La musica italiana perde uno dei pilastri della canzone d’autore: è morto a 91 anni Gino Paoli, una voce capace come poche altre di raccontare l’amore, il disincanto e la fragilità umana lungo oltre sei decenni di carriera. Anche l’Abruzzo lo applaudì nei suoi concerti a teatro
Paoli è morto nella notte nella sua casa genovese dopo un breve ricovero in una clinica privata. “Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”, ha reso noto la famiglia Paoli chiedendo la massima riservatezza. Secondo quanto si apprende i funerali si terranno in forma privata.
Considerato il simbolo per eccellenza della ‘scuola genovese’, insieme a Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco e Bruno Lauzi, ha attraversato la storia del Paese trasformando la canzone leggera in un racconto intimista, moderno e profondamente personale.
Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 e cresciuto a Genova, Paoli arriva alla musica passando per una serie di lavori comuni – facchino, grafico, pittore – prima di imporsi nei locali del capoluogo ligure, dove si forma il nucleo di quella scena destinata a cambiare il pop italiano.
Allo studio preferisce la musica, per questo inizia a frequentare amici che condividono la sua stessa passione: Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De Andrè, Umberto Bindi… è il primo nucleo della cosiddetta ‘scuola genovese’. Nel 1959 Paoli realizza i suoi primi 45 giri che, però, non ottengono alcun successo così come accade in un primo momento per il brano ‘La gatta’. Qualche mese dopo l’uscita, invece, la canzone arriva in classifica suscitando l’interesse di Mogol che fa da prestanome a Paoli, non ancora iscritto alla Siae. È lui che propone a Mina di cantare ‘Il cielo in una stanza’ il cui successo consacra Paoli come cantautore.
Il 1961 è un anno importante per Paoli: conosce Ornella Vanoni e inizia con lei una relazione che lo porterà a scrivere canzoni d’amore come ‘Senza fine’. L’anno dopo conosce un altro amore, e fa scandalo. Mentre la moglie Anna aspetta il loro figlio (Giovanni), Paoli si innamora di una giovanissima Stefania Sandrelli. Dalla relazione nasce Amanda. Il 1963 è l’anno di ‘Sapore di sale’, probabilmente il maggior successo della sua carriera, e di ‘Che cosa c’è’.
Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta Paoli firma una sequenza di brani che fanno la storia della musica italiana come ‘Senza fine’, ‘Il cielo in una stanza’ (resa immortale dall’interpretazione di Mina) e ‘Sapore di sale’, arrangiata da Ennio Morricone, diventano la colonna sonora sentimentale di un’Italia che sta uscendo dal dopoguerra e scopre una nuova idea di intimità.
Una vita la sua segnata da ombre e ferite profonde: l’amicizia e il trauma per la morte di Luigi Tenco, il tentato suicidio nel 1963, da cui esce vivo ma con un proiettile che si porterà per sempre nel petto come un “ospite ingombrante” vicino al cuore che gli ricordava ogni giorno la sottile linea tra la vita e il nulla. Gli ultimi anni della sua vita sono stati segnati da un dolore cupo e composto. Nel 2025 la morte del figlio Giovanni, giornalista, che lui stesso aveva ricordato come una ferita mai rimarginata.
