Area di Risulta: per le associazioni “favore da milioni di euro a chi ha inquinato…”

Area di Risulta e “tombamento di 24.000 tonnellate di rifiuti in pieno centro a Pescara”: per le associazioni “sarebbe un favore da oltre 10 milioni di euro e all’inquinatore e beffa per i cittadini con danno patrimoniale al Comune “

“La surreale proposta di realizzare nell’area di risulta al centro di Pescara una discarica di fatto tombando decine di migliaia di tonnellate di materiali contaminati, comprese 24.000 tonnellate di rifiuti, sarebbe un vero regalo al responsabile dell’inquinamento che è chiamato a rispondere della bonifica integrale del sito sulla base del principio comunitario “chi inquina paga”. Masci per caso vuole fare un favore milionario al soggetto responsabile togliendogli le castagne dal fuoco sulla testa degli interessi dei cittadini e arrecando un grave danno patrimoniale al Comune stesso?” così le associazioni Forum H2O e ForumAmbientalista.

“Stupiscono infatti le dichiarazioni fuorvianti del sindaco che ha sostenuto che la scelta di tombare i rifiuti in pieno centro a Pescara sia dettata da aspetti economici e che l’eventuale bonifica integrale sarebbe un costo per la collettività insopportabile. Per smentirlo basta andare a Bussi dove una società, Edison, sta pagando di tasca propria tutta la bonifica. Anzi, il Comune di Pescara senza la bonifica integrale subirebbe pure un danno patrimoniale perché mantenere lì sotto i veleni comporterebbe pesanti limitazioni d’uso alla proprietà comunale. Non a caso l’ARPA nel procedimento ha già messo a verbale che “la realizzazione dell’intervento di messa in sicurezza permanente (nel seguito capping) andrà a costituire un vincolo che limiterà le previsioni di sviluppo urbanistico”.

“La stessa proposta progettuale, a proposito dei rischi futuri,- spiegano le associazioni- ammette che sulla base delle simulazioni svolte con il software Risknet 3.2, è emerso che non tutte le aree sono idonee per la localizzazione dei previsti piccoli manufatti con funzione di punto – ristoro. In particolare non sono idonee alla localizzazione di piccoli volumi indoor le aree competenti ai poligoni che formano la sorgente S1 (Spz10, Spz9, Spz8, T8, T1, SPz12). Quindi come limitazione d’uso si raccomanda l’esclusione della realizzazione di edifici nelle aree competenti ai punti di indagine Spz10, Spz9, Spz8, T8, T1, SPz12. Già nell’ordinanza sindacale del 2016 con cui si vietava l’utilizzo dell’acqua sotterranea per una vasta zona del centro cittadino, molto più estesa rispetto all’area di risulta, il comune parlava di rivalsa nei confronti dell’inquinatore. Nel procedimento il comune non a caso si auto-definisce proprietario non responsabile del sito. Abbiamo consultato l’atto di compravendita del 2001 e non compaiono riferimenti a bonifiche e/o eventuali manleve. Pertanto l’individuazione del responsabile della contaminazione dovrebbe essere la priorità assoluta eppure dalla scoperta dell’inquinamento gli enti non hanno fatto nulla in tal senso. Il comune ha sollecitato la provincia a emanare l’ordinanza di messa in mora dell’inquinatore visto che il Piano di Caratterizzazione a firma Brandelli già dava indizi concreti sull’eventuale responsabile? Ha mandato ulteriori carte e documenti utili? Tra l’altro, prevedendo la proposta un “sarcofago” bucato, nel senso che ci sarebbe un telo da discarica sopra ai rifiuti e ai terreni contaminati con barriere verticali di pochi metri su tre lati, ma nulla sotto ai rifiuti con la conseguenza che i materiali contaminati e i rifiuti sarebbero lasciati “a mollo” in falda, nella stessa documentazione del comune fin dalle premesse si sostiene a pag. 4 “gli interventi strettamente necessari individuati nell’analisi di rischio sono: ….2. Trattamento della falda in valle idraulico.”

“Insomma, qualora venisse realizzato il “parco dei veleni” si prospetta uno scenario futuro non proprio edificante. Giusto per far comprendere la situazione di compromissione ambientale e sanitaria, l’analisi di rischio del 2026 ristretta al solo lotto 1C, quello del futuro Parco, ha pure evidenziato la presenza attuale di non conformità per gli usi commerciali al piano terra di immobili posti a trenta metri di distanza esternamente al perimetro del lotto. Secondo la relazione agli atti “Si rileva invece rischio da suolo profondo per esposizione indoor” in quanto “I contaminanti che danno rischio sono etilbenzene e la frazione alifatica C5 – C8, riscontrati nello spessore fra 4 e 5 metri del sondaggio spz9”.

“Il Sindaco ignora che già in una lettera del 2017 per conto della SOA avevo lanciato l’allarme” denuncia Augusto De Sanctis del Forum H2O. “Scrivevo testualmente “…preoccupa il livello di contaminazione diffusa con superamenti dei limiti di legge riscontrati sia nei terreni (soprattutto Piombo, Idrocarburi e Idrocarburi Policiclici Aromatici oltre a Zinco e solventi clorurati) che nella falda (soprattutto Tetracloroetilene ma anche Cloruro di Vinile, Arsenico, Cloroformio e Boro). L’analisi di rischio, come riconosce la stessa redattrice, ha importanti limiti dovuti al fatto che non è stata svolta una vera e propria caratterizzazione dell’area. Il documento si basa su dati non omogenei e preliminari. In ogni caso, pur escludendo problemi di esposizione a contaminanti in aree centrali oggi usate come parcheggio, evidenzia una criticità da risolvere proprio nel punto dove si dovrebbe costruire uno dei due palazzi. È vero che la legge prevede dal 2014 la possibilità di realizzare progetti in aree potenzialmente contaminate con procedure particolari senza passare per tutta la trafila della caratterizzazione ma ci chiediamo come mai il Comune di Pescara, pur sapendo dal 2005 che l’area era contaminata, non ha rispettato le norme che impongono le procedure di caratterizzazione e bonifica. Su questo aspetto chiediamo che la Regione Abruzzo, competente nel coordinamento e nella supervisione delle procedure, proceda ai sensi di legge anche con segnalazione alle autorità competenti perché è una vera e propria omissione che dura da 12 anni! Andando sul pratico, ci pare azzardato, vista l’estensione dell’intervento, non avere dati più precisi perché ci potrebbero essere brutte sorprese per quanto riguarda i costi di gestione dei terreni e di eventuali contaminanti in falda in sede di realizzazione dei progetti.”

Dopo una prima dettagliata lettera di osservazioni inviata lo scorso 28 maggio, stamattina sono quindi partite due ulteriori note con diffide al Comune e agli enti “su molteplici palesi omissioni che devono essere urgentemente risolte”.

Barbara Orsini: