Agromafie: Abruzzo immune, ma la guardia resti alta

dav

L’agricoltura e il sistema agroalimentare rappresentano per le mafie uno dei business più remunerativi. Il volume d’affari nel 2016 è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30 per cento rispetto al 2015.  Esperti e magistrati si sono ritrovati a Pescara su invito della Coldiretti per confrontarsi su una delle eccellenze dell’Agroalimentare ovvero il vino made in italy.

“Il fenomeno del caporalato, ha ricordato il Direttore della Coldiretti Abruzzo, Giulio Federici, rappresenta una delle maggiori piaghe del settore. Non conosciamo esattamente l’entità. A livello regionale ci sono stati dei fenomeni fortunatamente circoscritti sul nascere, ma è importante tenere la guardia alta”.

Tra i relatori anche Cataldo Motta, già Procuratore della Repubblica di Lecce che con le sue inchieste ha dato un notevole contributo per far emergere il fenomeno delle Agromafie e cercare di contrastarlo.

“Bisogna approvare misure per rafforzare i controlli, tutelare e contrastare i reati agroalimentari ma soprattutto salvaguardare con nuove idee gli imprenditori seri che perseguono la qualita’ in un settore cosi’ importante e strategico per l’economia regionale e nazionale”. E’ quanto emerso questa mattina in occasione del convegno “Il vino made in Italy: un’eccellenza da tutelare e un futuro da coltivare” che, promosso da Coldiretti Abruzzo in collaborazione con l’Osservatorio nazionale sulla criminalita’ nell’agricoltura e nel sistema agroalimentare, ha visto partecipare esperti e magistrati in un singolare confronto moderato dal consigliere della Corte dei conti Andrea Baldanza sul futuro del settore vitivinicolo. Nella sala rossa del Mediamuseum, affollata di autorita’ civili e militari, c’erano il consigliere della Corte di Cassazione Fabrizio di Marzio, il responsabile dell’ufficio vitivinicolo nazionale di Coldiretti Domenico Bosco, il dirigente dell’ICFQR nonche’ capo ufficio ICQRF Italia Centrale Flavio Berilli e Cataldo Motta, gia’ Procuratore di Lecce, oltre al presidente di Coldiretti Abruzzo Domenico Pasetti e al direttore Giulio Federici. Personalita’ e competenze diverse che – dopo i saluti del presidente di Coldiretti Pescara Chiara Ciavolich – hanno sviscerato il vino made in Italy da diversi punti di vista passando dai primati raggiunti al valore dell’export, dalla nuova legge sul caporalato al preoccupante scenario delle agromafie che producono un business complessivo stimato oltre 21,5 miliardi di euro, dalle novita’ introdotte dal testo unico del vino all’importanza dei controlli per garantire il lavoro delle aziende che lavorano per la qualita’ del prodotto. E proprio in merito alla qualita’, i vertici di Coldiretti hanno ribadito la necessita’ di garantire sempre maggiore tutela alla Doc, che rappresenta un terzo della produzione del vino regionale (pari a circa 1 milione di ettolitri di vino) con particolare riferimento al Montepulciano d’Abruzzo (pari al 21% dell’intera produzione abruzzese) e che andrebbe maggiorente salvaguardato anche con: misure straordinarie volte alla garanzia della qualita’; una rivisitazione dello stesso disciplinare soprattutto in un momento importante come questo, alla vigilia dell’adozione del contrassegno dello Stato italiano (le cosiddette fascette), deciso dal Consorzio di tutela e in vigore dal prossimo 1 dicembre con l’obiettivo di dare maggiore tutela alle Doc.

“Gli strumenti possono essere tanti e sinergici – sottolinea Coldiretti – tuttavia, per il Montepulciano D’Abruzzo una via da percorrere potrebbe essere anche il ‘congelamento’ della denominazione di origine, che nei fatti consisterebbe in una autoregolazione delle quantita’ prodotte e quindi in un maggiore ‘autocontrollo’. Il risultato sarebbe un aumento di prestigio e di valore sia in termini di immagine sia da un punto di vista commerciale con un effetto traino su tutto il vino prodotto e su l’intero territorio”. Da qui, un interessante confronto di idee e proposte su un settore in Abruzzo che vanta una produzione media di circa 4.500.000 quintali di uva e 3 milioni di ettolitri di vino per un totale di circa 18 mila aziende vitivinicole attive e sempre a piu’ alta specializzazione su una superficie agricola complessiva di oltre 32 mila ettari coltivati principalmente a Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo, anche se negli ultimi anni stanno riscuotendo sempre maggiore interesse il Pecorino, la Passerina, il Moscato, la Cocciola e il Montonico. “La vitivinicoltura abruzzese e’ oggi una realta’ importante – sottolinea Coldiretti – tanto che l’Abruzzo puo’ considerarsi oggi tra le regioni in cui il vino ha saputo imporsi fino a diventarne l’immagine di riferimento, con una filiera che costituisce il principale comparto agricolo regionale (21% dell’intera PLV, la piu’ elevata incidenza tra le regioni italiane) e una produzione media di vino rappresentata dal 70% di vini rossi e da un restante 30% di bianchi. Una realta’ sempre piu’ fiorente anche per i numerosi apprezzamenti che arrivano dall’estero, che si traducono con una crescita delle esportazioni che hanno registrato una forte impennata soprattutto negli ultimi anni. Ecco perche’ oggi piu’ che mai e’ necessario creare i presupposti di una tutela che salvaguardi la qualita’ anche attraverso la diminuzione della produzione”. Nel corso dell’incontro, Domenico Bosco ha illustrato i primati e i numeri del vino italiano, soffermandosi sulle novita’ introdotte dal testo unico alle attivita’ di Coldiretti a garanzia dell’eccellenza vino. Di Marzio, partendo dal problema della presenza di “parassiti” all’interno del mercato, e’ intervenuto parlando delle attivita’ dell’osservatorio affrontando anche lo sviluppo della cultura delle societa’ di capitali nel settore vitivinicolo.

Molto sentito anche l’intervento di Cataldo Motta, che ha richiamato il tema del caporalato con particolare riferimento a quanto scritto nel volume “Agricoltura senza caporalato” pubblicato dall’Osservatorio sulla criminalita’ in agricoltura; Flavio Berilli, ha parlato di tutela delle denominazioni anche in relazione alle frodi in commercio e il presidente Pasetti si e’ soffermato sulle difficolta’ che, in termini di concorrenza sleale e di mano d’opera qualificata, che incontra l’imprenditore che opera secondo le regole. Dal vino, nel corso dell’incontro, si e’ arrivati ad una disamina piu’ ampia di tutto l’agroalimentare e dei rischi che corre essendo terreno privilegiato di investimento della malavita. Business che riguarda l’acquisizione di marchi prestigiosi per produrre invece cibo spazzatura, l’orientamento dell’attivita’ di ricerca scientifica, l’eco-business che priva l’agricoltura italiana di terreni sani e salubri a danno del consumatore finale. Ma prima fra tutti, la contraffazione alimentare che, insieme al furto di identita’, e’ il furto commerciale per eccellenza e puo’ diventare frode sanitaria se il cibo e’ prodotto con materie prime scadenti. E in merito al settore vino, l’ultimo fatto di cronaca risalente a fine aprile: il maxi arresto in Campania per l’immissione illecita nel mercato nazionale di partite di zucchero di origine serba vendute in nero per la sofisticazione del vino. Non il primo ma neanche l’ultimo di una lunga serie di reati e illeciti che hanno per protagonista non solo il vino ma tutto l’agroalimentare italiano. “Pericoli – sottolinea Coldiretti Abruzzo – da affrontare con stringenti misure di rafforzamento dell’attivita’ di controllo dei flussi commerciali e con una maggiore trasparenza sulle informazioni in etichetta circa la reale origine degli alimenti. La tutela del made in Italy agroalimentare, non solo di quello del vino – sottolinea Coldiretti Abruzzo – e’ una risorsa strategica per tutto il Paese ma e’ necessario partire dal recupero dei valori della legalita’ e della trasparenza”. Spunti diversi di riflessione che hanno chiuso il cerchio con un monito: “la magistratura deve allargare i suoi orizzonti affinando una nuova cultura per l’interesse agroalimentare, ma ognuno deve fare la sua parte secondo le sue specifiche competenze”.