Fa riflettere il caso del 17enne abruzzese arrestato in Umbria

Il caso del 17enne abruzzese arrestato in Umbria per propaganda e istigazione a delinquere innesca molte riflessioni

L’intenzione è senz’altro lodevole – studiare le misure da adottare per contrastare il sempre più diffuso fenomeno della violenza giovanile – il risultato però non è garantito.

L’evidente escalation della sottocultura che alimenta la violenza giovanile è testimoniata da diversi episodi recenti, anche in Abruzzo: si pensi all’assemblea studentesca, avvenuta in prossimità del Giorno della Memoria, in cui alcuni studenti del Vico di Sulmona hanno esibito una bandiera raffigurante una svastica e ostentato il saluto romano, filmando la scena e condividendola sui social.

Oggi come allora sotto accusa sono soprattutto i social. Ma il “demonio” da sempre si serve di strumenti, che però sono e restano tali: semplici mezzi, mai insostituibili, per veicolare qualcosa che si ha dentro. Tra chi propone di vietare i social media ai minori e chi di chiudere Telegram, deve pur esserci un’idea sensata. A meno che davvero non si pensi che basti disinnescare l’arma quando nella testa resta la volontà di sparare, tanto per fare un esempio di livello adeguato.

Intendiamoci, i liceali di destra e sinistra contrapposti fuori e dentro le scuole non sono certo un’invenzione del nuovo millennio. Ma quella che dopotutto, un tempo, era anche un’occasione di crescita e di confronto, oggi è diventata esacerbazione: aspra, insensata, cruenta. Non si tratta più di affermare le proprie ragioni con i coetanei, ma di imporne la visione al mondo, ottenendo in omaggio anche gli agognati 15 minuti di warholiana notorietà.

Deve esserci qualcosa che ci è sfuggito di mano, se così tanti giovani sono guasti dentro. Ed è su questo, più che sui mezzi che utilizzano, che dovremmo interrogarci. Non solo su come educhiamo i nostri figli, ma anche sulla cultura della violenza, generata da altri e che forse gli lasciamo respirare senza corazzarli di consapevolezza. Altro che vietare i social… Anche perché, da che mondo è mondo, proibire qualcosa non fa che renderlo più attraente.

Eppure, secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, l’arresto del 17enne conferma che bisogna lavorare sull’uso dei social:

«È la conferma che noi dobbiamo considerare il tema dei social con grande attenzione, probabilmente anche lavorando con le grandi compagnie, con i vari gestori di queste reti per trovare insieme delle soluzioni, perché non c’è soltanto il divieto per i minori. Anche questo ragazzo era collegato con i social e utilizzava informazioni, almeno così ho letto dalle prime notizie, per procurarsi armi, esplosivi e quant’altro – ha aggiunto a margine di un convegno sulla scuola e sulle prospettive educative -. È una grande sfida, purtroppo è il tema del momento ed è un tema molto drammatico. Ritengo che il disegno di legge che stanno discutendo in Parlamento sia molto equilibrato e cioè il divieto sino a 14 anni. È quello che più o meno si sta facendo anche in altri Paesi, in Australia è stato fissato a 16, però in linea di massima è fissato ai 14 anni. C’è da risolvere anche il problema della privacy, che è un problema serio, oggettivo, che però a mio avviso può essere superato. È un tema, questo, che dobbiamo affrontare con grande urgenza e con grande senso di responsabilità».

Intanto la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Elisabetta Piccolotti, annuncia un’interrogazione parlamentare rivolta proprio al ministra Valditara:

«Preoccupazione e sgomento per la crescita della violenza giovanile e per il riemergere di ideologie di estrema destra che trovano terreno fertile negli spazi online. La notizia del 17enne arrestato a Perugia, inserito in ambienti neonazisti e suprematisti e intento a progettare attentati, impone una riflessione urgente. Non è un caso isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio, come dimostrano anche episodi recenti di pianificazione di attentati, tra cui quello ai danni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, maturati anch’esso in ambienti neofascisti e neonazisti. Stiamo presentando un’interrogazione al ministro Valditara e – conclude Piccolotti – al sottosegretario Barachini per sapere quali misure intendano adottare per contrastare la diffusione di razzismo, neonazismo e suprematismo online soprattutto tra i più giovani».

Sui numeri della violenza giovanile si sofferma Aldo Di Giacomo, segretario generale Sindacato Polizia Penitenziaria:

«Il caso del minore – che possedeva istruzioni per realizzare ordigni e armi batteriologiche per
condurre atti di terrorismo deve innanzitutto far riflettere su come sono cambiati, nel giro di pochi anni, i reati degli under 18 rinchiusi negli Istituti per minori -.  – Non c’è stata solo una crescita delle segnalazioni di reati (+16,7% nel 2024), con un aumento del 25% dei giovani nel sistema penale tra il 2022 e il 2025. Alla quantità di reati si aggiunge la maggiore pericolosità degli stessi. I dati del Servizio analisi criminale del ministero dell’Interno mostrano che tra i minorenni, dal 2019 al 2024, sono aumentati proprio i reati più fisici e più da strada: rapine +25%, minacce +45%, lesioni personali +64, risse +99, armi +150.

In numeri assoluti, nel solo 2024, significa 3.968 minori denunciati o arrestati per rapina, 4.653 per lesioni, 1.880 per minaccia, 1.021 per rissa. Dunque – conclude Di Giacomo – non sta crescendo genericamente un ‘disagio’, stanno crescendo i reati che cambiano il clima di una città, quelli sui mezzi pubblici, nelle stazioni, nei parchi, fuori dalle scuole, nei centri commerciali, nelle famose periferie, sino a mettere in serio pericolo le scuole».

Nel servizio proposto dal Tg8 un ulteriore spunto di riflessione arriva dal docente universitario dell’Università La Sapienza di Roma, Andrea Monti, il quale sostiene che se è vero che i social fanno la loro parte, anche i genitori spesso non si responsabilizzano e si appellano alle “baby sitter virtuali”.

Marina Moretti: