A Spoltore 14 consiglieri comunali chiedono indizione di un referendum locale sulla fusione con Pescara e Montesilvano
Il presidente del Consiglio Comunale di Spoltore Lucio Matricciani ha detto di avere ricevuto questa mattina la richiesta formale da parte di 14 consiglieri comunali per indire un referendum consultivo locale sulla fusione.
La richiesta, ai sensi dell’articolo 28 del regolamento degli istituti di partecipazione recentemente approvato dal Consiglio, dà seguito al dibattito avviato nelle scorse settimane dalla mozione presentata dal consigliere comunale di Fratelli D’Italia Stelvio D’Ettorre.
«Il primo firmatario della richiesta è il sindaco Chiara Trulli – dice Matricciani – e non mancano consiglieri comunali di minoranza, a dimostrazione di un tema che non ha colori politici, ma che è strettamente legato al futuro e alla vita concreta della nostra comunità. Come oggetto della consultazione è stato proposto il quesito “Siete favorevoli alla prosecuzione del processo di fusione per la costituzione del nuovo Comune denominato Pescara che comporterà la soppressione del Comune di Spoltore?”»
In allegato alla richiesta c’è la proposta di deliberazione per il Consiglio comunale e una relazione in cui sono elencate le motivazioni a supporto della necessità di procedere con un referendum, mettendo a raffronto lo stato dell’arte e le criticità.
«Si ritiene – recita il documento sottoscritto dai quattordici consiglieri – indispensabile ricorrere a una nuova consultazione popolare che – a distanza di 12 anni dal referendum regionale – possa restituire l’effettiva volontà della cittadinanza in ordine a una scelta ormai superata e che, tuttavia, avrebbe delle conseguenze profonde e irreversibili sul territorio e sulla popolazione».
Sempre nella relazione allegata alla proposta di delibera si evidenzia che “le difficoltà e le problematiche che sono emerse, sia di natura politica, ma soprattutto di carattere tecnico/amministrativo, sono tali da determinare continui affaticamenti da parte degli uffici che si trovano nella concreta impossibilità di fronteggiare questioni mai veramente dipanate e che – alla luce dei fatti – non risultano veramente gestibili”.
Le caratteristiche delle materie ancora da associare, o in fase di associazione, richiedono una organizzazione unitaria degli uffici che “può assumere diverse declinazioni”. La necessità, dunque, è “di comprendere come si associa la gestione di un ‘apparato strutturale’ che non è di certo un servizio”.
Nelle considerazioni conclusive si stigmatizza il contenuto della legge regionale che regola il processo di fusione, la quale “non trova il suo fondamento in alcuno studio preliminare e complessivo di fattibilità che sarebbe stato indispensabile in primo luogo per effettuare una valutazione concreta e reale sul rapporto costi/benefici derivante da un’eventuale fusione e, in secondo luogo, per dettare un cronoprogramma del processo di fusione basato su dati reali e verificati”.