanto sarebbe auspicabile in un caso che coinvolge minori, ad avere parlato e mostrato troppo siano stati un po’ tutti, e non solo i giornalisti. Forse la delicatezza della vicenda avrebbe richiesto una luce soffusa, invece di telecamere che entrano ed escono dalla casa famiglia di Vasto e persone coinvolte che, a vario titolo, parlano del privato dei tre bimbi. Una decisione importante come quella che spetta al Tribunale dei minori ha bisogno di silenzio, massima concentrazione e minore clamore possibile. Perché l’obiettivo finale non è l’audience, non è vendere una copia in più e nemmeno soddisfare personali voglie di protagonismo e visibilità, ma solo il benessere dei tre bambini, oggi e anche domani che bambini non lo saranno più, dentro o fuori dal bosco.

 

Marina Moretti: