Autonomia regionale: i rischi per la sanità. Cosa cambia per l’Abruzzo?

Anche in Abruzzo preoccupa l’ipotesi di regionalizzazione del servizio sanitario, contro la quale da oggi è partita una campagna di sensibilizzazione nazionale.

L’autonomia sanitaria, se varata, potrebbe avere conseguenze sull’assetto del servizio sanitario nazionale, per questo oggi è partita la campagna promossa dall’ordine dei medici e degli odontoiatri: “La salute è un diritto di tutti”. In Abruzzo cosa potrebbe cambiare? Al microfono di Rete8 lo ha spiegato Walter Palumbo, coordinatore dell’Intersindacale medica.

Trasferire materie di competenza dello Stato alle Regioni è possibile grazie all’articolo 116 della Costituzione, definito articolo “sull’autonomia”. Oltre a prevedere autonomie speciali ad alcune regioni e province, contempla la possibilità di concedere autonomie funzionali in materie di competenza statale. Secondo i contrari, includere anche alla sanità potrebbe significare la fine del servizio sanitario nazionale, che verrebbe sostituito da un insieme di servizi sanitari regionali. Inoltre si profilerebbe la ridiscussione dei contratti e delle convenzioni nazionali, delle norme sui ruoli delle professioni e sulla formazione. Una secessione che assumerebbe i connotati di una totale deregulation e che, secondo l’ordine dei medici, finirebbe con il penalizzare soprattutto le regioni del Sud e quelle già alle prese con i piani di rientro del deficit sanitario (come l’Abruzzo).

Scardinare regole che oggi valgono allo stesso modo per tutti significherebbe modificare la stessa idea di sanità pubblica e di universalismo del  sistema sanitario nazionale. Per sottolinearlo con efficacia, il manifesto scelto a supporto della campagna promossa dalla Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri ha un impatto potente, una donna malata di tumore avvolta in una bandiera tricolore e una richiesta di aiuto: “Italia non abbandonarci. Vogliamo una Sanità uguale per tutti. La salute è un diritto di tutti”.

La campagna è accompagnata dall’hashtag #SìalSSN che richiama il Servizio sanitario nazionale e i suoi valori di equità, uguaglianza e solidarietà come “baluardo verso derive che potrebbero produrre cittadini italiani di serie A e cittadini italiani di serie B in alcuni ambiti come la Sanità, a seconda della regione in cui vivono”.

“L’iniziativa – spiegano i promotori – vuole esprimere la preoccupazione dei professionisti della salute di fronte a una riforma poco trasparente e i timori che possa minare il principio di solidarietà e il Sistema sanitario nazionale nel suo complesso, con gravissime ricadute sulla salute dei cittadini. È fondamentale che il sistema sanitario possa continuare a garantire i livelli essenziali delle prestazioni, da cui dipendono fondamentali diritti sociali e civili dei cittadini”.

 

Marina Moretti: