Dopo i fatti di Torino le frasi shock dei politici, anche abruzzesi

Dopo i fatti di Torino si dibatte sulla sicurezza: al commento del ministro Salvini, “Il carcere non basta”, fa eco, da Roseto, il consigliere comunale Felicioni: “La soluzione è sparare”

Commenti durissimi e “giustificati” dalla brutalità della guerriglia e del pestaggio avvenuti a Torino, dicono in molti. Ma non tutti: sui social il dibattito si accende e spuntano dubbi e perplessità. Qualcuno si chiede anche che tipo di paese stia diventando quello in cui un ministro evoca in qualche modo la pena di morte e il linciaggio, o forse solo la rieducazione, e qualcun altro, con estrema naturalezza, ritiene che “sparare” sia la soluzione finale.

È il caso di Luigi Felicioni, consigliere comunale di Roseto degli Abruzzi e coordinatore comunale della Lega. Nel commentare la violenza di cui è stato vittima Alessandro Calista, il poliziotto 29enne di Pescara aggredito nel capoluogo piemontese, ha detto in un post su facebook: “La soluzione giusta ed equilibrata è sparare».

La frase non è passata inosservata, tanto che il quotidiano Il Centro ha contattato Felicioni per farsi spiegare meglio il suo pensiero. La risposta del coordinatore cittadino della Lega è giunta non solo sulla carta stampata, ma anche su un ulteriore post.

Di seguito le parole del consigliere leghista:

“Sono rimasto veramente sorpreso del fatto che mi venissero chiesti lumi su un commento personale, che ho inserito in maniera alquanto emozionale nei fatti del dopo Torino. Ma non ho nessun problema a dire che quel commento lo confermo ed è un commento che esce da una persona ovviamente pacifica, democratica e che comunque non dispone di nessun porto d’armi nella sua vita. Ho scritto questo di fronte alle immagini del poliziotto che è stato aggredito: “La soluzione giusta ed equilibrata è sparare. Una pallottola cadauno piantata nel cervello. Ed è soluzione e pulizia. Non piace? Non è un problema mio. Viene ritenuto scortese nell’ambito del politicamente corretto? Non mi interessa. Io sono così. Sono una persona libera al di là delle parti politiche. Dico quello che penso. Sempre. Per qualcuno forse sono scomodo e antipatico perché le cose le dico in faccia senza il minimo problema e senza nessun tipo di filtro. Ma chi se ne importa? C’è uno stile di vita su cui bisogna cercare di essere coerenti sempre e allora voglio dire semplicemente che io ritengo che invece un commento del genere è un commento che il 99,9% degli italiani tranquillamente fa, scrive e pensa. Non accetto il fatto che in questo nostro paese ci sia un livello di garantismo talmente assoluto e talmente anacronistico che mette sui due stessi piani, cinquanta e cinquanta, offensore e offeso, aggressore e aggredito, delinquente e vittima. Per me non esiste questo. Allora dico che il legislatore dovrebbe evitare e cambiare questo eccesso di garantismo assoluto che porta a situazioni come quelle di Torino.
Questo è il mio pensiero personale. Non mi interessa. È il mio pensiero. Non sto dicendo nulla e non sto offendendo proprio nessuno”.

I Dem Marinelli, Fina e D’Alfonso commentano:

“Le parole pronunciate dall’esponente della Lega di Roseto sono gravissime e inaccettabili. Siamo di fronte a un livello di degrado istituzionale e civile che non può essere derubricato a sfogo o opinione personale. Invocare pallottole e pulizia non è libertà di pensiero: è barbarie verbale che legittima la violenza e avvelena il clima democratico” hanno detto il segretario regionale del partito democratico Daniele Marinelli, con i parlamentari PD Michele Fina e Luciano D’Alfonso.

“La Lega prenda posizione e provvedimenti esemplari – chiedono gli esponenti Dem – .I fatti di Torino sono stati violenti e vanno condannati senza esitazioni e senza alcun tentennamento. La solidarietà alle forze dell’ordine aggredite è piena e convinta, così come è doveroso garantire sicurezza a tutti i cittadini. Ma proprio per questo la risposta deve essere più Stato, non meno Stato. Più legalità, non giustizia sommaria. Più rispetto delle istituzioni, non linguaggio da linciaggio.

Chi ricopre ruoli pubblici ha il dovere di misurare le parole, perché le parole pesano. Alimentare l’idea che sparare sia una soluzione significa scardinare i principi fondamentali dello Stato di diritto fi cui di è rappresentante sempre, che è il patrimonio più prezioso della nostra democrazia. Nel nostro ordinamento non esiste vendetta, esiste la giustizia. Non esiste la violenza come risposta, esiste la legge.

I diritti e le garanzie non sono un favore ai delinquenti: sono la tutela di tutti i cittadini contro l’arbitrio. Mettere sullo stesso piano lo Stato di diritto e la brutalità significa non aver compreso, o voler smantellare, le basi della convivenza civile. Attendiamo che la Lega e la destra destra tutta, a livello regionale e nazionale, prenda le distanze in modo chiaro e inequivocabile da dichiarazioni di questo tipo. Il silenzio o l’ambiguità possono diventare una forma di complicità politica e culturale”.