Emilio Alessandrini: la P2 dietro l’omicidio del giudice?

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Terrorismo: da convegno ipotesi P2 dietro morte giudice Emilio Alessandrini. Magosso: “Diffuse voci false”. Il figlio e sindaco di Pescara, Marco: “Il dovere della memoria.”

Il magistrato Emilio Alessandrini è stato assassinato 40 anni fa a Milano dai terroristi di Prima Linea, ma chi li ha indotti a ucciderlo? E’ possibile che dietro l’omicidio ci sia stata la P2? E’ questa l’ipotesi che è stata tratteggiata in un incontro ieri nel capoluogo lombardo. Erano presenti, fra gli altri, Renzo Magosso, già inviato ed esperto di terrorismo, i presidenti dei cronisti lombardi Cesare Giuzzi e dell’Alg Paolo Perucchini, il giornalista Rai Piero Corsini e il figlio del giudice, Marco Alessandrini, sindaco di Pescara. E’ stato anche proiettato un filmato-inchiesta messo a disposizione dalla Rai e realizzato da “La storia siamo Noi”. Al centro del dibattito il ruolo della organizzazione P2 e la possibile “convergenza di interessi” dietro l’omicidio di Alessandrini.

In particolare – come ha spiegato Magosso – riguardo alla diffusione negli ultimi mesi prima dell’uccisione del giudice della circostanza secondo la quale sarebbe stato proprio Alessandrini il magistrato incaricato di coordinare tutte le inchieste milanesi sul terrorismo “rosso”. Una notizia non veritiera, ma diffusa in ambienti dell’allora Antiterrorismo, che potrebbe aver contribuito a mettere il giudice nel mirino del gruppo di Prima Linea che poi eseguì l’agguato tra viale Umbria e via Muratori il 29 gennaio 1979.

Secondo il giornalista la P2 avrebbe potuto avere un ruolo nella diffusione di questa voce: “Alessandrini prima di essere ucciso aveva iniziato ad indagare su Calvi e sul Banco Ambrosiano e sulla situazione finanziaria dell’allora Rizzoli che guidava il Corriere della sera che come abbiamo poi scoperto è stata un’operazione ideata e sostenuta dalla loggia P2”. A questo va aggiunto, prosegue Magosso, il ruolo della loggia in quegli anni all’interno “dell’Arma dei carabinieri”. Il figlio del giudice, oggi sindaco di Pescara, ha ricordato il dovere della memoria di quegli anni e la figura privata del magistrato ucciso proprio dopo aver accompagnato a scuola il figlio nella vicina via Pietro Colletta.