Pierluigi Biondi a “8 Interviste al tramonto” si dice pronto a guidare la Regione

Il sindaco di L’Aquila e presidente di Anci Abruzzo, Pierluigi Biondi, si racconta a “8 Interviste al tramonto”, in onda questa sera su Rete8, tra l’amicizia storica con Giorgia Meloni, il futuro politico e la gestione della città e una possibile candidatura alla presidenza della Regione

Dal lungo percorso nella destra giovanile fino alla disponibilità per la guida della Regione nel 2029. C’è molta politica, ma anche parecchio privato, nell’intervista a Pierluigi Biondi in onda questa sera alle 20.30, su Rete8, per il secondo appuntamento di “8 Interviste al tramonto” il format tv di Rete8 e del quotidiano il Centro. Il primo cittadino del capoluogo abruzzese e leader regionale dell’Anci si racconta a tutto campo dialogando con il giornalista de il Centro Pietro Lambertini, regia di Antonio D’Ottavio, tracciando una linea che unisce gli esordi adolescenziali alle ambizioni future, senza nascondere le sue aspirazioni per il dopo-Marco Marsilio alla guida della Regione Abruzzo.

«Farei tutto quello che mi venisse chiesto dalla mia comunità, dai territori e dalla mia parte politica», dichiara apertamente il cinquantunenne esponente di Fratelli d’Italia guardando alla scadenza elettorale del 2029. «A me piace fare politica, è la passione della mia vita. Dico di sì, lo farei, perché mi piace vivere l’Abruzzo e la mia terra. Di contro, però, non ne faccio una malattia: se si spegnesse l’interruttore avrei comunque la serenità di sapere che la cosa più bella mi è già capitata. Fare il sindaco della propria città è come giocare i mondiali con la fascia di capitano e vincerli».

Il legame con Giorgia Meloni e la gestione del potere
Un capitolo centrale del colloquio è dedicato al rapporto storico con la premier Giorgia Meloni, un’amicizia nata a Roma quando entrambi muovevano i primi passi nelle organizzazioni giovanili:

«Siamo quasi coetanei, abbiamo condiviso un percorso di comunità politica e di fratellanza. Oggi è un rapporto più maturo, ci scriviamo lo stretto necessario vista la mole delle sue responsabilità, ma lei si rivela sempre incredibile. Una volta mi ha risposto alle 2.20 di notte di un sabato. Ha un grande affetto per L’Aquila ed è capace di grandi allegrie e di un’ironia tagliente».

Biondi respinge però l’idea di essere considerato all’interno del centrodestra come un semplice tramite per arrivare a Palazzo Chigi, rivendicando quarant’anni di militanza sul territorio:

«Ho fatto il mio primo volantinaggio a dieci anni e mezzo nel 1985, poi a 13 anni sono entrato nel Fronte della Gioventù. Credo che questa esperienza, di cui vent’anni da sindaco, mi abbia fatto guadagnare la reputazione di una persona che cerca di esercitare il ruolo con onestà intellettuale e concretezza».

Un peso politico che, ricorda Biondi, si è rivelato decisivo nel 2022, quando le richieste economiche per il bilancio dell’Aquila vennero interamente accolte dal neonato esecutivo Meloni.

Ritmi ossessivi e il “no” al terzo mandato
L’intervista scava anche nelle abitudini quotidiane di un amministratore locale, descritto da Biondi come un ruolo totalizzante:

«Chi fa questo lavoro non smette mai di essere sindaco. Io mi sveglio tra le 5.30 e le 6.00, leggo i giornali, preparo la colazione con mia moglie e poi inizia il tran tran. Sono uno che non si accontenta mai, bulimico nelle cose da fare, con una personalità tumultuosa: voglio che tutto sia realizzato subito».

Ritmi che spesso si riflettono in messaggi inviati a giunta e dirigenti all’una di notte e in sogni d’ansia legati alle cose da portare a termine.

Nonostante l’attaccamento alla carica, Biondi si dice nettamente contrario, in linea di principio, all’ipotesi di un terzo mandato per i primi cittadini:

«Penso che due mandati siano il tempo giusto per lavorare e raccogliere i frutti. Se hai la prospettiva di poter restare sempre, finisce che le cose le rimandi e vai con un passo più lento. Piuttosto, bisognerebbe eliminare le troppe incompatibilità che oggi precludono a un sindaco di misurarsi con scenari più importanti, come accade ad esempio in Francia».

Il modello L’Aquila e il futuro della città
In chiusura, il Sindaco rivendica con orgoglio il percorso compiuto dal capoluogo a 17 anni dal drammatico terremoto del 2009:

«Oggi L’Aquila è una città viva, che si è guadagnata sul campo tutto quello che ha ottenuto. A chi dice “con tutti i soldi che avete avuto”, rispondo chiedendo se vogliono fare a cambio con sette mesi passati in tenda o con dieci anni passati in una casa non propria. I soldi sono solo una parte accessoria: la rinascita l’abbiamo costruita con battaglie, grandi idee e strategie. Vorrei che L’Aquila fosse ricordata per come si è saputa ripensare».

Gigliola Edmondo: