17enne arrestato a Perugia: voleva colpire il Liceo artistico di Pescara

Il 17enne arrestato questa mattina dai carabinieri del Ros avrebbe avuto intenzione di colpire il Liceo Artistico di Pescara

A pubblicare la notizia è l’Ansa che cita il contenuto dell’ordinanza di custodia cautelare in cui il gip evidenzia “l’espresso intento” del ragazzo di “compiere azioni analoghe” a quelle di Breivik e Tarrant, autori delle stragi di Utoya e Christchurch”, portando così a compimento l’attività autoaddestrativa a lungo coltivata”.

In un messaggio in chat su WhatsApp, quando aveva 15 anni, il giovane scrisse: “Io quando sarò in quinta replicherò la Columbine”. Sempre su WhatsApp il ragazzo ha anche scritto: “Magari un giorno faccio una sparatoria e poi mi ammazzo, però devo ancora decidere il posto dove fare la sparatoria prima di andarmene”.

Per il 17enne il gip del Tribunale dei minori di L’Aquila ha disposto il carcere. Il giovane è accusato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

Sembra che il 17enne frequentasse da poco, forse da quest’anno, una scuola superiore nel centro dell’Alto Tevere umbro. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, è anche il creatore di un gruppo Telegram in cui venivano condivisi manuali per costruire le armi, documenti di propaganda suprematista, antisemita e razzista, nonché saggi riconducibili all’ideologia neonazista. Sul suo telefonino, inoltre, sono stati rinvenuti video e filmati pedopornografici.

Il giovane era già stato perquisito nell’ambito di un’indagine condotta a Brescia nei confronti di persone sospettate di appartenere a gruppi virtuali di estrema destra con posizioni radicali neonaziste, suprematiste, xenofobe e antisemite.

Sono stati gli stessi inquirenti dell’attuale operazione a spiegare che l’indagine, avviata nell’ottobre scorso, è stata originata dalla precedente attività antiterrorismo (indagine “Imperium”) conclusa nel luglio 2025 dalla sezione anticrimine carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di quella città, nell’ambito della quale venne perquisito anche il minore pescarese coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.

In Lombardia un bresciano di 21 anni venne raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. Vennero disposte dal Pm 26 perquisizioni su tutto il territorio nazionale. In particolare l’indagine si era sviluppata attraverso il monitoraggio dei profili social Telegram e TikTok del ventunenne. Le investigazioni si erano quindi estese ad altri canali social, consentendo di identificare ulteriori 29 membri, molti dei quali di età compresa tra 18 e 25 anni (cinque dei
quali minorenni all’epoca dei fatti), residenti su tutto il territorio nazionale e sottoposti a indagine.

Secondo le indagini, il ragazzo pescarese arrestato oggi stava lavorando alla fabbricazioni di armi e di ordigni chimici. Seguiva un gruppo Telegram incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della razza ariana.

 

L’operazione del Ros si è svolta tra Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. I carabinieri hanno effettuato sette perquisizioni nei confronti di altrettanti minorenni nelle provincie di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Tutti gli indagati sono inseriti in un giro internazionale composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista, particolarmente affascinati dalla violenza.

I minorenni del Teramano indagati e sottoposti a perquisizione informatica e personale sono in totale quattro. L’inchiesta Hate si è concentrata sulla rete neonazista “Werwolf Division” condotta dalla procura per i minorenni dell’Aquila.

Il nucleo principale è stato individuato nel capoluogo: tre giovanissimi risiedono a Teramo, tra questi figura anche lo studente originario di Pescara. Il quarto indagato è stato invece rintracciato e perquisito a Sant’Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo. Per tutti l’accusa è di aver preso parte a un “ecosistema virtuale” dedito alla propaganda di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

Gli investigatori ora analizzeranno i dispositivi sequestrati (smartphone e pc) per verificare il grado di coinvolgimento dei ragazzi nei canali social che incitavano alla violenza e alla
glorificazione dei killer di massa.

Tra gli indagati anche un minorenne incensurato di Arezzo e uno del Bolognese.

Le indagini, coordinate dalla Procura dei minori dell’Aquila che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare, hanno accertato che il 17enne cercava manuali e informazioni per la fabbricazione di ordigni bellici e armi da fuoco. Tra il materiale sequestrato ci sono anche documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto in una chiara cornice di finalità terroristica. Il minorenne, inoltre, cercava informazioni anche sulla costruzione di armi in 3D e sulla preparazione del Tatp (perossido di acetone), sostanza nota per l’estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la “madre di Satana”.

Nel gruppo Telegram di cui faceva parte il 17enne pescarese, Werwolf Division, si celebravano anche gli autori delle stragi di massa, come Brenton Tarrant, per l’attentato alle moschee di Christchurch, e Anders Behring Breivik, responsabile degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya nel 2011.

Sul presunto obiettivo del giovane, il Liceo Artistico di Pescara, si registra una nota firmata da Fabiola Ortolano, della UIL Scuola Pescara:

«Esprimiamo profondo sollievo per il fatto che il presunto progetto di attentato che avrebbe potuto colpire il Liceo Artistico Misticoni Bellisario di Pescara sia stato individuato e fermato prima che potesse trasformarsi in una tragedia. La notizia ha comprensibilmente scosso l’intera comunità educante: studenti, docenti, personale scolastico e famiglie. A tutti loro desideriamo esprimere la nostra piena vicinanza e solidarietà in un momento che inevitabilmente genera preoccupazione e smarrimento.
La scuola deve rimanere un luogo sicuro, uno spazio di crescita, di libertà e di confronto. Proprio per questo è fondamentale che le istituzioni, il mondo dell’istruzione e la società nel suo complesso continuino a investire nella prevenzione, nell’ascolto dei giovani e nella costruzione di comunità educative attente ai segnali di disagio. Allo stesso tempo non possiamo ignorare come, sempre più spesso, alcuni contenuti che circolano nei social e negli spazi digitali contribuiscano ad alimentare modelli culturali distorti, linguaggi violenti e forme di emulazione estremamente pericolose. È necessario rafforzare l’educazione digitale e il senso critico dei più giovani, perché la rete non diventi terreno fertile per la diffusione di culture dell’odio, della violenza o della spettacolarizzazione del male.
In questa fase è importante affidarsi al lavoro delle autorità competenti, che stanno ricostruendo con precisione i fatti. Allo stesso tempo episodi come questo richiamano con forza l’esigenza di continuare a investire nella sicurezza e nella prevenzione, rafforzando la collaborazione tra istituzioni scolastiche e autorità di pubblica sicurezza, anche attraverso adeguati strumenti, risorse e presìdi a tutela delle comunità scolastiche. La risposta più forte a ogni forma di violenza resta però la scuola stessa: una comunità educativa capace di formare coscienze critiche, di insegnare il rispetto dell’altro e di offrire ai giovani strumenti culturali e umani per scegliere sempre la strada della convivenza civile. Perché la scuola deve essere e restare esattamente questo: il luogo sicuro in cui si costruisce il futuro, non quello in cui la paura può entrare. Sollecitiamo, pertanto, a costruire un percorso positivo di crescita all’interno di una comunità educante democratica e aperta a tutti i soggetti di riferimento».
Marina Moretti: