Pescara-Sarajevo, riparte Bike4truce

Sta per partire l’edizione “invernale” del ciclotour da Pescara verso Sarajevo, inserito – come già quello di luglio – nel progetto Bike4truce della Fondazione Olos Onlus. Visita al museo Ars Aevi, candidato al Nobel per la Pace 2018.

La piccola carovana di ciclisti raggiungerà la città tra qualche giorno, dopo aver percorso le alture della Bosnia e dell’Erzegovina. Il viaggio di Luciana Di Sabatino, Ginello Cimini e Valerio Di Vincenzo ha lo scopo di rinsaldare la collaborazione con gli animatori del progetto “Ars Aevi Contemporary Art Museum” di Sarajevo, ideato da Enver Hadžiomerspahić sotto le bombe dell’assedio di 25 anni fa e oggi arricchito dalla collezione di opere donate da artisti e personaggi internazionali. Tra i tanti c’è anche Renzo Piano, che ha regalato all’iniziativa il progetto architettonico.

“Nello scorso mese di luglio – dice Valerio Di Vincenzo – abbiamo assistito in diretta alla notizia della deliberazione con la quale la municipalità di Sarajevo ha destinato un’area centrale per la realizzazione del Contemporary Art Museum Ars Aevi. L’Ambasciata d’Italia a Sarajevo ha sostenuto materialmente e moralmente l’iniziativa e, sinceramente, ci sentiamo orgogliosi di essere parte di questa visione che assegna all’arte il compito di veicolare un processo di convivenza pacifica. L’etica del pedalare che anima le nostre iniziative ha lo stesso orientamento, sia nelle attività sviluppate a livello locale che in ambito internazionale. Per esempio la punzonatura dei telai delle bici, recentemente promossa dalla Fondazione Olos Onlus ed effettuata in collaborazione con il Comune di Montesilvano e in accordo con quello di Pescara, ha dimostrato che il dialogo può essere più forte dei conflitti e che tutti vincono, quando prevale la volontà di collaborare. Ci onoriamo di essere al fianco di Sarajevo, città che vuole assurgere a simbolo della volontà manifestata dai popoli Europei che – nella loro diversità etnica, culturale e religiosa – intendano privilegiare la convivenza pacifica alle guerre artificiose. Conflitti spesso sostenuti dai partiti politici per meri calcoli elettorali o alimentati dall’influenza territoriale di potenze straniere concorrenti tra loro, principalmente per la vendita di armi. Ars Aevi-Bike4Truce SarajevoMajella è espressione di un legame tra territori e ideali coerenti tra loro. Di questi temi si occuperà anche un documentario per il quale stiamo sviluppando una collaborazione tra produttori e registi in Italia e in Bosnia ed Erzegovina. Sarà proprio questo l’oggetto delle comunicazioni che daremo al rientro dal viaggio, quando avremo maggiori elementi sulla possibilità di concretizzare questo ambizioso progetto e una più matura esperienza di quanto la bicicletta sia effettivamente strumento di tregua”.

 

Il museo Ars Aevi di Sarajevo è la casa degli artisti nata mentre nei territori della ex Jugoslavia infuriava la guerra. Recentemente, per dieci giorni, la mostra allestita alla Camera dei Deputati ne ha ripercorso le vicende attraverso nove opere rappresentative del processo di formazione della collezione museale. Alla collezione si è aggiunta anche l’installazione monumentale Luogo di raccoglimento multiconfessionale e laico, donata da Michelangelo Pistoletto alla città di Sarajevo. Primo artista ad aderire all’appello del 1992 con La Porta dello Specchio, in questo caso Pistoletto ha concepito un grande cubo di specchi e metallo scuro. Da qualunque punto le si osservi, le superfici riflettenti rimandano a una prospettiva infinita. Intorno al cubo si dispongono le sculture che simboleggiano Buddismo, Ebraismo, Cristianesimo, Islam e ateismo. L’opera rappresenta una sintesi dell’anima di Sarajevo, da sempre luogo d’incontro di popoli, culture e religioni. E’ proprio questa la finalità di Ars Aevi: proporsi come museo aperto agli artisti di tutto il mondo, senza bandiere né appartenenze, esattamente come l’ha immaginato il suo fondatore Enver Hadžiomerspahić la notte in cui le bombe distrussero il Museo dei Giochi Olimpici, dove stava preparando la Biennale di Arte Contemporanea. Oggi al progetto aderiscono i grandi nomi dell’arte internazionale: oltre a Pistoletto, anche Marina Abramovic, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Joseph Kosuth, Anish Kapoor, tanto per citarne alcuni. Nove collezioni, una per ogni ente partecipante, e 150 opere concepite con grande varietà di linguaggi, stili e approcci artistici. Un viaggio nella storia, ma anche il riflesso delle diverse componenti di Ars Aevi: il monocromo di Ettore Spalletti Così com’è accompagna gli autoritratti di Roman Opalka; l’atmosfera sospesa dell’Alba sullo Stromboli di Nan Goldin introduce la serie fotografica Circle and Square di Ilija Šoškić e una delle leggendarie bottiglie di olio d’oliva F.I.U – Difesa della Natura di Joseph Beuys. Ora la nuova sfida è reperire i fondi necessari alla costruzione di una casa definitiva per le opere, il direttore spera di riuscire a posare la prima pietra nel 2018, nel centenario della fine della Prima Guerra Mondiale e nell’anno in cui il progetto Ars Aevi correrà per il Premio Nobel per la Pace”.

“Quando non sapevamo nemmeno se il giorno dopo ci saremmo svegliati – ha raccontato Hadžiomerspahić – pensare di intraprendere un’impresa del genere sembrava una follia. Ma proprio in quel momento ho sentito che reagire era indispensabile. In questo percorso è stato cruciale il contributo dell’Italia, una grande madre per Ars Aevi. I centri per l’arte contemporanea Spazio Umano di Milano e Luigi Pecci di Prato sono stati i primi in assoluto ad aderire, seguiti di lì a poco dalle fondazioni Querini Stampalia e Bevilacqua la Masa di Venezia. Non smetteremo mai di ringraziare i direttori artistici di queste istituzioni, tra cui Enrico Comi, Bruno Cora, Chiara Bertola, che hanno scommesso coraggiosamente sul progetto fornendoci un contributo decisivo. E la Biennale ci ha offerto una prestigiosa platea a cui rivolgere il nostro appello. Le istituzioni politiche e diplomatiche italiane ci sono vicine con il loro supporto, e la mostra alla Camera dei Deputati ne è la prova. Un grande architetto come Renzo Piano ci ha regalato i progetti per la sede definitiva di Ars Aevi, ritenendo il museo espressione etica di una volontà collettiva internazionale. E già dal 2002 un ponte pedonale ideato e costruito dall’archistar italiana istituisce relazioni inedite tra il tessuto urbano e il luogo in cui sorgerà il nuovo museo”.

Nella foto: Ars Aevi Sarajevo. Luciana Di Sabatino, Enver Hadžiomerspahić e Ginello Cimini.

Marina Moretti: