Tre condanne, due prescrizioni e cinque assoluzioni. Si chiude così, in attesa di ulteriori e possibili sviluppi, la lunga vicenda processuale per la tragedia all’Hotel “Il Vate” a Rigopiano del 18 gennaio del 2017.
Verità e giustizia non sempre vanno a braccetto. La prima esige di essere svelata fino in fondo, la seconda, passando attraverso il giudizio umano, cerca di svelarsi come meglio non potrebbe. Dopo 9 anni di processi e ben 4 gradi di giudizio, sull’immane tragedia della valanga che il 18 gennaio del 2017 ha spazzato via l’Hotel “Il Vate” a Rigopiano, uccidendo 29 persone, resta la sensazione di un giustizia resa solo in parte. Si poteva fare di più, ma si è fatto tutto il possibile di ciò che si poteva e così, se da un lato trapela soddisfazione per l’accertamento della verità, ovvero mancanza totale di prevenzione e cattiva gestione dell’emergenza in capo alle istituzioni; dall’altro, soprattutto tra i parenti delle vittime, c’è un pò di rammarico per un’indagine, forse, partita male e corretta in corsa dall’ottimo lavoro del Procuratore Capo di Pescara Bellelli e il suo pool. Alla fine, dopo che i Giudici di Cassazione hanno rimesso un pò di ordine rispetto a quanto emerso in primo e secondo grado, i giudici della Corte d’Appello di Perugia, sulla scorta della dettagliata requisitoria del Procuratore Barlucchi, ma anche delle tesi difensiove dei vari imputati, hanno tratto la loro sintesi, individuando una unica e precisa responsabilità, quella della Regione per la mancata applicazione della carta di Localizzazione Pericolo Valanghe. Per questo sono stati condannati tre ex dirigenti che avevano ruoli apicali, all’epoca, all’interno della Protezione Civile: Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca, condannati per disastro colposo. Ruoli, invece, marginali e dunque per loro non luogo a procedere, per Emidio Primavera, Carlo Giovani e Sabatino Belmaggio. Fissate le responsabilità in capo alla Regione, svanisce, di conseguenza, la colpa del Comune di Farindola nelle persone dell’ex sindaco Ilario Lacchetta e del tecnico comunale Enrico Colangeli assolti perché il fatto non costituisce reato. Confermata, invece, la condanna per i due ex funzionari della Provincia D’Incecco e Di Blasio, ma per un reato che è ormai andato in prescrizione. Per il momento, dunque, cala il sipario su questa lunga e tragica vicenda, ma ci sarà, certamente, un quinto atto, un ulteriore ricorso in Cassazione già annunciato dai legali dei tre ex dirigenti della Regione condannati e molto probabilmente anche da parte del Procuratore Barlucchi in merito all’assoluzione di Lacchetta e Colangeli.
