Covid Pescara: la protesta dei lavoratori della danza

A Pescara protestano i lavoratori del settore della danza dopo la chiusura delle scuole per arginare i contagi da Covid. «Le nostre scuole luoghi sicuri».

Nell’immaginario collettivo la danza è eleganza, leggiadria, educazione, rigore. E  così dunque è stata anche  la protesta di quanti vivono di e per il ballo. Scarpette appese al collo e tutù alla mano, danzatori e lavoratori del settore si sono dati appuntamento in piazza Italia a Pescara per chiedere di rivedere le restrizioni del Dpcm che ha chiuso anche le scuole di danza.

«Premettiamo che non siamo negazionisti e che non vogliamo negare che ci siano problemi legati al Coronavirus, ma ci hanno detto che dovevamo imparare a convivere con questo virus e noi l’abbiamo fatto da subito, adeguando le nostre scuole ai protocolli e alle regole che il Governo ci ha chiesto di rispettare», ha dichiarato Taissia Kozina, insegnante di danza. «Ora con questa seconda chiusura vanifichiamo il lavoro fatto, perché le nostre scuole sono sempre stati luoghi sicuri. Perfino le allieve più piccole avevano imparato a rispettare autonomamente le regole: tutto, pur di venire a scuola di danza.»

«Questa seconda chiusura è stata una mazzata incredibile, ma non solo a livello economico, quanto a livello psicologico ed emotivo», ha aggiunto Cecilia Tini, insegnante di danza e portavoce della protesta insieme alla collega Taissia Kozina. «Le nostre alunne più piccole ci hanno chiesto perché e noi abbiamo dovuto dire che dobbiamo continuare a stringere i denti, ma che ci saremmo comunque riviste on line. Qualcuna ci ha detto che presto ci saremmo riabbracciate», conclude commossa.

Ma accanto alle scuole di danza c’è anche il comprato dei negozi di danza e ballo che ora sono in sofferenza. Le loro attività non sono state chiuse dal Dpcm, ma di fatto, interrompendosi l’attività delle scuole di danza, le attività commerciali di articoli specializzati non vendono più, venendo a mancare la clientela di riferimento.

«È stata ignorata tutta la filiera: non soltanto noi negozianti, ma anche i rappresentanti e i produttori di stoffe e pelle che servono a confezionare articoli specializzati», ha spiegato Assunta Granata, referente della Anideb, associazione negozi italiani danza e ballo, presente alla manifestazione in piazza Italia a Pescara. «Oltretutto, non avendo un codice Ateco specifico, i nostri negozi rientrano nel settore dell’abbigliamento generico, perciò continueremo a restare aperti e non potremo beneficiare neppure dei ristori previsti per altre categorie, ma di fatto la nostra attività si è fermata con la chiusura delle scuole di danza.
E il futuro del settore non lo vedo affatto roseo. Immagino che salteranno tutti i saggi di danza e che anche quando riapriranno le scuole molte famiglie avranno problemi economici e non riusciranno a riscrivere i propri figli a scuola. Non so per quanto ancora basterà la nostra passione a farci andare avanti.»

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