Asl Pescara, Pd: “Ancora bloccata la procedura di valutazione del Dg”

Asl Pescara, ancora ritardi sulla valutazione del Direttore generale: la Commissione di Vigilanza ha chiarito le competenze, ma l’attesa si trascina ormai da settembre, ricorda il Pd. E spunta intanto un doppio criterio circa il rispetto dei tempi delle liste d’attesa

I Consiglieri regionali Blasioli e Paolucci tornano sulla vicenda relativa alla valutazione del Direttore generale della Asl di Pescara e in generale sulla competenza e i criteri utilizzati per la valutazione dei manager abruzzesi.
Come hanno ricordato,  i manager della Asl abruzzesi vengono valutati medio tempore, cioè dopo due anni di contratto, sulla base della delibera di incarico della Giunta regionale che elenca gli obiettivi da raggiungere, tra cui il contenimento delle liste di attesa. Una valutazione nel complesso positiva può determinare una premialità fino al 20% del trattamento economico omnicomprensivo pari a 149.000 euro, quindi circa 30.000 euro; una valutazione negativa può portare addirittura alla decadenza.
La nomina dell’attuale manager della Asl di Pescara risale all’11 settembre 2023, per cui la valutazione -affermano i dem- avrebbe dovuto svolgersi circa sei mesi fa, allo scoccare dei due anni, invece, “incomprensibilmente, la stiamo ancora aspettando. Attraverso un accesso agli atti abbiamo però riscontrato una profonda discordanza tra uffici regionali, Asl, Agenzia sanitaria e assessorato sulle competenze rispetto a questa valutazione. L’attività politica portata avanti, e in particolare l’interpellanza a cui ha risposto l’assessore alla sanità nel Consiglio del 17 febbraio 2026 e la Commissione di vigilanza presieduta da Sandro Mariani, hanno consentito di chiarire in maniera netta alcuni aspetti, alimentando in compenso nuovi dubbi in relazione alle liste di attesa per le prestazioni sanitarie, problematica che interessa direttamente gli abruzzesi, in un momento, tra l’altro, in cui «il Sole 24 ore» assegna alla nostra Regione la maglia nera per le liste d’attesa, sulla base della gravità effettiva del ritardo rispetto ai limiti previsti dalle prescrizioni”, hanno dichiarato Blasioli e Paolucci.

Ricalcando la risposta fornita dall’Assessore Verì nel Consiglio dello scorso 17 febbraio, il Direttore del Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo ha confermato, di fatto, come la valutazione del Direttore generale spetti all’Agenzia sanitaria regionale, e che nulla è cambiato a seguito del Decreto legge 73 del 7 gennaio 2024, il cosiddetto Decreto Liste d’attesa. È una risposta che -secondo il Pd- risolve una volta per tutte i dubbi che si erano accumulati in questi lunghi mesi di corrispondenza, e che “soprattutto conferma la nostra tesi e smentisce quanto sostenuto dal centrodestra sull’argomento. Il RUAS (Responsabile Unico dell’Assistenza Sanitaria), infatti, non ha alcuna competenza sulla valutazione, in quanto non valuta i manager in relazione alle liste d’attesa. Tuttavia, le rassicurazioni circa una valutazione del Comitato di Dipartimento Sanità entro le prime due settimane di marzo sono cadute nel vuoto. Non solo, da settembre sono trascorsi ormai sei mesi, e solo grazie al nostro intervento si è chiarito quello che in 14 lettere girate tra i vari enti non si era riuscito a dirimere. Oltretutto, nella Commissione di Vigilanza il Direttore dell’Agenzia sanitaria regionale ribadiva di non essere nelle condizioni di effettuare una valutazione compiuta avendo a disposizione solo alcuni dati. A questo punto ci chiediamo: gli sono stati finalmente forniti tutti i dati necessari? E quanto tempo ancora dovrà trascorrere per questa valutazione?”.

“Resta poi” -aggiunge il Pd- “un interrogativo gigantesco che è venuto fuori dalla Commissione di vigilanza e attiene alla modalità con cui si effettua questa valutazione. Nel corso della discussione è infatti emerso un diverso criterio di valutazione dei tempi di attesa. Mentre la Asl di Pescara sostiene che vada valutato il tempo medio di erogazione delle prestazioni cosiddette “traccianti” (100 esami specifici individuati dal Decreto Liste d’attesa come indicatori “pilota”) tra classi di priorità, l’Agenzia puntualizza invece la necessità di valutare il numero delle prestazioni eseguite entro i tempi dettati dalle priorità, non la media. Sembra una differenza di poco conto ma non lo è. Facciamo un esempio pratico sulla base di 10 prestazioni brevi (per legge entro 10 giorni) effettuate: 3 prestazioni entro 5 giorni e 7 prestazioni entro 12 giorni fanno una media di 10 prestazioni entro 9,9 giorni, dunque con questo criterio si resta apparentemente nei termini di legge. Tuttavia, se si contano invece le singole prestazioni eseguite, ben il 70% risultano fuori legge. Con ogni probabilità è proprio questo il motivo per cui gran parte delle prestazioni, sebbene erogate con tempistiche inaccettabili, vengono comunque valutate positivamente. E a pagarne le spese sono al solito i cittadini, sempre più sfiduciati e disillusi”.

 

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.