Il Ministero dell’Ambiente censura la Regione Abruzzo per la riduzione della Riserva naturale del Borsacchio da 1.148 a 24 ettari. WWF Abruzzo e Guide del Borsacchio denunciano i rischi ambientali e gli interventi edilizi già avviati
Il destino della Riserva naturale regionale del Borsacchio torna sotto i riflettori: il Ministero dell’Ambiente censura ancora una volta la Regione Abruzzo per la riduzione drastica dei confini protetti. Da 1.148 ettari originari a poco più di 24, un taglio che rischia di trasformare un tesoro naturale in un terreno esposto a speculazioni edilizie. Le associazioni ambientaliste non ci stanno e chiedono un intervento immediato per riportare la Riserva al suo perimetro originario e garantire tutela, legalità e gestione attiva.
Questa mattina l’Associazione Guide del Borsacchio e il WWF Abruzzo hanno organizzato a Pescara una conferenza stampa per fare il punto sulla situazione. Erano presenti Marco Borgatti, Presidente delle Guide del Borsacchio, Dante Caserta, Direttore Affari legali e istituzionali del WWF Italia, e Francesco Paolo Febbo, legale delle associazioni nel ricorso pendente davanti al TAR Abruzzo.
Hanno spiegato che «Il 30 gennaio scorso l’Ufficio legislativo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha inviato una lettera alla Presidenza del Consiglio dei ministri relativamente alla legge regionale abruzzese n. 35/2025 con la quale la maggioranza in consiglio regionale aveva confermato il taglio della riserva da 1148 a poco più di 24 ettari, semplicemente definendolo “provvisorio”.
La nota contiene il parere dell’Ufficio legale del Ministero sulla costituzionalità della legge regionale ed è stato espresso nello spirito di leale collaborazione istituzionale.Nel parere si pone in luce come la nuova norma regionale si pone in contrasto con: l’art. 117 della Costituzione relativamente alla riserva dello Stato sulla competenza legislativa esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; l’art. 118 della Costituzione relativamente al principio di sussidiarietà e al coinvolgimento degli enti locali nei procedimenti incidenti sull’assetto del territorio; la legge quadro nazionale sulle aree naturali protette (legge n. 394/1991, in particolare art. 22) relativamente al procedimento per l’istituzione e la modifica delle aree protette regionali.
Nel mirino del Ministero finisce quindi lo stesso impianto della legge. La Regione continua a ridisegnare i confini della Riserva, introducendo un “perimetro provvisorio” e modificando le norme di salvaguardia, senza attivare il procedimento partecipativo previsto dalla legge quadro nazionale sulle aree protette. Sul punto la giurisprudenza costituzionale, richiamata esplicitamente dal Ministero, è chiara: il mancato coinvolgimento degli enti locali costituisce un vizio procedurale che rende illegittima l’intera legge, come stabilito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 115 del 2023. Inoltre, la riperimetrazione è assimilabile all’istituzione di una nuova area protetta e deve seguire lo stesso iter partecipativo, come chiarito dalla sentenza n. 221 del 2022.
Il Ministero evidenzia poi anche che la Regione Abruzzo si era impegnata formalmente, con una nota del 20 marzo 2024, a non intervenire sui confini originari della Riserva prima della conclusione della procedura. Un impegno che invece la legge regionale n. 35/2025 disattende completamente. Oltretutto, il Ministero ribadisce che il vincolo paesaggistico introdotto successivamente dalla Regione è irrilevante rispetto al mancato rispetto della procedura, perché ciò che viene richiesto è il rispetto della legge e delle norme di salvaguardia, garantito dalla normativa sulle aree protette sull’intero perimetro originario. Per la Regione Abruzzo è l’ennesima bocciatura. Bocciatura ancora più grave se si tiene conto che tutte le criticità evidenziate dal Ministero confermano quanto denunciato da anni dal WWF Abruzzo e dalle Guide del Borsacchio che hanno avuto l’appoggio di oltre 600 associazioni e 32.000 cittadini che hanno sottoscritto una petizione.
Obiezioni che sono anche oggetto di un ricorso pendente davanti al TAR Abruzzo, presentato dall’avv. Francesco Paolo Febbo per le Guide del Borsacchio e del WWF Italia, che contiene anche una richiesta di rinvio alla Corte costituzionale. Le associazioni sono state costrette a ricorrere ancora una volta alla magistratura amministrativa di fronte ad un’azione della Regione Abruzzo che rischia di compromettere un ambiente meritevole di tutela e che invece è ora esposto a interventi speculativi.
La scelta della Regione di cancellare nei fatti la Riserva (ridotta di oltre il 98%) sta infatti producendo conseguenze concrete e potenzialmente gravissime. A seguito della riduzione dei confini della Riserva, sono stati avviati interventi edilizi su terreni che la legge regionale ha reso temporaneamente “aggredibili”. Tuttavia, in caso di declaratoria di incostituzionalità della legge, gli effetti saranno retroattivi per cui gli atti autorizzativi decadranno e le opere realizzate potranno essere considerate illegittime: si sta determinando così una situazione di caos generale che non si comprende a chi potrà giovare. Guide del Borsacchio e WWF Abruzzo hanno ribadito per l’ennesima volta che esiste una sola soluzione: approvare immediatamente il Piano di Assetto Naturalistico (PAN) della Riserva con il perimetro originario di 1.148 ettari, dotare la Riserva del Comitato di gestione e avviare così, finalmente, una gestione attiva di questa importante area naturale protetta.
Il PAN è già stato adottato dal Comune di Roseto degli Abruzzi con delibera del Consiglio Comunale e rappresenta uno strumento tecnico che consente tutte le attività agro-silvo-pastorali, come peraltro avviene nelle oltre 20 riserve regionali in Abruzzo. La sua approvazione consentirebbe di ristabilire certezza giuridica, tutela ambientale e sicurezza nella realizzazione di interventi all’interno dell’area protetta. Continuare a ignorarlo, dopo 21 anni, significa proseguire su una strada già censurata più volte e palesemente incostituzionale.
Ma la Regione, invece, di trovare una soluzione, continua a mettere in piedi commissioni consiliari affidate alla presidenza di uno dei consiglieri che a suo tempo produssero il famoso emendamento “ammazza-riserva”. È incredibile che il Presidente Marsilio si rifiuti di prendere in mano la questione e non l’affronti in maniera definitiva una volta per tutte. Guide del Borsacchio e WWF Abruzzo auspicano che il Presidente Marsilio, che è il presidente di tutti gli abruzzesi, voglia finalmente aprire un tavolo di confronto (cosa che su questo come su tanti altri temi ambientali, in 7 anni di presidenza, non ha mai voluto fare)».