Pescara: tende e insegne, Confartigianato chiede chiarezza

La Confartigianato Pescara chiede al Comune di fare chiarezza sulle 800 comunicazioni inviate ai commercianti per la regolarizzazione delle occupazioni senza titolo.

Dopo l’allarme lanciano dalle altre associazioni, anche Confartigianato scende in campo e, in base a a quanto accaduto alla fine di agosto a Pescara, chiede al Comune di fare subito chiarezza sugli “invii massivi di comunicazioni ai commercianti che, nel pieno dell’estate, hanno ricevuto note intimidatorie – scrive l’associazione – in cui, a operatori che da decenni pagano regolarmente l’occupazione del suolo pubblico, si chiedeva di regolarizzare la propria posizione”.  Secondo Confartigianato la questione “rischia di diventare il colpo del KO definitivo al commercio Pescarese, già duramente provato.”

Circa 800, secondo l’associazione, le comunicazioni inviate ai commercianti pescaresi dal Dipartimento tecnico settore programmazione del territorio del Comune, aventi per oggetto “Ultimo avviso per regolarizzare occupazioni senza titolo”.

“Ben venga l’apertura mostrata dal Comune nel corso di incontri con le associazioni di categoria – dice Confartigianato – ma dalle parole bisogna passare ai fatti, procedendo, nero su bianco, ad una sanatoria per tutti i negozi che, con regolare permesso rilasciato anche decenni fa, sono ora accusati di avere tende ed insegne abusive”.

 

“Nel campo dell’occupazione del suolo pubblico – dice il responsabile Categorie di Confartigianato Pescara, Fabrizio Vianale – la situazione si fa sempre più caotica e critica. Tanti gli operatori associati che ci hanno contattato dopo aver ricevuto la comunicazione, chiedendoci chiarimenti. Giriamo tale richiesta di chiarimento al Comune, auspicando di essere convocati dall’amministrazione, per fare il punto della situazione, non solo sugli argomenti in questione, ma anche sugli altri temi e priorità del commercio pescarese, tra cui i parcheggi e, più in generale iniziative per il rilancio del centro, recependo i suggerimenti degli stessi negozianti”.

 

Antonella Micolitti: