Mattarella ha inaugurato L’Aquila 2026: “La Cultura è motore e collante della civiltà”

Oggi il Capo dello Stato ha inaugurato gli eventi di L’Aquila 2026 Capitale della Cultura: la cerimonia ha tessuto un racconto tra musica, memoria e visione futura

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inaugurato “L’Aquila 2026 Capitale della Cultura” presso l’auditorium della Scuola della Guardia di Finanza. Il Capo dello Stato ha sottolineato che “il ruolo di capitale della cultura riguarda l’intera comunità, è un’opportunità da condividere, un’occasione di crescita. La cultura è motore e anche collante alla civiltà. Un patrimonio che si sviluppa nel dialogo e nel confronto, nello scambio. La cultura è strumento principe di dialogo, di impegno e quindi di pace. Investire in cultura vuol dire investire nella comunità, vuol dire investire in democrazia”.

IL DISCORSO INTEGRALE DI MATTARELLA  (VIDEO)

IL TESTO DEL DISCORSO DI MATTARELLA

Rivolgo un saluto molto cordiale a tutti i presenti, al Ministro della Cultura, al rappresentante della Camera dei Deputati, al Ministro dell’economia, che penso sia qui non soltanto perché ci troviamo ospiti della Guardia di finanza – che ringraziamo – ma anche per sottolineare il legame tra economia e cultura, i benefici che l’economia trae dalla cultura. Un saluto al Sindaco de L’Aquila, al Presidente della Regione, un saluto molto cordiale a tutti i Sindaci della Provincia, che saranno partecipi e anche protagonisti, con i loro concittadini, degli eventi in programma nell’arco del 2026. Il ruolo di Capitale della cultura non è esclusivo delle istituzioni, riguarda l’intera collettività. Riguarda la comunità, riguarda L’Aquila, riguarda questa Provincia, questa Regione. È un’opportunità da condividere. Un’occasione di crescita, nella conoscenza e nell’incontro. Con questo spirito rivolgo un saluto e un augurio, particolarmente intensi, a tutti gli aquilani, e in primo luogo ai giovani, affinché possano trarre da nuove esperienze stimoli e valori da porre a frutto per il futuro delle loro comunità. La cultura è motore, e anche collante, di civiltà. È un patrimonio che dà pregio e significato agli stessi beni materiali di cui disponiamo. Alla stessa natura che ci circonda e che abbiamo il dovere di tutelare. Un patrimonio – la cultura – che si sviluppa nel dialogo e nel confronto. Che si arricchisce nello scambio, acquisendo il sapere degli altri e trasmettendo il proprio, ammirando la creatività e condividendola. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese colmo di storia, di bellezze, di opere d’arte, di creazioni, che ha dato vita nei secoli alla nostra identità grazie ai popoli che hanno abitato le nostre terre, alle loro travagliate vicende storiche, spesso liete, talvolta sofferte, all’incontro con altri popoli, allo sviluppo delle innovazioni e degli scambi. L’immenso valore della cultura – di cui L’Aquila sarà capitale per il 2026 – risalta ancor più in questo periodo storico. In un mondo in cui vi sono molteplici motivi di preoccupazione. Guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie che pensavamo archiviate dal Novecento sono riapparse, con il loro carico di morte e devastazione. La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno di ricerca comune e dunque di pace. La nostra responsabilità è consentirle di svilupparsi, di farsi strada, di seminare e lasciare tracce. Investire in cultura vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile. Vuol dire investire in democrazia. Va ricordato un verso di Ovidio, uomo di queste terre, poeta che ha lasciato un’impronta incancellabile nell’età classica: “Spes tenet in tempus, semel est si credita, longum”. Una speranza, se le si presta fede per una volta, dura per lungo tempo. Il dossier che ha presentato la candidatura di questa città come Capitale della Cultura ha come titolo “L’Aquila città multiverso”. La molteplicità è stata proposta da molte prospettive. Adesso se ne aprono interessanti campi di ricerca che verranno utilmente sperimentati nel corso dell’anno. Molteplicità territoriale anzitutto, con il coinvolgimento nel programma dei Comuni della provincia e dei territori montani che circondano questa città. Molteplicità sociale, perché l’Aquila si presenta come espressione e come riferimento di quelle aree interne, che, nel nostro Paese, a pieno titolo, rivendicano il proprio ruolo essenziale nello sviluppo del Paese. Molteplicità inoltre come metodo per affrontare le sfide della modernità. L’innovazione è necessaria, ineludibile. Le nuove frontiere della tecnologia devono aiutarci anche a rendere più vivibili e connessi i luoghi più lontani, devono aprire la porta a modi di produrre e di vivere più sostenibili, e tuttavia il cambiamento va affrontato preservando e attualizzando i valori umani e civili che sono frutto di grandi conquiste e di grandi sacrifici. In questo cambiamento d’epoca la distinzione tra centro e periferia si dissolve velocemente. I luoghi di centralità si moltiplicano. Ciò che resta di periferico sono invece le esclusioni, le marginalità, gli squilibri territoriali e ambientali. Contrastarli, rimuoverli, è compito essenziale per rafforzare la coesione, e dunque l’unità, dell’Italia. L’Aquila non è nuova a sfide difficili. Ardua è stata quella con la quale si è misurata dopo l’immane tragedia del terremoto del 2009, e con la quale si sta misurando ancora per completare l’opera di ricostruzione e di pieno rilancio. Essere Capitale della Cultura sarà un prezioso contributo a questa impresa di successo della comunità aquilana. Impresa che prosegue verso il futuro. Un’impresa che appartiene anzitutto a L’Aquila e ai suoi cittadini e che sta a cuore a tutta l’Italia. In un tempo di sofferenze indimenticabili, L’Aquila e l’intera Italia seppero reagire e mobilitare energie. Il lavoro di recupero, di restauro, di riavvio delle attività economiche e sociali ha portato a risultati importanti.

La cultura è l’anima di creatività e libertà. Le sue varie espressioni hanno questo potere. E questa terra ne ha visto tante eccellenti manifestazioni. Ignazio Silone, suo figlio illustre, ha scritto che la libertà è “la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a qualsiasi autorità”. Una terra feconda L’Aquila. Terra di Celestino V, Pietro Angelario del Morrone, di cui la Chiesa ha riconosciuto la santità. Il Perdono che elargì, scardinando ogni privilegio di ricchezza o di classe sociale, divenne un gesto rivoluzionario. Tutti potevano ricevere il perdono e aprirsi a vita nuova. La Perdonanza è assai più di un rito che si ripete. E’ un segno universale che rappresenta questa città nella storia. L’Aquila capitale del perdono, e dunque capitale di pace e riconciliazione: così disse Papa Francesco durante la sua visita nell’agosto del 2022. C’è tanto bisogno di questo seme nel mondo in cui ci troviamo. Un seme che può rendere ancora più prezioso e affascinante l’anno da Capitale della cultura italiana che questa città impersona e interpreta quest’anno. Cultura è rifiuto di ogni forza ostile che cerchi di comprimere l’umanesimo. Dobbiamo saper attingere e ispirarci alle nostre radici. “È un errore – ha scritto Mario Pomilio, intellettuale abruzzese di grande finezza – pensare al male come a una sostanza che va annientata, quand’esso è il contrario, è un’assenza, l’assenza di amore che va riempita d’amore”.

Auguro a L’Aquila, su ricordo di questi grandi uomini di cultura di queste terre, a tutti gli Abruzzesi, a quanti si impegneranno nel programma della Capitale della Cultura 2026, a coloro che vi faranno visita dalle altre regioni italiane, dai Paesi europei e da altri continenti, di contribuire a riempire sapientemente i vuoti di questo cambiamento d’epoca. Le arti, gli spettacoli, le iniziative a carattere educativo e culturale produrranno certamente opportunità per dare fiducia e per immetterla nella comunità. Auguri alla Capitale ita liana della Cultura!

L’Aquila – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve da Pierluigi Biondi, Sindaco dell’Aquila, una copia anastatica della Bolla del Perdono di Celestino V, in occasione della cerimonia d’inaugurazione di L’Aquila capitale italiana della cultura 2026, oggi 17 gennaio 2026.
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio Stampa per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

LA CERIMONIA INAUGURALE

Un viaggio profondo tra le radici dei territori e la forza della loro identità culturale: oggi L’Aquila inaugura ufficialmente l’anno da Capitale italiana della Cultura 2026 all’Auditorium della Guardia di Finanza, alla solenne presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Tra gli interventi istituzionali, quelli del ministro della Cultura, Alessandro Giuli,  del sindaco Pierluigi Biondi, che in questi giorni ha raccolto il testimone da Agrigento, e del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.

La direzione artistica del M° Leonardo De Amicis ha immaginato una struttura narrativa nella forma di un’opera corale che racconta il territorio appenninico, L’Aquila e il suo dialogo con Rieti, le origini, la ricostruzione civile e spirituale e l’eredità celestiniana. Condotta da Francesca Fagnani e Paride Vitale,la mattinata si è sviluppata attraverso momenti tematici profondamente legati all’identità del territorio.

“La cerimonia di apertura per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 inaugura ufficialmente un anno simbolico per la città e per il Paese. Un evento corale – ha spiegato il maestro De Amicis – che unisce musica, parola e immagini, affidato a grandi interpreti e alle eccellenze artistiche del territorio. Un racconto civile e culturale che attraversa la storia, la rinascita e la visione futura dell’Aquila. La cerimonia si configura come un atto fondativo: non una celebrazione, ma un impegno condiviso verso il tempo nuovo della cultura”.

Ufficialmente sono state le note dell’Inno di Mameli e dell’Inno alla Gioia a tagliare il nastro della cerimonia. Sul palco, nella prima parte della cerimonia, l’attore Giorgio Pasotti e la voce di Amara per celebrare le origini e la scelta condivisa che portò alla fondazione della città. Il legame tra centri e periferie è stato approfondito con le performance di Simone Cristicchi e l’interpretazione di Amara terra mia da parte di Gianluca Ginoble. A seguire una riflessione su “rinascita e perdono” con l’attrice Viola Graziosi e l’esecuzione del brano La Cura da parte di Simone Cristicchi e Amara.

Il valore della comunità è stato al centro del racconto di Pasotti, accompagnato dalla musica di Simona Molinari, mentre il respiro internazionale dell’evento è garantito dal M° Fabrizio Mancinelli, che ha diretto la sua composizione originale When Time Begins… Again, dedicata alle vittime di Rigopiano.

Ampio spazio è stato dedicato al concetto di “Città Multiverso” con l’intervento di Pietrangelo Buttafuoco e una lettura corale dedicata all’Abruzzo su musiche di Ennio Morricone: un omaggio doveroso al grande Maestro, legato a doppio filo al capoluogo abruzzese di cui era cittadino onorario. Il culmine della mattinata, con il discorso del Presidente Sergio Mattarella, che ha sancito ufficialmente l’inizio delle celebrazioni.

A sostenere l’intera narrazione un’imponente massa sonora composta dalle eccellenze del territorio: i professori dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, I Solisti Aquilani, i giovani talenti del Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila e i Cori Riuniti della città dell’Aquila.

Il filo conduttore della cerimonia è stato rappresentato dalle eccellenze che condividono un legame profondo con l’Abruzzo e che hanno sposato con entusiasmo il progetto culturale. Il cast vanta infatti radici aquilane e forti connessioni territoriali: da Giorgio Pasotti, attuale direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo — ruolo ricoperto in passato anche da Simone Cristicchi, con la presidenza di Pietrangelo Buttafuoco — a Gianluca Ginoble, originario di Roseto degli Abruzzi.

Il legame prosegue con Simona Molinari, cresciuta artisticamente nel capoluogo, l’attrice Viola Graziosi, già Dama della Bolla, e il M° Fabrizio Mancinelli, formatosi proprio all’Aquila. Anche la direzione e la conduzione riflettono questa identità: il M° Leonardo De Amicis è cresciuto e si è formato all’AquilaParide Vitale è di Pescasseroli e la famiglia di Francesca Fagnani è originaria di Cagnano Amiterno, tutti fieri ambasciatori della regione.

“La felice coerenza dello spirito che alimenterà gli oltre 300 eventi di questa speciale stagione aquilana sul grande palcoscenico della cultura nazionale”, ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli,”è un’occasione per proiettare una rinnovata coscienza sociale, morale perfino, sulla Provincia, sull’Abruzzo intero e, via così, per cerchi concentrici sempre più ampi. In varie occasioni, da ultimo come presidente del MAXXI-Roma e del MAXXI-L’Aquila, ho testimoniato la vicinanza personale a questi luoghi del mio cuore e successivamente ho voluto confermare la cura assidua del Ministero della Cultura verso le esigenze materiali e immateriali delle comunità radicate in questo territorio. A tutti voi, a tutte voi, rivolgo il mio auspicio affinché L’Aquila confermi la propria vocazione a essere un luogo eminente di rigenerazione culturale, a esprimere il senso profondo del nostro esistere nella nostra missione pubblica e nella nostra Concordia privata”.

IL SALUTO DEL SINDACO PIERLUIGI BIONDI: La rinascita dell’Aquila è descritta come “respiro della fede”, forza rigeneratrice e progetto rivolto alle nuove generazione. Nell’intervento di avvio in occasione della cerimonia di L’Aquila capitale della cultura 2026 del sindaco del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi, dedica in primis un invito particolare ai giovani: “Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro”, richiamando le parole pronunciate dal presidente della Repubblica nel saluto di fine anno. I ragazzi vengono indicati tra i protagonisti della ripartenza della città, molti dei quali hanno scelto di tornare per studiare, lavorare e mettere su famiglia. Un mondo, si sottolinea, fatto non solo di social, ma di sentimenti e sogni. Il riferimento alla serie ‘Stranger Things’, seguita nella notte di Capodanno, diventa metafora di un’infanzia interrotta come quella vissuta dagli adolescenti del cratere 2009 e del loro “Io ci credo” trasformato in messaggio collettivo. La cultura è definita il perno della ricostruzione: autenticità, memoria, fondamenta e sviluppo. Un modello che guarda anche alle aree interne dell’Appennino, con il coinvolgimento di Rieti nel progetto 2026 per valorizzare legami storici del Centro Italia. Nel testo trovano spazio le citazioni di Ignazio Silone (“l’arte è un fiore selvaggio, ama la libertà”) e di Lev Tolstoj per ribadire che dove “c’è guerra non può esserci cultura”. Viene ricordata la tradizione aquilana del dopoguerra e il ruolo de “li boni homini de Aquila”, mentre l’attenzione si sposta sulle sfide attuali: il peso delle Big Tech, il rapporto tra umanesimo e scienza richiamato da Leonardo Sinisgalli, la necessità di un salto europeo nell’innovazione.

IL DISCORSO DI MARSILIO – Oggi L’Aquila e l’Abruzzo vivono una giornata di alto valore simbolico e civile. L’inaugurazione di “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026” non è soltanto un riconoscimento, ma un atto di fiducia verso una comunità che, con coraggio e coesione, ha saputo rinascere e farsi esempio per l’intero Paese. Questo titolo onora la memoria e insieme consacra il futuro. Quando, nel 2009, il terremoto colpì questa città e il suo territorio, il mondo intero vide immagini di macerie, paura, smarrimento. Ma chi conosce davvero gli abruzzesi sapeva che dietro quelle macerie c’era una comunità che non si sarebbe arresa. In questi anni L’Aquila ha ricostruito le sue case, i suoi palazzi storici, le sue chiese, i suoi teatri, ma soprattutto ha ricostruito la fiducia: la fiducia nelle istituzioni, nella cultura, nel futuro. Per questo la nomina di L’Aquila a Capitale italiana della Cultura 2026 ha un valore che va oltre i confini regionali. È un riconoscimento alla capacità dell’Italia di rialzarsi, di custodire il proprio patrimonio e allo stesso tempo di innovarlo, di unire tradizione e contemporaneità, di fare della cultura un motore di coesione e di sviluppo. L’Aquila si propone come luogo di bellezza, di sapere e di dialogo, testimoniando come la cultura possa essere strumento di ricostruzione morale, prima ancora che materiale. Essa ci unisce, ci rende consapevoli della nostra identità e ci guida verso una crescita più giusta e condivisa. In questo spirito, desidero estendere il significato di questa celebrazione a tutto il territorio abruzzese, e in particolare alle aree interne, che costituiscono l’anima più autentica della nostra Regione. Sono territori che custodiscono la memoria delle origini e che oggi chiedono nuove opportunità: non assistenza, ma visione; non isolamento, ma integrazione. La cultura può e deve essere la leva per rigenerare questi luoghi, per rafforzare la coesione e ridare valore al capitale umano che li abita. Come Regione, intendiamo far sì che l’esperienza di L’Aquila Capitale diventi un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità, sull’innovazione e sulla valorizzazione del nostro patrimonio materiale e immateriale. L’Abruzzo vuole essere laboratorio di equilibrio tra modernità e tradizione, tra crescita economica e tutela del paesaggio, tra comunità locali e prospettiva globale. Rivolgo un sentito ringraziamento al Signor Presidente della Repubblica per la Sua presenza, segno di attenzione e di affetto verso questo territorio, e al Ministero della Cultura per il sostegno determinante alla realizzazione di questo progetto. Un ringraziamento particolare all’amico sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi che ha immaginato e lottato per questo risultato. Ci tengo inoltre a ringraziare soprattutto i cittadini aquilani, che con la loro forza e dedizione hanno dato nuova vita a una città ferita ma mai vinta. Che questo anno di Capitale della Cultura rappresenti per L’Aquila e per l’Abruzzo una nuova stagione di fiducia, di unità e di orgoglio nazionale. Che da questa città, simbolo di rinascita e di pace, si levi l’immagine più vera dell’Italia: un Paese che nella cultura riconosce la sua storia, la sua bellezza e la sua speranza.

GLI EVENTI IN CITTÀ

Dopo la cerimonia istituzionale, la celebrazione si sposta nel centro storico con un ampio programma di eventi ideati e diretti da Marco Boarino, direttore artistico dell’inaugurazione pubblica pomeridiana e serale dell’Aquila Capitale Italiana della Cultura e regista internazionale di spettacolo dal vivo, come la prossima Cerimonia di Apertura delle Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.

Alle 17.30, in piazza Battaglione Alpini (Fontana Luminosa), in scena il Drone Show “Sotto un Unico Cielo”: una creazione originale che, attraverso coreografie luminose, racconterà storia, identità e capacità innovativa del territorio “in un volo costante tra cielo e terra verso il futuro”. Dalle 17.45 alle 18.15 in programma la Parata “Il Viaggio della Luce”, guidata da DUNDU, una grande marionetta di luce “che interpreta la forza creativa e primigenia dell’uomo” con delle Molecole di Luce (suggestive figure luminose animate e accompagnate da musica dal vivo) che condurranno il pubblico insieme ad altri artisti verso Piazza Duomo dove va in scena lo spettacolo “La Città Celestiale” con la “Performance di luce aeree e a terra” a omaggiare lo spirito del capoluogo abruzzese.

A seguire i saluti istituzionali che culminano alle 19.00 con la spettacolare accensione dell’Installazione di Luce “il Faro 99”, un’opera di luce visibile da decine di chilometri di distanza. Tra le 19.00 e le 21.30 le piazze della città si animano di intrattenimento e spettacoli, per replicare nuovamente il Drone Show “Sotto un Unico Cielo” alle 21.30, sempre in piazza Battaglione Alpini (Fontana Luminosa).

“L’inaugurazione del 17 gennaio – ha spiegato Boarino – vuole essere un gesto collettivo che parte dalla storia dell’Aquila e dalla sua identità più profonda per aprirsi al futuro. Un palinsesto pensato per la città e con la città, che trasforma le ferite in luce e la memoria in visione. La cultura diventa così spazio condiviso, capace di coinvolgere i cittadini come protagonisti attivi e di raccontare un territorio in modo inclusivo e contemporaneo. Attraverso la luce, il cielo, le piazze e i simboli che appartengono a questa comunità, celebriamo ciò che L’Aquila è stata, ciò che è diventata e ciò che può ancora immaginare, tracciando nuove traiettorie di senso e di bellezza nel cuore dell’Abruzzo”.

Carmine Perantuono: Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.