Agricoltori dall’Abruzzo a Bruxelles per la manifestazione europea

Anche Coldiretti e Confagricoltura Abruzzo oggi a Bruxelles: la manifestazione europea chiede un cambio di rotta sulle politiche agricole comunitarie

La mobilitazione di oggi ha visto agricoltori da tutta Europa riuniti insieme al Copa-Cogeca, in concomitanza con il Consiglio europeo, per chiedere un cambio di rotta sulle politiche agricole comunitarie. Oltre 10mila produttori e centinaia di trattori hanno sfilato per le strade di Bruxelles, davanti al Parlamento Ue, per chiedere un futuro sostenibile e competitivo per il settore.

La mobilitazione, sostenuta da oltre 40 organizzazioni agricole dei 27 Stati membri riunite nel Copa-Cogeca, ha lanciato un messaggio chiaro alle istituzioni europee: la riforma della Pac post 2027, così come proposta, è inaccettabile. I produttori hanno chiesto di ascoltare chi ogni giorno garantisce cibo, lavoro e futuro ai territori, denunciando tagli di bilancio, scelte politiche penalizzanti, concorrenza sleale e burocrazia opprimente.

L’obiettivo è quello di contestare una proposta di riforma della Politica agricola comune (PAC) che non intercetta le esigenze reali delle aziende, riduce le risorse e rischia di compromettere la tenuta di un settore strategico per l’economia, l’occupazione e la sicurezza alimentare dell’Unione Europea.

In un contesto segnato da costi di produzione sempre più elevati, mercati instabili, concorrenza extra UE e cambiamenti climatici, l’agricoltura europea chiede politiche all’altezza delle sfide. Per Confagricoltura, senza una PAC forte, unitaria e dotata di un budget adeguato, il rischio è quello di indebolire definitivamente la capacità produttiva del continente.

“Non siamo a Bruxelles per una protesta di facciata, ma per difendere il futuro dell’agricoltura europea – dichiara il presidente di Confagricoltura Abruzzo, Fabrizio Lobene -. Se oggi l’Europa non accompagna l’agricoltura con politiche adeguate ai tempi che viviamo, domani non sarà più in grado di reggere il mercato globale”.

Confagricoltura Abruzzo arriva a Bruxelles con una delegazione regionale organizzata, espressione di un territorio che non intende restare spettatore di decisioni calate dall’alto, ma vuole incidere nel momento in cui si decidono le regole del futuro. Un ruolo  nella mobilitazione è occupato dal tema generazionale, considerato uno dei nodi più delicati della riforma in discussione.

“I giovani agricoltori sono oggi la cartina di tornasole delle politiche europee – sottolinea Lobene -. A loro chiediamo di investire, innovare e restare nelle aziende, ma allo stesso tempo togliamo risorse, certezze e prospettive. È un messaggio sbagliato e pericoloso”.

Secondo Confagricoltura, una PAC debole rischia di allontanare proprio quella generazione che dovrebbe garantire continuità, innovazione e competitività al sistema agricolo europeo.

“Se perdiamo i giovani, perdiamo il futuro. Non si può chiedere a una nuova generazione di costruire il domani dell’agricoltura senza prima difendere il terreno economico e normativo su cui deve poggiare. Il 18 dicembre saremo a Bruxelles per difendere un settore che non chiede scorciatoie, ma regole giuste e una visione di lungo periodo” conclude Lobene.

A Bruxelles anche migliaia di agricoltori di Coldiretti sono scesi pacificamente in piazza al grido di “Non è questa l’Europa che vogliamo”.

“Per salvare l’agricoltura europea e la sicurezza alimentare di 400 milioni di cittadini occorre mandare via i tecnocrati che condizionano un’Unione Europea sempre più lontana dai cittadini e pericolosamente vicina alla sua implosione. Un piano che appare come un attacco alle fondamenta della sovranità alimentare dell’intero continente, in un momento in cui tutte le altre potenze investono sempre di più nell’agricoltura, ritenuta da tutti – tranne che dall’Europa – una risorsa strategica” – ribadisce Coldiretti facendo notare c’è bisogno di un’Europa diversa, più coraggiosa, meno ideologica e più vicina ai problemi reali.

Assieme al presidente e al segretario generale di Coldiretti, Ettore Prandini e Vincenzo Gesmundo, a Bruxelles sono presenti agricoltori e agricoltrici provenienti da tutta Italia, compresi molti giovani che saranno le prime vittime della riduzione del 25% dei fondi della Politica agricola comune e della sua diluizione in un fondo unico. Per l’Italia si tratta di un taglio netto di 9 miliardi, che salgono a 90 se si considera l’intera Ue.

“Una decisione irresponsabile di Von der Leyen che provocherà il tracollo della produzione agroalimentare europea, favorendo un boom di importazioni da Paesi come quelli del Mercosur, privi degli stessi standard su utilizzo di pesticidi, protezione ambientale e diritti dei lavoratori. Quello del Mercosur, infatti, è un accordo ancora denso di lacune che non vengono sanate neppure dagli emendamenti recentemente approvati dal Parlamento europeo e che, secondo Coldiretti, potrà essere approvato solo dopo l’introduzione reale e vincolante dei principi di salvaguardia e di piena reciprocità, e non di clausole formali o strumentali” dice ancora Coldiretti.

Sulle centinaia di cartelli esibiti dai manifestanti si leggono, tra gli altri, “Von der Leyen go home”, “Contro i contadini non si governa”, “Affamate chi vi sfama”, “Fuori gli autocrati dall’Europa”, “A Bruxelles si taglia, nei campi si chiude”.

“Le guerre e i conflitti commerciali di questi ultimi anni hanno fatto emergere la centralità del cibo e la necessità di sviluppare filiere agroalimentari quasi autonome. La Cina, nell’ultimo vertice esteso a Russia, India e Brasile, ha posto la filiera alimentare al top delle priorità. Gli Usa, con il Farm Bill, destinano all’agricoltura risorse quadruple rispetto all’Europa – ha sottolineato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini –. E l’Ue? Taglia i fondi in maniera folle: 90 miliardi in meno, 9 miliardi solo per l’Italia. Von der Leyen così impedisce di produrre cibo di qualità per la salute degli europei e di potenziare le esportazioni. Gli altri Paesi agiscono per salvaguardare le proprie produzioni, mentre l’Europa è oggi incapace di proteggere i suoi settori chiave. Senza investimenti perderemo competitività, innovazione e slancio vitale. Da un lato l’Ue favorisce l’ingresso di prodotti coltivati con pesticidi e sfruttamento del lavoro, dall’altro massacra le nostre aziende con la burocrazia, accanendosi spesso su chi è più debole. Non siamo contro gli accordi commerciali, ma servono reciprocità e regole uguali per tutti”.

“Noi siamo europeisti per vocazione, non esiste un altro settore produttivo, in Italia, che abbia avuto più dell’agricoltura e dell’agroalimentare un rapporto così profondo e continuativo con il meccanismo europeo – ha ricordato il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo –. Ma questa Europa ha bisogno di uscire dal coma in cui la stanno gettando i tecnocrati. Diciamo no al furto dei fondi degli agricoltori per pagare bombe e carri armati. Ci battiamo contro la deriva autocratica di una Commissione che ha completamente marginalizzato il Parlamento, eletto dai cittadini, e ostracizza corpi intermedi, rappresentanze e sindacati, reputati ancoraggi democratici che ne intralciano il percorso. Serve un’Europa diversa”.

Per l’occasione Coldiretti ha diffuso un manifesto programmatico che inizia con un netto no al Fondo Unico Agricolo: servono risorse certe e regole distinte per la Pac, per garantire sicurezza agli agricoltori e cibo di qualità ai cittadini consumatori. Serve anche l’abrogazione della regola dell’origine del codice doganale e l’etichettatura obbligatoria con indicazione del Paese di provenienza, per fermare l’inganno sul cibo ai danni dei consumatori.

Coldiretti denuncia anche la burocrazia Ue che schiaccia le aziende agricole. L’associazione richiede maggiori risorse per sostenere il reddito agricolo, garantendo cibo buono e distintivo contro l’aumento degli ultra-processati, causa di malattie croniche. Propone progetti territoriali con mercati contadini, scuole e mense per promuovere stili alimentari sani basati su prodotti naturali e locali. Considerato che gli agricoltori sono i custodi dell’ambiente, servono risorse dedicate alle aree interne e montane per conservare il territorio.

Anche Cia–Agricoltori Italiani era presente a Bruxelles in prima linea, con delegazioni da tutta Italia e, in particolare, una folta rappresentanza dall’Abruzzo, che ha voluto ribadire il sostegno agli agricoltori italiani ed europei.

“La nostra presenza dall’Abruzzo a Bruxelles dimostra quanto i nostri agricoltori sentano sulla propria pelle le conseguenze di scelte europee lontane dalla realtà dei territori – ha dichiarato Nicola Sichetti, presidente di CIA Abruzzo. – La Pac post 2027, così come impostata, rischia di penalizzare in modo particolare le regioni come la nostra, caratterizzate da aree interne, agricoltura familiare e produzioni di qualità. Chiediamo un’Europa che investa davvero in chi presidia il territorio, garantisce sicurezza alimentare e tutela l’ambiente, riducendo burocrazia e concorrenza sleale. Senza agricoltori non c’è futuro né per l’Abruzzo né per l’Europa”.

 

Marina Moretti: