E’ un caso che farà parlare ben oltre i confini regionali, data la storica importanza dell’evento, quello dei mortaretti vietati dalla questura in piazza a Sulmona per la “Madonna che scappa” e, invece, “difesi” con tanto di lettera congiunta da sindaco e vescovo
Riceviamo in posta di redazione la missiva a firma del primo cittadino e del vescovo e scorrendola cogliamo il senso del loro scrivere in difesa “del tradizione scoppio dei mortaretti in Piazza Garibaldi, sotto lo sguardo vigile ed attento
dell’acquedotto medievale, che ha accompagnato per generazioni l’atteso incontro tra la Madre e il Figlio risorto, segnando con forza e solennità quei quindici secondi sospesi che appartengono alla memoria collettiva della comunità. Un suono che non è solo fragore, ma linguaggio condiviso, espressione di una speranza che si rinnova ogni anno”. Così il sindaco Luca Tirabassi e il vescovo Mons. Michele Fusco.
“Pur comprendendo e rispettando le esigenze di sicurezza che hanno determinato il diniego da parte delle autorità competenti, non possiamo nascondere il rammarico per l’impossibilità di mantenere integra una componente così significativa del rito. L’assenza dei mortaretti priverà la sacra rappresentazione, con effetti tangibili e di intuitiva evidenza, di un elemento simbolico che per secoli ha contribuito a definirne l’identità. Sindaco e Vescovo esprimono pieno sostegno alla Confraternita di Santa Maria di Loreto, che con senso di responsabilità e spirito di collaborazione ha avanzato diverse proposte concrete per coniugare sicurezza e tradizione, senza tuttavia ottenere le necessarie autorizzazioni”.
“L’utilizzo per la durata di pochi secondi di un numero esiguo di mortaretti, per altro in ambito delimitato, circoscritto e a ragionevole distanza dal pubblico, non dovrebbe comportare rischi per l’incolumità delle persone, così come avvenuto nel lungo dispiegarsi dei secoli che ci separano dall’esordio di questa solenne celebrazione. Formuliamo, pertanto, il vivo l’auspicio che, nel rispetto delle normative vigenti, si possa intensificare un confronto con le istituzioni preposte al fine di individuare soluzioni che consentano il ripristino di questa secolare consuetudine, attraverso modalità condivise e mirate allo scopo di tutelare la sicurezza delle persone e di salvaguardare la memoria, la fede e l’identità di un popolo che trova nei ritti pasquali un peculiare momento di mobilitazione religiosa e civile e un elemento identitario
indissolubilmente legato alla vita di questa comunità”.
