Conflitto in Medio Oriente: speculazioni già in atto tra nuovi scenari e sanzioni per chi ne approfitta

Sull’impennata dei prezzi data dal conflitto in Medio Oriente l’economista Pino Mauro parla di scenari nuovi con i quali bisognerà iniziare a fare i conti, mentre Di Corcia dell’Associazione Consumatori Utenti ritiene insufficiente intervenire sulle accise, bisogna colpire chi sta già speculando.

Siamo nel pieno della terza grande crisi petrolifera della storia, dopo quella di metà anni ’70 e quella causata dall’aggressione russa all’Ucraina. Il blocco dello Stretto di Hormuz, ma tutto il conflitto in Medio Oriente, hanno già fatto sentire i propri effetti sul mercato internazionale causando, in primis, un’impennata dei prezzi al consumo. Sul fronte economico il quadro impone un cambio di direzione, soprattutto per le aziende che dovranno fare i conti su aumenti su tutti i settore, come spiega l’economista Giuseppe Mauro:

“Le componenti speculative sono purtroppo inevitabili in contesti del genere – spiega Mauro – per tenere botta bisogna intraprendere un percorso nuovo cercando di limitare i danni, come, del resto, è già stato fatto di fronte ai dazi di Trump, quando le aziende abruzzesi hanno saputo reggere il confronto facendo registrare nel 2025 un +13% di export extra ueropeo.”

Sul fronte aumento beni al consumo, più che rischio speculazione, si è di fronte a un vero e proprio dato di fatto, la speculazione già c’è e la misura annunciata, per quel che riguarda l’impennata del prezzo del petrolio, di accise mobili, non basta, secondo il parere dell’Associazione Consumatori Utenti:

“Bene intervenire sulle accise – spiega Luigi Di Corcia Presidente dell’ACU – ma si deve fare di più, è necessario individuare chi specula ed intervenire duramente attraverso sanzioni o tassazioni specifiche. Non è possibile che ad ogni crisi internazionale i primi a dover pagare siano i consumatori.”

Il servizio del Tg8

Luca Pompei: