Concorsi truccati Università di Catania, assolta docente Ud’A

Concorsi truccati all’Università di Catania, condannato l’ex rettore Basile, assolta con formula piena la sismologa dell’Università d’Annunzio Chieti Pescara Giuseppina Lavecchia

Si conclude con la piena assoluzione la vicenda giudiziaria della professoressa Giuseppina Lavecchia, docente presso l’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara.

Il Tribunale Penale di Catania, Prima Sezione Collegiale, all’esito della camera di consiglio, a conclusione del dibattimento relativo al maxi-processo denominato “Università Bandita”, ha pronunciato sentenza di assoluzione con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, nei confronti della professoressa Lavecchia, difesa dall’Avvocato Wania della Vigna.

Alla professoressa era stato contestato il falso ideologico in atto pubblico per lo svolgimento di una riunione telematica della commissione giudicatrice nell’agosto 2017, per la chiamata di un professore di seconda fascia presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali.

L’ipotesi accusatoria, che contestava presunti falsi ideologici in atti verbali del 2017, è stata integralmente smentita dall’istruttoria dibattimentale.

Il procedimento “Università Bandita” ha rappresentato una delle inchieste più imponenti e complesse mai condotte nel mondo accademico italiano, con ben 45 imputati nel solo troncone principale. Tra i coinvolti figuravano ex rettori, direttori di dipartimento e illustri docenti provenienti dai più prestigiosi Atenei d’Italia, chiamati a Catania come commissari d’esame in virtù della loro chiara fama nazionale. In questo scenario di estrema complessità, che ha visto il coinvolgimento di accademici da ogni parte del Paese, la posizione della docente dell’Ud’A è stata vagliata minuziosamente.

L’avvocato Wania della Vigna esprime grande soddisfazione:

“Questa sentenza rende finalmente giustizia alla Professoressa Lavecchia, che è uscita completamente scagionata da un processo mediaticamente e umanamente gravoso. L’assoluzione con formula piena conferma la correttezza cristallina del suo operato e la totale estraneità alle logiche oggetto dell’inchiesta. È la fine di un calvario che la mia assistita ha affrontato con dignità, fiduciosa che la magistratura avrebbe accertato la verità dei fatti, restituendole la serenità che merita una studiosa del suo calibro.”

Mentre il dispositivo della sentenza ha previsto condanne per altre figure coinvolte nel medesimo procedimento, la posizione della Lavecchia viene definitivamente e totalmente chiusa sancendo la sua assoluta integrità nell’esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale svolte all’interno delle commissioni universitari

Sono trascorsi sette anni dal blitz Università Bandita. La sentenza di primo grado è arrivata da parte della seconda sezione del Tribunale. Le accuse nei confronti di ex rettori dell’ateneo e professori erano, a vario titolo, corruzione, turbativa d’asta, falso e l’ormai cancellato abuso d’ufficio. L’inchiesta della Digos della questura aveva portato a smascherare una presunta serie di concorsi pilotati o cuciti su misura su candidati prescelti.

Ci sono state 6 condanne e 45 assoluzioni. La condanna più pesante è stata per l’ex rettore Francesco Basile alla pena di anni cinque (per 4 capi d’imputazione). Poi Filippo Drago a 2 anni, Antonio Giuseppe Biondi a 2 anni, Marcello Angelo Alfredo Donati 2 anni, Marco Montorsi a due anni, Giuseppe Maria Pappalardo è stato condannato alla pena di otto mesi.

Per tutti i condannati, eccetto Francesco Basile, il tribunale ha disposto la sospensione condizionale della pena per il termine di cinque anni. Per il chirurgo è stata inoltre dichiarata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

 

Marina Moretti: