ALI Abruzzo: “Riclassificazione comuni montani aggrava situazione”

Secondo Alessandro Paglia, direttore di ALI Abruzzo, la nuova classificazione dei Comuni montani aggrava la situazione

«A dispetto delle rassicurazioni offerte dal presidente della Regione Abruzzo Marsilio e dal commissario europeo Fitto, è difficile non prendere atto che la legge sulla montagna, e la nuova classificazione dei Comuni, non aggravino la situazione e le prospettive di un numero considerevole di enti e comunità delle aree interne e delle aree montane.

Si tratta di interventi che peggiorano un quadro già frastagliato e confuso di cui la nostra regione, viste le sue caratteristiche fisiche, è tra le vittime principali. Quello che serve è ribaltare l’approccio».

Alessandro Paglia, direttore di ALI Abruzzo, prosegue:

«Ventisette Comuni solo in Abruzzo perdono lo status che consente loro di ottenere finanziamenti aggiuntivi e standard ad hoc per la fornitura dei servizi. In cambio ricevono una pacca sulla spalla, un invito a fidarsi che fondi e opportunità saranno ripristinati, se non migliorati. Si specifica che non bisogna confondere aree interne e aree montane, ma a parte che in molti casi si tratta di classificazioni sovrapposte, rimane il fatto che l’etichetta cambia poco: in Italia c’è una quota crescente di comunità che soffrono lo spopolamento e la mancanza di servizi, e questa quota in Abruzzo è ancora più rilevante. E ora stiamo ancora peggio.

Da tempo invitiamo a ribaltare l’approccio, a mettere a punto una strategia unitaria che concentri le risorse lavorando sugli standard e i servizi, considerando la situazione del tutto peculiare dei centri delle aree interne e delle aree montane dell’Abruzzo e del nostro Paese. Quello che si fa, come nel caso della legge sulla montagna, è depotenziare strumenti che già esistono, invece di mettere a sistema e coordinare gli interventi. Eppure parliamo di un territorio di dimensioni significative: solo in Abruzzo sono 202 i Comuni, circa due terzi del totale, che ricadono nelle aree interne, in base alla classificazione della Strategia Nazionale. Qui vivono ancora 400mila persone, il 34,3% della popolazione».

Una recente analisi di ALI Abruzzo ha messo in luce che, sulla base della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), i Comuni in aree interne sono 16 nella provincia di Teramo (il 34 per cento del totale), 30 nella provincia di Pescara (65,2 per cento), 70 nella provincia dell’Aquila (64,8 per cento) e 86 nella provincia di Chieti (82,7 per cento). Le proiezioni al 2045 indicano che al ritmo attuale in questi Comuni lo spopolamento sarà assai più consistente rispetto al resto dell’Abruzzo, il 12,2 per cento della popolazione a fronte di una media regionale attestata all’8,5 per cento.

«La nostra – prosegue Paglia – è una delle regioni che ha la maggior concentrazione di residenti in aree periferiche, è la conformazione e la natura del nostro territorio appenninico. Dovrebbe essere un elemento di forza, identitario, invece un approccio votato all’efficienza e all’economicismo, che torna nella nuova classificazione dei comuni montani, ha gradualmente svuotato i nostri paesi di servizi, opportunità di lavoro e quindi di persone, nonostante una elevata qualità della vita. Inevitabilmente l’età media della popolazione cresce, in particolare di quella anziana, che raggiunge picchi del 30% nelle aree del Gran Sasso – Valle Subequana e Valle del Giovenco – Valle Roveto, contro una media regionale del 24%. Le aree di intervento individuate in Abruzzo sono in sette in totale, con piani di intervento e fondi dedicati, eppure la loro applicazione e la spesa di questi fondi procede estremamente a rilento, quasi non si percepisse l’urgenza di salvare il nostro appennino, la nostra identità».

Marina Moretti: