Dopo la condanna in primo grado dell’assessore all’Urbanistica per il crac “Anno Zero” e l’assoluzione del consigliere Seccia, il primo cittadino Carlo Masci detta la linea per il futuro del Palazzo di Città: «Massimo equilibrio e nessuna condanna mediatica anticipata. Aspettiamo l’appello, la giunta va avanti»
La sentenza di primo grado emessa dal giudice per le udienze preliminari, Mariacarla Sacco, sul crac della società “Anno Zero Service” apre inevitabilmente una riflessione sul futuro politico e amministrativo del Comune di Pescara. La condanna a un anno e sei mesi (pena sospesa) inflitta all’attuale assessore all’Urbanistica, Claudio Croce, e la contemporanea assoluzione del consigliere, già assessore alle finanze, Eugenio Seccia (entrambi di Forza Italia) rappresentano uno spartiacque. Tuttavia, le voci di un imminente rimpasto o di scossoni nella giunta di centrodestra vengono azzerate dalla presa di posizione netta del sindaco Carlo Masci che blinda la squadra e traccia la linea della fermezza istituzionale per i prossimi mesi.
L’assetto del Comune, dunque, non cambierà nell’immediato. Il primo cittadino che in questi giorni si trova all’estero ha voluto commentare a tutto campo l’esito del giudizio abbreviato, dettando un’agenda improntata alla cautela, alla continuità amministrativa e al rigido rispetto delle garanzie costituzionali.
«Ho appreso con grande piacere dell’assoluzione di Eugenio Seccia, che già nel giudizio di primo grado è riuscito a dimostrare la propria totale estraneità ai fatti contestati e la sua assoluta innocenza», ha dichiarato il sindaco Carlo Masci. «Non avevo alcun dubbio su questo, conoscendo la persona e il professionista che è. Seccia ha sempre agito nel rispetto della legge e non poteva che essere assolto».
Di tenore opposto, ma ugualmente ferma nella difesa dell’uomo e del collega di partito, la riflessione del Sindaco sul verdetto che ha colpito l’assessore all’Urbanistica, confermando che l’attività del Comune non subirà battute d’arresto:
«Sono molto amareggiato, invece per Claudio Croce, che considero una persona seria, corretta, onesta e personalmente incapace di commettere qualsiasi reato. Lui non è riuscito, in prime cure, a far emergere pienamente le ragioni del proprio operato, che non attiene alla sua attività amministrativa all’interno nel Comune di Pescara ma alla sua attività professionale. Ho fiducia che nel processo di appello Croce riuscirà a dimostrare la sua innocenza».
Ed è proprio sul futuro e sui successivi gradi di giudizio che Masci impernia la tenuta della sua maggioranza a Palazzo di Città, respingendo l’idea di passi indietro forzati prima del tempo:
«La storia giudiziaria del nostro Paese, infatti, ci insegna che bisogna andarci molto cauti nell’esprimere giudizi sulle sentenze non definitive, che possono essere sempre riformate nei vari gradi di giudizio. È già successo, invero, che chi ha espresso giudizi affrettati prima della conclusione dell’intero iter processuale sia stato poi clamorosamente smentito».
Per il Comune di Pescara, dunque, la parola d’ordine resta “continuità”. L’attività amministrativa legata alle importanti deleghe dell’Urbanistica andrà avanti senza scossoni, in attesa del ricorso già annunciato dalla difesa di Croce. Il Sindaco ha infatti ribadito la centralità dello Stato di diritto come bussola per l’azione di governo nei prossimi mesi:
«Un processo è, per sua natura, un percorso che si sviluppa attraverso i diversi gradi di giudizio previsti dal nostro ordinamento a garanzia dell’imputato. Soltanto una sentenza definitiva può dare certezza a quel percorso. Fino a quel momento è doveroso mantenere equilibrio, rispetto per il lavoro della magistratura e, soprattutto, piena fiducia nei principi dello Stato di diritto».
Nessuna crisi all’orizzonte, quindi. Masci conclude blindando il futuro politico della città e respingendo i processi sommari:
«Le valutazioni definitive possono essere fatte esclusivamente alla conclusione del procedimento. Prima di allora ritengo giusto evitare processi (e condanne) mediatici anticipati, nel rispetto della presunzione di innocenza e delle garanzie che la nostra Costituzione riconosce a ogni cittadino».