Anche nel 2025 in Abruzzo e Molise gli infortuni sul lavoro sono aumentati rispetto all’anno precedente, in lieve flessione i decessi
É cresciuto di 211 in Abruzzo e di 29 in Molise il numero degli infortuni sul lavoro nel 2025 rispetto al 2024. Gli incidenti registrati dall’INAIL nel corso dell’anno sono stati complessivamente 12.033 nella nostra regione e 1.785 in Molise. I numeri confermano il permanere di un problema strutturale in entrambi i territori.
«Nonostante le tante azioni sindacali volte a garantire maggiore sicurezza – affermano il Segretario CGIL Abruzzo Molise Francesco Spina e il coordinatore regionale INCA CGIL Abruzzo Molise Mirco D’Ignazio – non si inverte un trend che da troppi anni caratterizza in negativo il mondo del lavoro. In questo senso non rassicura di certo l’assenza in legge di bilancio di risorse in materia. Niente è stato previsto per aumentare e migliorare controlli ed ispezioni, così come non si prevedono investimenti pubblici di alcun tipo.
Un tema che quindi dovrebbe essere messo al primo posto dell’agenda politica, continua invece ad essere relegato ad eventuali interventi di singole realtà di buona volontà, senza una strategia comune e precisa che risolva definitivamente il problema.
Mancano le risorse pubbliche, ma si è molto indietro anche rispetto agli investimenti privati. Troppe aziende, nonostante la tecnologia permei sempre di più il mondo del lavoro con l’intelligenza artificiale ormai presente in tutti i settori, continuano a considerare la sicurezza solo come un costo da tagliare e non un’opportunità per migliorare le condizioni di chi lavora con l’adozione di sistemi che possano prevenire ed evitare incidenti».
I dati dimostrano che sui luoghi di lavoro ci si continua a fare male e a morire come 50 anni fa.
In Abruzzo è la provincia di Chieti quella che, nel 2025, ha fatto registrare più denunce di infortuni all’INAIL (3.578 con un calo sul 2024 di 48), seguita da Teramo con 3.242 (58 in più del 2024), L’Aquila con 2.864 (più 142 sull’anno precedente) e Pescara con 2.349 (con una crescita di 59 unità).
Rispetto al genere, nel 64% dei casi i lavoratori coinvolti sono stati uomini e nel 36% donne, mentre analizzando la nazionalità emerge che si è trattato di italiani nell’84% dei casi a fronte del 16% di stranieri.
Il settore dove maggiormente si è registrato il maggior numero di infortuni è quello dell’industria manifatturiera (in particolare quella alimentare e della lavorazione di prodotti in metallo) con il 16% del totale, seguito dall’edilizia con il 12%, sanità ed assistenza sociale con il 10% e agricoltura con l’8%.
Cala il numero degli incidenti mortali: sono stati 19 nel 2025 a fronte dei 23 del 2024. Un calo che non può certo rappresentare un traguardo ma che al contrario continua a parlare di troppi lavoratori che dopo un turno di lavoro non sono tornati a casa dalle loro famiglie.
7 le vittime in provincia di Chieti, mentre 4 ciascuna in quelle di Teramo, L’Aquila e Pescara (erano state rispettivamente 6, 7, 5 e 5 nel 2024). In tutti i casi si è trattato di maschi con un’età compresa tra i 21 e gli 83 anni.
Quello della logistica e del magazzinaggio, con 4 lavoratori deceduti, il settore più colpito, mentre 3 vittime si sono registrate rispettivamente in edilizia, agricoltura e fabbricazione e riparazione autoveicoli, 2 nella lavorazione industriale di minerali mentre 1 nell’assistenza sanitaria, nell’energia e nell’industria manifatturiera.
In Molise, nella provincia di Campobasso gli infortuni sono stati 1.397 (40 in più del 2024) e 388 in quella di Isernia (11 in meno).
Le donne coinvolte negli incidenti sono state il 38% del totale (62% uomini), mentre la ripartizione tra italiani e stranieri è stata rispettivamente del 90% e del 10%.
L’industria manifatturiera con l’11% degli incidenti il settore più colpito, seguito da edilizia e sanità entrambi al 10% e agricoltura al 9%.
Gli incidenti mortali sono stati 5, uno in più del 2024: 4 in provincia di Campobasso e 1 in quella di Isernia con le vittime, tutte uomini, con un’età tra i 26 e i 60. 2 di queste lavoravano in agricoltura così come 2 nell’industria, mentre in un caso si trattava di un lavoratore dell’edilizia.
«A fronte di questi numeri, – concludono Spina e D’Ignazio – è necessario che tutti gli attori, a partire da politica nazionale e locale e imprese, si facciano carico dei propri compiti e delle proprie responsabilità, ponendo attenzione e impegno per interrompere quella che è una tragedia che tocca, ogni giorno, il mondo del lavoro. Perché lavoratrici e lavoratori non sono numeri ed il profitto non può essere considerato più importante della loro salute e della loro vita».
MORTI SUL LAVORO IN ITALIA NEL 2025: DA GENNAIO A DICEMBRE SONO 1.093 LE VITTIME TOTALI, 3 IN PIÙ DEL 2024. QUASI 100 LE LAVORATRICI CHE HANNO PERSO LA VITA LO SCORSO ANNO. IL LUNEDÌ E IL VENERDÌ SONO I GIORNI PIÙ LUTTUOSI.
Secondo l’analisi sul territorio nazionale elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, nei dodici mesi del 2025 si contano 1.093 infortuni mortali totali: 798 in occasione di lavoro e 295 in itinere. Lombardia, Veneto, Campania, Sicilia, Emilia Romagna, Piemonte e Lazio sono le regioni con il maggior numero di vittime totali. Il settore più colpito è sempre quello delle Costruzioni. Aumentano anche le denunce di infortunio.
IL COMMENTO AI DATI AGGIORNATI ALLA FINE DEL 2025
«Il 2025 si chiude con numeri che ci ricordano quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le 1.093 vittime totali, di cui 798 in occasione di lavoro, confermano che ci sono settori, come l’edilizia, le attività manifatturiere e i trasporti e magazzinaggio, in cui le fragilità della sicurezza restano evidenti. Sebbene rispetto al 2024 si registri un aumento di 3 vittime, questa “stabilità” non può farci abbassare la guardia: ogni numero rappresenta una vita persa e sottolinea quanto sia fondamentale continuare a investire in prevenzione e cultura della sicurezza» afferma Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio.
IL RISCHIO DI MORTE REGIONE PER REGIONE: CRITICITÀ MAGGIORI AL SUD
A finire in zona rossa a dicembre 2025, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 33,3 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Basilicata, Campania, Umbria, Puglia, Sicilia e Marche. In zona arancione: Liguria, Calabria, Piemonte e Veneto. In zona gialla: Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Abruzzo, Sardegna, Toscana e Molise. In zona bianca: Lazio, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta.
IL FENOMENO INFORTUNISTICO PER ETÀ: I LAVORATORI OVER 65 SONO I PIÙ COLPITI
L’Osservatorio mestrino elabora anche l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età e lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità (numero di decessi per milione di occupati).
Nel 2025, guardando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (108,7), seguita dalla fascia di lavoratori compresa tra i 55 e i 64 anni (56,3) e quella tra i 45 e i 54 anni (31,6).
Numericamente, invece, la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (300 vittime su un totale di 798).
DONNE E INFORTUNI MORTALI: AUMENTANO LE VITTIME IN ITINERE
In totale sono 98 le donne decedute nel 2025 (12 in più rispetto al 2024). Di queste, 46 hanno perso la vita in occasione di lavoro (6 in meno del 2024) e 52 in itinere (18 in più del 2024), cioè nel percorso casa-lavoro.
LAVORATORI STRANIERI: RISCHIO MORTALE PIÙ CHE DOPPIO PER TUTTO IL 2025
Sono 251 gli stranieri vittime di infortuni sul lavoro, su un totale di 1.093: 182 deceduti in occasione di lavoro e 69 in itinere. Dunque, circa una vittima su quattro è straniera. Il rischio di morte sul lavoro, poi, risulta essere più che doppio rispetto a quello dei lavoratori italiani. Infatti, gli stranieri registrano un indice di 72,4 morti ogni milione di occupati, contro il 28,8 degli italiani.
SETTORI PIÙ COLPITI NEL 2025: COSTRUZIONI E ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
Alla fine di dicembre 2025 il settore più colpito è quello delle Costruzioni, con 148 decessi in occasione di lavoro; seguito da Attività Manifatturiere (117), Trasporti e Magazzinaggio (110) e Commercio (68).
I GIORNI PIÙ PERICOLOSI DELLA SETTIMANA NEL 2025: IL PRIMO E L’ULTIMO
Il lunedì risulta essere il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali nel 2025 (21,8%). Seguito dal venerdì (20,6%).
DENUNCE DI INFORTUNIO IN AUMENTO
Le denunce di infortunio totali a fine dicembre 2025 aumentano del +1,4%. Dalle 589.571 registrate a fine dicembre 2024 si passa alle 597.710 del 2025.
Anche alla fine del 2025 il più elevato numero di denunce totali arriva dalle Attività Manifatturiere (70.485). Seguono: Costruzioni (38.387), Sanità (37.032), Trasporto e Magazzinaggio (34.271) e Commercio (33.748).
Da gennaio a dicembre 2025 le denunce di infortunio presentate dalle lavoratrici sono 216.779 (167.685 delle quali in occasione di lavoro), mentre quelle degli uomini ammontano a 380.931 (delle quali 327.905 in occasione di lavoro).
Le denunce dei lavoratori stranieri sono 127.725 su 597.710 (circa 1 su 5), mentre in occasione di lavoro se ne registrano 105.810 su un totale di 495.590 (ancora circa 1 su 5).
COS’È L’INCIDENZA DEGLI INFORTUNI
L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente.
LA ZONIZZAZIONE DELL’OSSERVATORIO SICUREZZA E AMBIENTE VEGA
La zonizzazione utilizzata dall’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering dipinge il rischio infortunistico nelle regioni italiane secondo la seguente scala di colori:
Bianco: regioni con un’incidenza infortunistica inferiore al 75% dell’incidenza media nazionale
Giallo: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il 75% dell’incidenza media nazionale e il valore medio nazionale
Arancione: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il valore medio nazionale e il 125% dell’incidenza media nazionale
Rosso: regioni con un’incidenza infortunistica superiore al 125% dell’incidenza media nazionale

