Ricostruzione, spuntano 1.700 pratiche sospette

La ricostruzione privata viene additata come il Cavallo di Troia di corrotti e affaristi, che siano imprenditori, tecnici o proprietari di edifici da ristrutturare. Ma è davvero tutta marcia la ricostruzione privata? Intanto la lente della Procura su altre 1.700 pratiche sospette.

Dopo l’ultima inchiesta che coinvolge la ricostruzione di un palazzo privato in centro storico, Palazzo Ciolina-Ciampella, uno dei palazzi che costituisce i Quattro cantoni, la Procura dell’Aquila mette gli occhi su altre 1.700 pratiche sospette della ricostruzione privata.

Il cantiere da 23 milioni, con una cresta stimata, provvisoriamente, dalla Procura, in 900mila euro di opere non dovute, sarebbe infatti soltanto la parte emergente di un metodo diffuso, diventato quasi una consuetudine, per intascare soldi, messo in pratica su più cantieri. Sembrerebbe, adesso, la privata la fetta di ricostruzione che fa da Cavallo di Troia per affaristi e corrotti, in cui non c’entra niente la criminalità organizzata, ma piuttosto ha a che fare con l’ingordigia personale, la voglia di guadagnare qualcosa in più fuori contratto e fuori appalto da parte non solo di imprenditori, ma anche di tecnici e proprietari.

Le indagini su palazzo Ciolina, che il sostituto procuratore Antonietta Picardi ha affidato ai carabinieri del Noe, e che si è conclusa con sei indagati, ha posto l’accento sulle falle delle procedure della ricostruzione privata, verso la quale da più parti la società civile – in realtà anche la Procura della Repubblica dell’Aquila lo aveva fatto, all’indomani dell’inchiesta sulla corruzione nei puntellamenti denominata “Redde Rationem“.

Ma è davvero la mancanza della white list il problema principale? E veramente la ricostruzione privata è tutta marcia? Esiste, inoltre, una questione etica, relativamente a una corruzione diffusa nella comunità aquilana e non solo, che emerge in questa ricostruzione? Lo abbiamo chiesto all’assessore comunale alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, per il quale non tutto è marcio.

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Marianna Gianforte: