Coronavirus Abruzzo: VIDEO Rete8 con Parruti nel reparto di Malattie infettive

Coronavirus Abruzzo: una troupe di Rete8 entra nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara durante l’emergenza Covid con il professor Giustino Parruti.  IL VIDEO

Su Rete8 lo speciale realizzato da Luca Pompei e Diego Martelli all’interno del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santo Spirito di Pescara con il professor Giustino Parruti, responsabile dell’unità operativa complessa, visitata dalla troupe televisiva per documentare l’infaticabile lavoro degli operatori sanitari. A raccontare come viene vissuta negli ospedali l’emergenza causata dal contagio del Covid 19 è stato il professor Giustino Parruti, che ai colleghi Luca Pompei e Diego Martelli ha rilasciato una lunga intervista.

“Sono molto soddisfatto dell’organizzazione abruzzese, perché innanzitutto abbiamo avuto la possibilità, per come abbiamo gestito quest’emergenza, di tenere in ospedale, fin quando sia stato necessario, tutti  coloro che hanno avuto necessità assistenziale”, ha dichiarato il professor Parruti. “Per fortuna non abbiamo avuto situazioni emergenziali estreme come quelle della Lombardia, in cui purtroppo per decongestionare gli ospedali le case residenziali sono state utilizzate diciamo come via d’uscita. Noi abbiamo invece avuto un atteggiamento più interattivo, contribuendo con tutte le strutture coinvolte dall’epidemia sul territorio a individuare nel loro interno zone per la gestione degli infetti e zone sicure per i residenti non infetti; in questo modo abbiamo assorbito finora con molta continuità tutti coloro che hanno avuto bisogno, grazie anche all’obbedienza che c’è stata al contenimento sociale. Adesso stiamo iniziando a dimettere quelli che abbiamo ricoverato a marzo e ai primi di aprile e ci troviamo ora a ricoverare prevalentemente coloro che sono affetti da Covid nelle strutture residenziali territoriali e hanno bisogno della nostra assistenza più intensiva. Spero nei prossimi giorni di mettere a punto insieme agli altri in regione, un percorso di ritorno e di ulteriore e biunivoca collaborazione, perché è chiaro che una volta che queste persone siano state stabilizzate e abbiano superato la fase di maggior rischio per la loro esistenza, prima possano tornare alla residenza da cui provengono e meglio è per gli aspetti esistenziali, riabilitativi e assistenziali. In questi giorni stiamo lavorando proprio a questo e speriamo di mantenere quindi un rapporto molto stretto di collaborazione”.

Sulla vicenda relativa ai ritardi nelle analisi dei tamponi, il professor Parruti ha aggiunto: “Finora devo dire che non abbiamo avuto grosse conseguenze per questi ritardi, perché quello che è successo nell’ultimo periodo – purtroppo non per responsabilità degli operatori diretti della nostra Asl, com’è stato anche chiarito -, non ha comportato grossi problemi. Certo, quando nella macchina ci sono 300 positivi che non sanno di esserlo perché c’è un ritardo nel processamento del tampone, non è una buona cosa. Però questo problema, con buona pace di tutti, sarà risolto ad horas perché siamo praticamente quasi in pari e  soprattutto sta per essere disponibile un impianto esecutivo diverso, che ci permetterà di dare anche al tampone un ruolo diverso, cioè il ruolo che io da tempo sto auspicando, che è quello di una maggiore dinamicità per la gestione della fase 2. In questo periodo avremo infatti bisogno di tanti tamponi, perché per scovare i portatori asintomatici o quelli di rientro dovremo basarci più sul tampone che non sulla sierologia; la sierologia infatti ci dice chi si è immunizzato, ma se una persona asintomatica è infettiva in quel momento ce lo dice il tampone. Purtroppo non abbiamo un altro strumento per accertarlo e quindi per poter riprendere la chirurgia, le attività ambulatoriali e la piccola chirurgia avremo bisogno in questo ambito sanitario come in tantissime altre circostanze della vita sociale al di fuori dell’ospedale di poter fare un ricorso molto dinamico all’uso del tampone e la Asl si sta attrezzando proprio per questo.”

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Anna Di Giorgio: