Confindustria: in Abruzzo un’azienda su 4 subisce attacchi hacker. Per le Pmi le minacce evolvono più rapidamente della capacità di adattarsi
Le piccole e medie imprese sono esposte a minacce informatiche che evolvono più rapidamente
della loro capacità di adattarsi. In Abruzzo, un’azienda su quattro ha subito almeno un attacco negli ultimi anni, ma solo il 12% ha beneficiato dei fondi per migliorare la sicurezza. È quanto emerge dalla terza edizione del Cyber Index Pmi, l’indice elaborato da Generali insieme a Confindustria, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e Politecnico di Milano.
«L’analisi della maturità digitale delle imprese nel 2025 evidenzia in Abruzzo, come in tutto il Centro-Italia, una sorta di stagnazione: il 77% delle imprese fatica a dare seguito ai primi passi compiuti nella sicurezza digitale – afferma il presidente di Confindustria L’Aquila Abruzzo Interno, Ezio Rainaldi – A frenare l’evoluzione è una percezione del pericolo ancora troppo bassa: solo il 32% delle aziende ritiene che le azioni malevole rappresentino un rischio per il proprio
business».
Secondo il rapporto, nel 2025 la cybersecurity per le Pmi ha raggiunto un livello di complessità senza precedenti. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha registrato 1.549 eventi cyber
nel primo semestre (+53% rispetto al 2024) e 1.253 nel secondo (+30%).
«L’incremento a doppia cifra dimostra che la minaccia viaggia a una velocità che le Pmi faticano a inseguire – evidenzia Rainaldi – Il 2,5% delle imprese ha avuto conseguenze operative o finanziarie negative, mentre nel 6% dei casi si sono rese necessarie importanti azioni di risposta.
L’evoluzione più dirompente riguarda l’uso dell’AI come acceleratore della minaccia – sottolinea il direttore Francesco De Bartolomeis -. La tecnologia è ormai capace di orchestrare intere campagne di attacco, abbattendo le barriere d’ingresso e favorendo una pericolosa industrializzazione del crimine informatico».
La spesa delle imprese italiane in cybersecurity ha raggiunto nel 2025 i 2,78 miliardi di euro (+12%).
«Prioritario – conclude Rainaldi – colmare il deficit informativo che ancora coinvolge
il 39% delle imprese, ignare di tali opportunità».
