Area di risulta: ARPA boccia il “tombamento”. Forum H2O: “Serve bonifica integrale”

Seondo l’ARPA 24mila tonnellate di rifiuti resterebbero “a mollo” in falda. Forum H2O chiede la bonifica integrale a carico del responsabile. Incontro pubblico lunedì 15 giugno

L’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale) ha sonoramente bocciato l’Analisi di Rischio del progetto di messa in sicurezza permanente – il cosiddetto tombamento – dei rifiuti e dei terreni contaminati del lotto 1C dell’Area di Risulta depositata dai consulenti del Comune e ha ammesso che le 24.000 tonnellate di rifiuti non sarebbero veramente isolate su tutti i lati ma rimarrebbero “a mollo” nell’acqua di falda.

Dopo aver evidenziato un lunghissimo elenco di criticità, i tecnici dell’Agenzia concludono che “che l’analisi di rischio proposta non è valutabile favorevolmente”. Anche la ASL ha sollevato alcuni problemi, come non aver valutato la presenza di residenze, con stazionamento di persone anche h24, quindi maggiormente esposte.

Tra l’altro nel documento depositato dal comune e bocciato dall’ARPA si evidenziava la presenza attuale di rischio per i lavoratori dei locali commerciali per esposizione ad alcuni degli inquinanti (che ARPA riepiloga “emergono rischi cancerogeni non accettabili per l’etilbenzene, rischi tossici non accettabili in relazione alla frazione alifatici C5 – C8, rischi tossici cumulati indoor e rischi ambientali non accettabili”).

Inoltre indicava l’impossibilità di realizzare chioschi e altri locali, anche di minime dimensioni, anche a seguito dell’intervento proposto di tombamento.
Inoltre, ed è un aspetto esiziale, l’ARPA ammette ciò che Forum H2O e ForumAmbientalista avevano da subito osservato leggendo il progetto e, cioè, che “non sono presenti in modo ubiquitario litologie impermeabili nelle quali ammorsare le palancole. L’intervento non avrà quindi l’effetto di isolare il rifiuto dalle acque sotterranee.”

Un problema insuperabile, se non violando palesemente la legge, visto che per il Testo Unico dell’Ambiente D.lgs.152/2006 (art.240) così definisce la Messa in Sicurezza Permanente “l’insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l’ambiente. In tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d’uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici; di Emergenza”.

Concetto ribadito anche recentemente in un interpello interpretativo dai dirigenti del Ministero dell’Ambiente che rispondendo nel 2022 a un quesito della Provincia di Verona ha precisato che una Messa in Sicurezza Permanente “deve garantire l’isolamento (letteralmente traducibile nella completa separazione sia orizzontale che verticale) della/e matrice/i ambientale/i contaminata/e (suolo, sottosuolo, materiali di riporto, acque sotterranee) dalle matrici limitrofe. Tale isolamento deve essere definitivo (quindi non temporaneo/provvisorio ma conclusivo e persistente nel tempo) ed idoneo a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza (in altri termini la massima protezione) per le persone e per l’ambiente.

Dichiara Augusto De Sanctis del Forum H2O “E’ del tutto evidente che lasciare nella falda acquifera 24.000 tonnellate di rifiuti è una proposta letteralmente spericolata, che viola frontalmente e inequivocabilmente principi generali e criteri tecnici dettati dalle norme. Sono progetti che si fanno in aree industriali, in casi limite dove non ci sono alternative, non certo al centro di una città. Nei primi due lotti i rifiuti sono stati allontanati a testimonianza della fattibilità tecnica dell’operazione.

Appare singolare – eufemismo – che l’ARPA, dopo tali rilievi tecnici che secondo la legge sarebbero chiaramente ostativi abbia espresso parere favorevole sul tombamento invitando platealmente a violare una legge, pure dopo un’interpretazione inequivocabile del Ministero sulla necessità di un isolamento completo dei rifiuti che come abbiamo visto nell’Area di Risulta non si può ottenere. Anche sull’Analisi di Rischio alla fine suggerisce di violare il Testo Unico, perché sostiene che si possa andare avanti lo stesso con il progetto rifacendo tale analisi in corso d’opera e alla fine. Peccato che la norma, l’art.242 comma 7 del Testo Unico nonché la logica impongono espressamente che si approvi prima l’analisi di rischio e poi si proceda con la redazione e approvazione del progetto. L’Analisi di Rischio costituisce la base tecnico-scientifica dei progetti di bonifica.

L’ARPA avrebbe fatto meglio a limitarsi strettamente ai suoi compiti di analisi della documentazione fornita senza strabordare in commenti e suggerimenti che porterebbero addirittura a violare le norme. Comunque la Conferenza dei Servizi sul lotto 1C del Parco urbano è ancora aperta e auspichiamo che il procedimento sia ricondotto nel solco della legalità, partendo dall’individuazione del Responsabile della Contaminazione che potrà pagare lo smaltimento completo di rifiuti e materiale contaminato restituendo al Comune e ai cittadini un terreno libero da qualsiasi vincolo.

Inoltre vanno immediatamente affrontate tutte le altre pesanti criticità che abbiamo individuato, dalle omissioni sulle misure di prevenzione sulla falda, che continua a diffondere gli inquinanti verso valle, ai monitoraggi”.

Per Lunedì 15 giugno alle ore 17:30 presso il dopolavoro Ferroviario in corso Vittorio Emanuele II n.257, le due associazioni e Radici In Comune hanno organizzato un incontro pubblico in cui saranno illustrati tutti i documenti.

IL SERVIZIO DEL TG8