CARE: “Mobilitazione per famiglia nel bosco colpisce altri minori”

Il Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie: “La mobilitazione per la famiglia nel bosco colpisce altri minori della struttura di Vasto”

Il Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie in rete denuncia la situazione critica che si è prodotta a seguito della mobilitazione per la famiglia nel bosco. Secondo il CARE la vicenda produce ripercussioni negative sugli altri minori ospiti della struttura protetta di Vasto.

«In questi giorni – si legge nella nota del CARE – la forte esposizione mediatica della vicenda che riguarda i tre bambini appartenenti alla cosiddetta “famiglia nel bosco” ha prodotto una mobilitazione pubblica intensa e polarizzata. In questo contesto, però, c’è un fatto grave che rischia di passare quasi inosservato e che invece dovrebbe interpellare la
responsabilità di tutti. Secondo quanto segnalato dall’Autorità garante per l’infanzia e
l’adolescenza della Regione Abruzzo – continua il Care -, durante una manifestazione davanti alla casa-famiglia di Vasto che ospita i minori è stata insultata una ragazza residente nella struttura, scambiata per un’operatrice sociale. Questo episodio rappresenta un fatto estremamente grave, perché rende evidente come la mobilitazione pubblica stia colpendo direttamente altri minori che vivono nella stessa comunità e che non hanno alcun ruolo nella vicenda.

I bambini e i ragazzi ospiti della casa-famiglia di Vasto stanno subendo una sovraesposizione che contraddice apertamente i principi fondamentali della tutela dell’infanzia. Quella struttura è prima di tutto il loro spazio di vita quotidiana: il luogo in cui dormono, studiano, costruiscono relazioni e cercano stabilità dopo percorsi familiari spesso difficili. In questi giorni, invece, lo spazio che dovrebbe garantire protezione e riservatezza è diventato oggetto di attenzione pubblica, con manifestazioni organizzate davanti alla struttura, presenze esterne continue e un clima di forte pressione. Questo significa che bambini e adolescenti già segnati da esperienze di vulnerabilità si trovano a vivere in un contesto improvvisamente esposto e carico di tensione. Significa vedere il luogo in cui si vive trasformato in uno spazio osservato, discusso e attraversato da conflitti pubblici che non li riguardano. Significa, come dimostra l’episodio denunciato dalla
Garante regionale, diventare perfino bersaglio diretto di accuse e aggressioni verbali.
Tutto questo avviene mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi quasi esclusivamente su una narrazione semplificata della vicenda, alimentata da una forte polarizzazione mediatica.
Questa dinamica finisce per agire come una vera e propria cortina fumogena: l’attenzione collettiva si concentra su uno scontro simbolico, mentre restano in secondo piano i diritti dei
minori nella loro interezza. In questo clima tornano a circolare narrazioni che delegittimano
radicalmente gli strumenti di protezione dei minori — dall’intervento dei servizi sociali all’affido arrivando a parlare di “rischio adozione” — descrivendoli come strumenti arbitrari o persecutori. Si tratta di rappresentazioni che semplificano e deformano una realtà molto più complessa e che
rischiano di compromettere la fiducia verso istituzioni e professionisti che ogni giorno lavorano, spesso con risorse limitate, per proteggere bambini e ragazzi in situazioni difficili».

«Il Coordinamento CARE – dichiara la presidente Anna Guerrieri – denuncia con forza che la spettacolarizzazione e la polarizzazione di questa vicenda stanno producendo un danno
concreto ai diritti dei bambini: a quelli che vivono nella comunità di Vasto, esposti a pressioni e intrusioni che non dovrebbero mai attraversare uno spazio di protezione; agli stessi tre bambini coinvolti nella vicenda, che hanno diritto alla riservatezza e alla tutela della propria storia; e, più in generale, al sistema di protezione dell’infanzia, che rischia di essere delegittimato proprio mentre dovrebbe essere rafforzato. Quando la polemica pubblica finisce per colpire i luoghi della
tutela e chi vi lavora, non si stanno difendendo i bambini: si stanno mettendo in discussione i loro diritti».