Coronavirus Abruzzo: PRC, “Cittadini a casa, ma lavoratori in fabbrica?”

Coronavirus Abruzzo: il Partito di Rifondazione Comunista sull’istituzione della zona rossa a Penne  e in Val Fino. “Chi ripete ai cittadini di stare a casa e manda i lavoratori in fabbrica è in mala fede”.

Marco Fars, segretario regionale PRC-SE Abruzzo, Corrado Di Sante, segretario provinciale PRC-SE Pescara, e Gabriele Frisa, segretario cittadino PRC-SE circolo Penne, s’interrogano sulla necessità di istituire la zona rossa in Val Fino e a Penne, riflettendo sulle contraddizioni di chi chiede ai cittadini di stare a cas per prevenire il contagio, mandando però i cittadini a lavorare in fabbrica.

“Anche oggi sono cresciuti i contagi accertati da Covid19 a Penne (Pescara), a Civitella Casanova (Pescara) e a Castiglione Messer Raimondo (Teramo).
I sindaci avevano chiesto l’istituzione di una zona rossa, per contenere il diffondersi del virus. La proposta avrebbe dovuto interessare i comuni di Penne ed Elice, nel Pescarese, e Castiglione Messer Raimondo, Montefino e Castilenti, nella Val Fino.
Mentre crescono i nuovi casi, si rallenta sull’istituzione della zona rossa. Da ieri il presidente della Regione Marsilio si dice pronto a firmare, ma la firma si fa attendere e oggi dichiara che la zona rossa, in attesa del via libera dal Governo, riguarderà Elice nel pescarese, e Castiglione Messer Raimondo, Arsita, Bisenti, Montefino e Castilenti in Val Fino. Penne è fuori dalla zona rossa, con 22 casi accertati.
La riapertura, annunciata per domani della Brioni, è stata posticipata di qualche giorno per mancanza di mascherine. Ricordiamo che la Brioni ha siti produttivi a Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova.
La Brioni produce beni di prima necessità? I protocolli non garantiscono rischio zero, ha senso esporre i lavoratori e la comunità comunque a dei rischi?
L’esclusione di Penne dalla zona rossa è legata alla riapertura della Brioni?
Chi ripete ai cittadini di stare a casa, di limitare gli spostamenti allo stretto necessario, fa annunci quotidiani contro le passeggiate e contemporaneamente manda i lavoratori in fabbrica, nella migliore delle ipotesi è in malafede. I cancelli delle fabbriche non fermano il virus.
Basta dare uno sguardo ai dati relativi ai contagi in provincia di Brescia e Bergamo, dove è stata negata l’istituzione della zona rossa per tutelare l’interesse economico, la situazione è al collasso; mentre nella provincia di Lodi con l’istituzione della zona rossa e quindi il fermo delle attività produttive non essenziali la curva dei contagi si è schiacciata, il virus rallenta.
Rifondazione Comunista ribadisce quanto dichiarato nei giorni scorsi: chiusura di tutte le produzioni non essenziali e la copertura economica e dei salari con un intervento adeguato dello Stato, per una ragione semplice: contenere il contagio. La salute dei lavoratori e dei cittadini viene prima dei profitti.”

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Anna Di Giorgio: