Export Abruzzo: dati in crescita, più della media nazionale, col traino dell’Aquilano

Le vendite estere abruzzesi del 2025 fanno registrare un + 6,9% rispetto al +3,3% della media nazionale: così secondo i dati elaborati dal Cresa, Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia. Bene la provincia de L’Aquila

In forte aumento l’export del chimico-farmaceutico (+40%) principalmente della provincia dell’Aquila, modesta la crescita del metalmeccanico ed elettronico (+2%) con variazioni positive solo per Pescara e Chieti, in calo del 3% il made in Italy – che riporta incrementi solo a L’Aquila e Teramo – e i mezzi di trasporto che risentono principalmente della flessione di Chieti.

Secondo l’elaborazione del CRESA – Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia – dei dati Istat nel 2025 “il valore delle vendite estere abruzzesi arriva a sfiorare i 10 miliardi, che corrispondono all’1,5% dell’export italiano, con un incremento rispetto all’anno precedente del 6,9% migliore del +3,3 medio nazionale”.

L’andamento delle quattro province è molto diversificato. L’unica a mostrare un avanzamento assai significativo, confermando peraltro la tendenza degli ultimi anni, è quella de L’Aquila: con un incremento tendenziale del 41,3%, raggiunge 2,4 miliardi di euro e rappresenta una quota delle vendite estere regionali del 24%.

Non riporta variazioni di rilievo Teramo che, confermando un fatturato estero di 1,8 miliardi (+0,2% su base annua) contribuisce per il 18% al valore dell’export regionale.

Pescara, al contrario, che negli ultimi anni aveva mostrato la tendenza ad allinearsi all’andamento abruzzese, riporta un -1% e si attesta sui 700 milioni di euro che corrispondono al 7% del totale regionale.

Non buono anche l’andamento di Chieti che registra un fatturato estero di 5,1 miliardi di euro (51% del valore abruzzese) e segna un -0,9% confermando, al pari di Teramo, variazioni di periodo peggiori delle regionali.

I comparti manifatturieri e le province

“Le forti disparità tra gli andamenti provinciali – entra nel dettaglio il report del Cresa – sono riconducibili alle diverse vocazioni dei territori. La regione negli ultimi anni sta vivendo in maniera sempre più evidente lo spostamento dell’asse dell’export dal comparto dei mezzi di trasporto – la cui produzione è concentrata in grandi imprese multinazionali operanti nella Val di Sangro nel basso chietino – a quello chimico farmaceutico – punta di diamante delle vendite estere aquilane. Questa trasformazione è dovuta all’entrata in crisi a livello globale del settore dell’automotive a causa delle politiche green adottate a livello internazionale, della diminuzione della propensione all’acquisto di automezzi da parte di cittadini e imprese per via del clima di incertezza economica e delle decisioni di molte imprese del settore di non investire in ricerca e sviluppo o di delocalizzare in altri Paesi gli stabilimenti di produzione”.

Contemporaneamente la regione, grazie alla presenza di importanti e dinamiche aziende del settore chimico farmaceutico disposte ad investire che sono presenti principalmente nella provincia dell’Aquila, è riuscita ad “agganciare” il trend crescente specialmente del farmaceutico trovando negli Stati Uniti un ottimo mercato di sbocco.

Le vendite estere abruzzesi dei mezzi di trasporto, in calo del 3,4% (Italia: +4,1%), ammontano a 2,9 miliardi pari al 29% del totale, peso che resta decisamente superiore a quello nazionale (10%). Il 92% (2,6 miliardi) proviene dalla provincia di Chieti nella quale fanno osservare una flessione su base annua del 2,7%.

Decisamente positivo, al contrario, l’andamento dell’export del chimico-farmaceutico che da anni registra robusti aumenti. Nel 2025 le vendite estere di questo comparto a livello regionale, grazie ad un incremento tendenziale del 40%, arrivano a 2,3 miliardi che corrisponde al 35% del totale (Italia: 19%). È L’Aquila, con un valore di 1,8 miliardi (pari al 79% dell’export abruzzese del settore e al 77% del totale regionale) in aumento del 59%, ad offrire il maggior contributo.

Per quanto riguarda il comparto metalmeccanico ed elettronicosi registra una perdurante situazione di una minore concentrazione a livello provinciale”. Il valore delle vendite estere abruzzesi delle lavorazioni in metallo e degli impianti e apparecchiature nel 2025 è di 1,9 miliardi (+1,8% su base annua inferiore al +2,6% italiano) pari al 19% del totale regionale assai inferiore al 35% medio nazionale. Le vendite estere di questo comparto interessano soprattutto la provincia di Chieti dalla quale proviene il 52% del totale e che registra una variazione su base annua del +6%. La restante parte è distribuita piuttosto equamente tra le altre tre province che, tuttavia, riportano andamenti assai diversi con Pescara che registra un +11%, L’Aquila un -12% e Teramo -1%.

Il made in Italy (agroalimentare, tessile, abbigliamento e accessori) conferma di non essere un settore di particolare rilievo sui mercati internazionali. Le vendite estere regionali, infatti, con una variazione su base annua del -3,1% peggiore del +1,6 italiano, ammontano a 1,6 miliardi, valore pari al 16% dell’export abruzzese (Italia: 22%).

Anche nel caso del made in Italy molto diversi sono gli apporti delle quattro province e il loro andamento nel tempo. Ad apportare il maggior contributo sono Chieti nonostante la flessione tendenziale del -5% (39% del totale abruzzese del settore) e Teramo in aumento dell’1% (29%). Interessante sotto il profilo percentuale l’incremento dell’Aquila (46%) che, tuttavia, la cui posizione resta trascurabile in termini di valore assoluto (134 milioni).

I mercati di sbocco

Il principale mercato di sbocco dell’export regionale sono i Paesi UE verso i quali è diretto il 49% del valore del venduto all’estero – quota lievemente inferiore al 51% medio nazionale. Di poco minore rispetto alla media italiana anche l’incidenza dell’export nei Paesi europei non UE (12% contro 15%) i quali sono sopravanzati in Abruzzo dall’America settentrionale, destinazione del 24% del venduto all’estero (Italia: 11%). Il mercato asiatico riveste per la regione una rilevanza pari quasi la metà di quella nazionale (7 contro 13%). Importanza residuale hanno le altre destinazioni.

A disallineare la distribuzione tra le province è principalmente L’Aquila per la quale il mercato dell’America del Nord – composto per più del 90% dalle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici – assorbe una quota di export (76%) assai superiore a quelle del resto dei territori e fortemente crescente. Ne consegue che minori sono per questa provincia le incidenze delle altre destinazioni.

Al contrario dell’Aquila, Chieti vede la prevalenza delle vendite estere dirette in Europa (UE: 56%; altri Paesi europei: 17%). Si tratta principalmente di mezzi di trasporto (59% dell’export provinciale del settore verso l’UE e 21% verso altra Europa) e di prodotti del comparto metalmeccanico ed elettronico (rispettivamente 40% e 10% delle vendite estere del comparto).

I Paesi UE sono la destinazione del 70% dell’export teramano. Ad essi è diretto più del 70% del valore delle cessioni provinciali del made in Italy, degli articoli chimico-farmaceutici e dei prodotti delle lavorazioni metallurgiche, metalmeccaniche ed elettroniche. Una qualche rilevanza rivestono anche i Paesi europei non UE (9%) e gli Stati Uniti (7%)

Per le vendite estere di Pescara le principali destinazioni sono i Paesi europei appartenenti all’UE (44%) e non (12%). Anche l’Asia (20%), in particolare quella Orientale (9%), riveste una certa rilevanza grazie alle cessioni del comparto chimico-farmaceutico (30% dell’export provinciale del comparto).