Per il caso della famiglia del bosco di Palmoli, c’è la perizia finale della psichiatra Simona Ceccoli che difende il suo lavoro e ribadisce quanto già espresso nella prima perizia
Un documento che è la risposta alle 300 pagine di controdeduzioni dei consulenti tecnici della famiglia, Tonino Cantelmi e Martina Aiello, che in 15 punti smontavano la prima perizia, in pratica.
Sostanzialmente la Ceccoli, riferendosi a lei e alla psicologa Valentina Garrapetta, finita al centro delle polemiche per alcuni post su facebook scritti contro la famiglia del bosco prima di ricevere l’incarico, sostiene che loro sono preparate e che il Tribunale per i Minorenni si fida e dunque da loro dipenderanno le decisioni dei giudici.
Nella prima perizia la Ceccoli sosteneva l’inadeguatezza come genitori di Nathan e Catherine. In questa seconda ribadisce la sua professionalità e i suoi 15 anni di collaborazione con i tribunali, sia in casi riguardanti minori che adolescenti. La Ceccoli però in questo caso non ha svolto attività peritale perché l’unico test fu quello somministrato dalla psicologa Garrapetta, finita al centro del polverone mediatico.
La richiesta di ricusazione presentata dai vecchi legali Solinas e Femminella era stata rigettata dal Tribunale che aveva definito marginale il suo ruolo. Anche se il lavoro della Garrapetta occupa ben trenta pagine, in realtà.
Il duo Cantelmi – Aiello aveva sottolineato anche la poca esperienza, ma la Ceccoli sostiene che il lavoro della psicologa è minimo rispetto a tutta la valutazione complessiva fatta.
La Ceccoli ribadisce che non si è agito con pregiudizio nei confronti della coppia ma anche Nathan in alcune affermazioni avrebbe sempre ribadito che preferivano vivere da soli e non in contesti con persone che la pensavano diversamente da loro.
La Ceccoli tira in ballo poi i test grafici, a suo giudizio significativi. Ad esempio, dalla forma del naso della mamma si deduceva un tratto prepotente della personalità. E poi ribadisce l’inadeguatezza dei due genitori che con le loro scelte avrebbero leso i diritti dei minori.
La psichiatra sostiene che i bambini hanno carenze che non derivano dalla casa famiglia ma dall’educazione impartita dalla famiglia. Lei ribadisce che i bambini stanno bene in casa famiglia ma specifica pure che non vuole esprimere una valutazione negativa al rientro in famiglia, anzi auspica che possano realizzarsi le condizioni per questo, compatibilmente con il loro benessere. Su questo decideranno i giudici, al massimo entro i primi di luglio.
Per il consulente della coppia Tonino Cantelmi, però, nella perizia mancano elementi centrali, si doveva distinguere tra difficoltà pregresse, effetti del collocamento e trauma da separazione. Manca per lui l’osservazione diretta genitori – figli, inoltre non c’è stata, dice, una valutazione clinica diretta dei minori.
