Ragazzo morto a San Giovanni Teatino. Guarracini: “Cultura più diffusa del soccorso”

La morte di un 15enne durante un allenamento riapre il tema della prevenzione cardiologica nello sport. Il cardiologo Stefano Guarracini analizza le possibili cause e i limiti degli screening

Un tonfo improvviso, poi la corsa disperata dei soccorsi. Si è consumata così, in pochi istanti, la tragedia a San Giovanni Teatino che ha strappato alla vita Luigi Santarelli durante un allenamento di tennis, lasciando sgomenta un’intera comunità.

Il quindicenne di Francavilla al Mare si era chinato per raccogliere alcune palline quando si è accasciato a terra senza più riprendersi. Inutili i tentativi di rianimazione e il trasporto d’urgenza in ospedale. La Procura della Repubblica di Pescara ha aperto un’inchiesta, al momento contro ignoti, per chiarire ogni aspetto della vicenda: sotto esame anche il certificato medico sportivo e le modalità di utilizzo del defibrillatore.

Il cardiologo Stefano Guarracini, primario di Cardiologia della Casa di cura Pierangeli – Gruppo Synergo di Pescara, richiama l’attenzione su un fenomeno tanto raro quanto difficile da prevedere:  «Il problema della morte cardiaca improvvisa – spiega – è che non tutto, nonostante gli esami, è diagnosticabile. Esiste una quota di rischio che può sfuggire anche a controlli accurati».

Secondo lo specialista, alla base di questi eventi possono esserci patologie silenti, che non danno alcun segnale premonitore: «Ci sono malattie come la displasia aritmogena, le canalopatie o alcune anomalie congenite delle coronarie che non emergono con gli esami di routine. Per individuarle servono indagini più approfondite, come la Tac coronarica o la risonanza magnetica cardiaca».

Un aspetto che riaccende il dibattito sull’efficacia degli attuali controlli medico-sportivi. «Sono fondamentali per uno screening su larga scala – sottolinea Guarracini – ma non possono intercettare tutto. Per questo sarebbe utile integrare sempre anche l’ecocardiogramma, che offre informazioni aggiuntive rispetto al solo elettrocardiogramma sotto sforzo».

Nonostante ciò, l’Italia resta tra i Paesi più avanzati in materia di prevenzione sportiva: «I nostri protocolli sono già molto rigorosi rispetto ad altri contesti europei. È probabile che in futuro si possa fare ancora di più, ma già oggi il livello di attenzione è alto».

Accanto alla prevenzione, emerge con forza anche il tema della formazione: «È fondamentale che sempre più persone sappiano praticare la rianimazione cardiopolmonare e utilizzare il defibrillatore. Sono competenze semplici, ma decisive nei primi minuti».

In attesa degli esiti dell’autopsia, che chiariranno le cause precise del decesso, la tragedia riporta al centro il tema della sicurezza nello sport giovanile. Un dolore profondo che lascia spazio a una riflessione: continuare a investire in prevenzione, informazione e strumenti salvavita resta l’unica strada per ridurre, per quanto possibile, eventi così improvvisi e drammatici.