E se la scuola fosse gestita dall’intelligenza artificiale? È la trama di School Game, nuovo libro dello scrittore abruzzese Roberto Melchiorre
Cosa accade quando una scuola affida il proprio funzionamento a un’intelligenza artificiale?
E soprattutto: cosa resta dell’educazione quando tutto diventa misurabile, prevedibile, ottimizzato? A queste domande, oggi più urgenti che mai, risponde School Game, il nuovo romanzo di Roberto Melchiorre.
Docente, scrittore e drammaturgo, da anni Melchiorre è impegnato a indagare il rapporto tra formazione, società e trasformazioni tecnologiche. Ambientato in un liceo soprannominato “Il Castello”, il romanzo racconta l’introduzione di Leonardo, un sistema di intelligenza artificiale capace di gestire ogni aspetto della vita scolastica: programmazione didattica, valutazioni, monitoraggio degli studenti, comunicazione con le famiglie.
All’inizio è una promessa di efficienza: meno burocrazia, più risultati, una scuola finalmente “perfetta”. Ma qualcosa, lentamente, si incrina. L’algoritmo smette di essere uno strumento e diventa un sistema che osserva, interpreta e decide. Gli studenti vengono analizzati nei comportamenti, nelle emozioni, nei tempi di risposta. I docenti progressivamente perdono autonomia. Il dubbio, l’errore, l’imprevisto — cioè ciò che rende umano l’apprendimento — iniziano a scomparire.
Nel cuore del romanzo si staglia la figura di Marta Rinaldi, docente capace di intuire ciò che gli altri non vedono: che delegare all’intelligenza artificiale non significa solo semplificare il lavoro, ma ridefinire il senso stesso dell’educazione.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta entrando realmente nelle scuole, nelle piattaforme didattiche e nei processi decisionali, Melchiorre sceglie la forma più radicale per interrogare il presente: la narrativa. Perché nulla è più serio di un romanzo quando si tratta di capire il futuro. School Game non offre risposte rassicuranti. Ma pone una domanda inevitabile: siamo ancora noi a educare… o abbiamo già iniziato a delegare tutto a una macchina?”