D’Alfonso: “Alla Nuova Pescara servono contenuti e programmi, non rinvii”

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’on. Luciano D’Alfonso sul tema di Nuova Pescara

Al contenitore, a tutt’oggi indefinito, della Nuova Pescara servono contenuti di merito e di sostanza, servono progetti da realizzare, idee alle quali dare una forma, servono opere da candidare all’attenzione di Roma per tradursi in investimenti finanziabili e finanziati. Non servono riunioni dialettiche e verbose per rinvii elettorali, utili semplicemente a decifrare e definire scadenze concomitanti per agevolare candidature ultronee. Se la Nuova Pescara vuole beneficiare delle somme che sono previste deve presentare le carte con l’elenco attendibile degli interventi, perché quelle somme non sono i gettoni di presenza per impegni di teoria, ma servono a garantire compensazioni assicurando ai cittadini quel ‘di più’ che rende conveniente la fusione
Oggi vedo dinanzi a me solo imbarazzi, arrossamenti, parole sussurrate, scambi di sguardi istituzionali pronti a scaricare sul vicino di banco le responsabilità, ascolto l’incapacità di decidere o, peggio, l’assenza della volontà di decidere, cercando la migliore soluzione pilatesca possibile. C’è chi chiede le firme a sostegno del rinvio, come fosse la petizione per far spostare i cassonetti dei rifiuti da un lato all’altro del marciapiede; c’è chi chiede una motivazione dignitosa per giustificare il rinvio dell’entrata in vigore della nuova città, a testimoniare un atteggiamento quasi disperato; ci sono coloro, e forse sono i più comprensibili, risentono dell’effetto Nimby, non toccate il mio orto, temendo non la fusione, ma l’annessione
La verità è che finora non c’è stato un vero progetto di fusione, bensì una serie di adempimenti di confusione. Il nostro dovere attuale non è sfasciare un’istituzione esistente per produrre un esito peggiore, ma edificare una realtà evoluta con la certezza che essa funzioni di più e offra reali vantaggi concreti ai cittadini. Oggi, in base alle carte attuali, non sono affatto convinto che, una volta terminato l’esercizio del procedimento in corso, ne scaturisca una città migliore, capace di erogare maggiori servizi, di assicurare una superiore prossimità relazionale e di garantire benefici tangibili per la comunità. Questo timore fondato non deve però trasformarsi nell’occasione per buttare a mare il procedimento della fusione; al contrario, dobbiamo trovare la maniera di riempire di contenuti un non-progetto che per adesso si limita a un’attività burocratica che, scherzando, ho accostato all’operato del ragioniere di Serfina. Dobbiamo stabilire con esattezza, nel momento in cui questa città nuova nascerà, quale valore aggiunto essa sarà in grado di offrire.
La legge che stanzia i 105 milioni di euro — scritta e negoziata in prima persona da me, d’intesa con altri — deve rappresentare il punto T1 degli strumenti di utilità effettiva della nuova entità. È indispensabile negoziare un’agenda di obiettivi e di investimenti di cui finora non si è mai parlato, una sorta di PNRR dedicato ed esclusivo per questo territorio, capace di aggredire dieci grandi emergenze. Guardo, su questo punto, a quanto realizzato altrove in Europa, dove i processi di fusione a Bruxelles o a Rotterdam sono stati perfezionati sulla base di progetti puntuali, precisando una per una le utilità per i cittadini e negoziando leggi ad hoc.
Ottenere una simile legge dedicata per il nostro territorio sarà possibile solo dopo aver dimostrato bravura e risolutezza d’azione. La sfida odierna impone di fare strategia e rete per riempire di contenuti sostanziali la nuova città, superando il limite psicologico, rassicurante e confortante, del “piccolo che amministra meglio del grande”. Dobbiamo individuare sùbito i vantaggi aggiuntivi che si tradurranno in benefici diretti per la popolazione, muovendo dalla consapevolezza realistica che i primi dieci anni saranno infernali e che solo dall’undicesimo anno la macchina amministrativa comincerà a trovare il proprio assestamento ordinario.
Non mi sono mai iscritto al popolo degli euroentusiasti dell’ingrandimento fine a se stesso. Tuttavia, se centomila cittadini hanno espresso il proprio voto chiedendo una nuova forma urbana, quell’esito democratico va rigorosamente valorizzato.
Le priorità vanno fissate subito con chiarezza: risorse finanziarie certe per i fiumi, a partire dagli interventi per risalire il fiume Pescara e renderne l’acqua lavabile, operazione per la quale occorrono 100 milioni di euro, e parallelamente un piano straordinario e dedicato per il fiume Saline.
È necessario che il sottosuolo sia radicalmente riordinato e che la notte sia sicura in tutte e tre le città che si uniscono.
Stabiliamo un’agenda di investimenti che dia finalmente le ruote alla macchina della città nuova. È giunto il momento di organizzare un momento di condivisione e di confronto serio, motivato e fondato sul tema della fusione, convocando gli Ordini professionali, le Organizzazioni e i portatori di interesse. Dobbiamo scrivere con penna e calamaio, alla maniera dei vecchi ragionieri, definendo investimenti, necessità di risorse umane e dotazioni finanziarie, individuando chi fa cosa, quando e come.
Fissiamo un calendario serrato di incontri che ci conduca alla scadenza del 31 dicembre pienamente preparati, dopo aver riempito la scatola della nuova città e mantenendo, in piena coerenza, il pensiero strategico della Città Metropolitana. L’orologio del tempo non si può riportare indietro, pertanto non è più consentito perdere energie e minuti preziosi sperando che qualcuno di gerarchicamente superiore imponga dall’alto un veto alla fusione che è disciplinata da una legge voluta dai cittadini.

Luciano D’Alfonso

Carmine Perantuono: Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.