Due ricercatori abruzzesi nello studio dei tunnel di lava su Venere

Ricercatori dell’INAF Abruzzo e dell’Università d’Annunzio Chieti-Pescara coautori dello studio sui tunnel di lava su Venere

L’Istituto Nazionale di Astrofisica ha appena reso disponibile un approfondimento molto interessante che parla di vulcani e tunnel di lava su Venere, e c’è un forte legame con il nostro territorio.
Un articolo pubblicato su Icarus definisce i limiti dimensionali dei condotti lavici sotterranei di Venere, il “gemello diverso” della Terra, fornendo indizi preziosi per le future missioni spaziali che lo visiteranno e ne studieranno l’intensa attività vulcanica.

«Larghezze comprese tra 80 e 900 metri e tunnel alti fino a 200 metri» spiega Piero D’Incecco, ricercatore all’Inaf Osservatorio astronomico d’Abruzzo e coautore dello studio.

Immaginare i vulcani di Venere soltanto come immense distese di lava e calore soffocante in superficie potrebbe essere riduttivo. Parte della storia geologica del pianeta potrebbe infatti nascondersi nel sottosuolo, all’interno dei cosiddetti tunnel di lava (lava tubes, in inglese): condotti naturali formati da colate laviche che, raffreddandosi in superficie, creano una crosta solida al di sotto della quale il magma continua a scorrere. Una volta svuotati, questi tunnel diventano delle grotte, vere e proprie “cattedrali” sotterranee.

Ma quanto possono essere grandi queste strutture prima che il peso della roccia le faccia crollare? Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Icarus e condotto da ricercatori del Politecnico di Breslavia, dell’International Research School of Planetary Sciences presso l’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara e dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), ha cercato di fornire una risposta quantitativa, definendo i limiti dimensionali di tali “percorsi” lavici sotterranei su Venere, il “gemello diverso” della Terra, fornendo indizi preziosi per le future missioni spaziali che lo visiteranno e ne studieranno l’intensa attività vulcanica.

Utilizzando simulazioni numeriche avanzate (note come finite element limit analysis), il team ha testato la stabilità dei tunnel venusiani sotto diverse condizioni di resistenza della roccia.

«I risultati mostrano che, a seconda della compattezza del suolo, queste strutture possono raggiungere dimensioni impressionanti: larghezze comprese tra 80 e 900 metri, fino a sfiorare il chilometro, e tunnel alti fino a 200 metri – spiega D’Incecco – Negli scenari in cui la roccia è più debole o fratturata, invece, le larghezze massime stabili possono essere molto più contenute, nell’ordine di circa 100 metri. Questi dati non sono solo teorici. Le dimensioni ottenute dalle
simulazioni sono coerenti con i canali lavici osservati sulla superficie del secondo pianeta del
Sistema solare. E ciò fornisce una guida concreta su cosa cercare con le future missioni spaziali».

Il lavoro introduce vincoli fisici cruciali per l’interpretazione delle firme geologiche del pianeta:

«Sapere quanto può essere largo un tunnel stabile aiuta gli scienziati a identificare strutture come le pit chains (catene di crateri da collasso), gli skylights (aperture sul soffitto del tunnel) o anomalie di gravità che potrebbero indicare la presenza di vuoti sottostanti», conclude il ricercatore, esperto di geologia planetaria.

Il contributo dell’Inaf è stato fondamentale per collegare i modelli matematici di stabilità
all’inquadramento geologico planetario di Venere. Lo studio si inserisce strategicamente nella preparazione scientifica alle prossime grandi missioni verso Venere, fornendo criteri per l’analisi dei dataset ad alta risoluzione che arriveranno nel prossimo decennio.
Il lavoro rafforza inoltre il ruolo dell’Istituto nazionale di astrofisica nello studio degli analoghi terrestri, strumenti essenziali per decifrare la complessa geologia di Venere attraverso il confronto con aree del nostro pianeta dalle caratteristiche analoghe. Tale attività fa parte del progetto internazionale Avengers (Analogs for Venus Geologically Recent Surfaces), coordinato dall’Inaf. Nei prossimi anni, Avengers analizzerà i vulcani attivi sulla Terra come veri e propri “gemelli” dei sistemi eruttivi venusiani, fornendo la chiave di lettura necessaria per studiare l’attività geologica recente e, probabilmente, ancora in corso sul pianeta.

Marina Moretti: